Nonna ninja a parte, credetemi, mi rendo conto di essere idiota e di scrivere cazzate. Ma c'è un motivo per cui lo faccio. Imparare a scrivere è la mia aspirazione, e questa è la mia palestra. Alcuni di voi lo sapevano già, e mi chiamano scemo; altri non lo sapevano, ma mi chiamavano scemo lo stesso, ché un motivo si trova sempre. Ecco, ora ne avete uno in più. Fatto sta che nella vita, credo, ognuno ha la propria aspirazione - o quantomeno, dovrebbe averne una - e la propria "strada giusta" da seguire. Non sempre, però, ci si rende conto in tempo di quale sia la nostra. Spesso siamo costretti dalla necessità, dalla società, o dalla mamma, a prendere strade che non ci si addicono. E finiamo senza neanche accorgercene a vivere la vita sbagliata, quella che altri vedevano giusta per noi. Non è una bella sensazione. E' come indossare un maglione che non ci piace, nel quale ci vediamo grassi e sformati, solo perché ce l'ha regalato la zia e la mamma ci dice che stiamo bene. Ce ne andiamo in giro specchiandoci nelle vetrine, aggiustando la postura, muovendoci di continuo - mi gratto il collo, cerco il portafogli, mi rigratto il collo, incrocio le braccia, mi soffio il naso, toh, dei pelucchi sui jeans, mi rigratto il collo - tutto perché la gente, guardandoci, veda solo un corpo in movimento, indefinito. Perché, pur guardandoci, non ci veda. Ma come quel maglione sformato, a volte, quella vita scomoda ci sembra l'unica che abbiamo a disposizione. E cambiare vita di punto in bianco, indossare magari qualcosa di diverso (quella giacca che ci è sempre piaciuta ma non indossiamo mai, perché ci pare troppo, perché non è da noi) no, è troppo dura, sarebbe una rivoluzione troppo difficile da compiere. Così continuiamo per la nostra strada, con la nostra vita scomoda, col nostro maglione sbagliato, come se niente fosse. Finché un giorno non ce la facciamo più, scoppiamo, ci viene la nausea solo a vederlo quel maglione della zia, e allora corriamo all'armadio, lo ribaltiamo sottosopra, in cerca di quella giacca, decisi più che mai ad indossarla e a buttare il maglione nel camino. Cerchiamo la giacca, come dei pazzi, dov'è, dov'è?! Ah, eccola là sul fondo! Puzza un po' di chiuso, ma poco importa. In bagno allora, di corsa, davanti allo specchio, la indossiamo, finalmente! Ma... che succede? Non è possibile, i bottoni... aspetta, se mi piego un po'... ma le maniche... no, son corte!... è troppo piccola, non mi sta più!...
...Eccoci qui. Siamo cresciuti, invecchiati nel nostro odiato maglione, ed ora per quella giacca è troppo tardi. La rimettiamo nell'armadio, (ci dispiace buttarla via, è un po' il simbolo di come vorremmo vestirci) e reindossiamo il nostro vecchio, noioso maglione. E così, dopo una vita passata a compiacere gli altri, i sogni di quand'eravamo ragazzi non ci stanno più.
(A pochi viene in mente, a questo punto, che va beh, costerà qualcosa, ma una giacca nuova la si trova sempre e comunque. Basta cercarla.)
Per conto mio, di maglioni sformati non ne voglio. Mi chiamano sognatore, mi sfottono, dicono: Metti i piedi per terra! A questi rispondo: I piedi per terra tienili tu, che io c'ho l'animo leggero. D'altronde, ci vorrà ben qualcuno che continui a sognare.
1 commento:
Aiuto un altro caso di metaforite acuta!!!Tesoro, bisogna che inizi a prendere una qualche pillola anti-retorica, che ne so, qualcosa che ti distolga dall'irrefrenabile bisogno di fare paragoni assurdi.
In fin dei conti tu sei una metafora vivente, nel senso che dici una cosa piccola e semplice che però si può applicare a molti ambiti della vita. Sarà forse che io nelle tue metafore ci vedo dentro quello che voglio. Forse è che vedo solo quello che voglio e basta.
Questa della giacca mi è piaciuta. Dovrei inziare a collezionare i tuoi paragoni strampalati e pubblicarci un libro a tua insaputa.
Sarà il tuo regalo per il prossimo compleanno, quindi dacci dentro!!!
Ah, a proposito: AUGURI!!!
un bacio
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