– Andiamo via, non mi piace qui.
– Perché?
– Non so, ho un senso di… non so. Troppo spazio, troppo… non so. Mi sa che ho l’horror falqui.
– Scema. Si dice horror evacui. Falqui è una caramella.
– Ah. È buona almeno?
– Bah. A me non piace.
– Disgustibus nordest disputandum.
– Di nuovo col latino. Ma chi te l’ha insegnato?
– Ma sì, per sentito dire.
– Figurati. Comunque si dice disgustibus modestis mutandum.
– Ah. Che ignorante! Te si che ci sai fare.
– Eh. Ho studiato, io.
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martedì 16 settembre 2008
venerdì 15 agosto 2008
discussione letteraria
- L’hai letto Il nome della Rosa di Eco?
- Mm. È mica quello con Sean Connery?
- Beh, sì.
- No, aspetta. Forse mi confondo con Entrapment. Com'era la storia? C'è mica lui che
è immortale?
- Quello è Highlander.
- Ah. Allora no. E' bello?
- Molto.
- C'è anche Catherine Z. Jones?
- Ma no, è un libro...
- No dico, nel film originale.
- Ma non è il film che... è il libro... cioè...
- Cosa?
- ... Niente. No, non c'è Catherine Z. Jones.
- Peccato. E' una gnocca.
- Già.
jk
- Mm. È mica quello con Sean Connery?
- Beh, sì.
- No, aspetta. Forse mi confondo con Entrapment. Com'era la storia? C'è mica lui che
è immortale?
- Quello è Highlander.
- Ah. Allora no. E' bello?
- Molto.
- C'è anche Catherine Z. Jones?
- Ma no, è un libro...
- No dico, nel film originale.
- Ma non è il film che... è il libro... cioè...
- Cosa?
- ... Niente. No, non c'è Catherine Z. Jones.
- Peccato. E' una gnocca.
- Già.
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domenica 1 luglio 2007
In questo locale e' severamente vietato fotocopiare
Ho fotocopiato un libro.
Lo so che non si può, ma se il libro è fuori commercio e in giro non si trova che ci posso fare? Non mi piace fare fotocopie, non pensate. Tanto più che sono ambientalista, e tra carta e fumi del toner ho tolto forse dieci anni di vita al pianeta. E poi le fotocopie sono orribili: una volta che ci hai studiato finiscono in un cassetto, o usate come brutta, o magari gettate nella carta straccia. Ho visto gente buttare delle fotocopie appena finito l’esame, direttamente nel cestino fuori dall'aula, quasi a volersi liberare subito di tutto quel sapere che, una volta che si ha il voto sul libretto, occupa solo spazio nella testa. (Non guardatemi storto, lo sapete benissimo che c’è chi la pensa così.)
Odio le fotocopie, insomma. Un libro invece… ah, che bello! Lo metti lì sullo scaffale, accanto agli altri, e fa sempre la sua bella figura. Se sei una persona ordinata tieni uno scaffale solo per i libri degli esami fatti, raggruppati per materia. Se sei feticista, poi, li puoi anche ordinare in base alla data dell'esame. E quando per caso riapri un libro sul quale hai studiato anni prima, ecco che ritrovi le sottolineature, le note scritte a bordo pagina, magari un ciao figo che la tua amica ti ha scritto quella volta in aula studio, e torni per un attimo indietro nel tempo. Ripensi a tutto quello che hai passato, a quello che è cambiato, e ti accorgi di essere cresciuto, ti accorgi che in fin dei conti anche l’esame più stupido ti ha lasciato qualcosa. Ci rifletti un istante, e d’improvviso ti torna la voglia di studiare: prepari subito i libri per il prossimo appello, ti organizzi, pianifichi lo studio, ti ci metti sotto d’impegno pensando che non è solo questione di passare un esame, no, è questione di imparare qualcosa che poi ti rimanga per sempre, fosse solo un terzo di tutto quello che studierai, ma alla fine avrai imparato qualcosa, perdio. Si, studiare, ecco, che voglia di studiare!...
...Inevitabilmente, dopo due giorni la voglia di studiare ti è passata, torni in silenzio al tuo normale stato catatonico. È un po' come l’effetto di un caffè, dura poco, e bisogna approfittare di quel lasso di tempo in cui sei sotto caffeina per fare il più possibile. Ma è anche vero il contrario: più studi, più capisci, più ti piace, più sei stimolato. Funziona così per me, per voi non lo so...
Detto questo, scusate se vi saluto di fretta, ma prima che l'effetto passi vado a studiare qualcosina.
p.s. Lo so che scrivo poco, scusate. Il brutto di avere un blog è che se vuoi tenerti stretto il lettore devi scrivere un post almeno una volta la settimana, e per questo a volte finisci per scrivere giusto per far presenza, un po' come se dovessi timbrare il cartellino. Ma scrivere non è come lavorare al tornio. Qualità e quantità sono difficili da combinare, e a volte bisogna puntare solo su una delle due, bisogna fare delle scelte. Io la mia scelta l'ho fatta, spero la apprezziate. Preferisco scrivere poco e cercare di farlo bene. Poi ditemi, dai, se doveste scegliere tra riso in bianco mal salato tutti i giorni e un piatto di delizioso risotto ai funghi una volta la settimana, cosa scegliereste?
(Mi sono appena paragonato a un delizioso risotto ai funghi? Finirò nel girone dei superbi per questo? E sia, purché mi tengano il posto tra i golosi almeno due giorni a settimana: ho gente che mi aspetta per colazione.)
Lo so che non si può, ma se il libro è fuori commercio e in giro non si trova che ci posso fare? Non mi piace fare fotocopie, non pensate. Tanto più che sono ambientalista, e tra carta e fumi del toner ho tolto forse dieci anni di vita al pianeta. E poi le fotocopie sono orribili: una volta che ci hai studiato finiscono in un cassetto, o usate come brutta, o magari gettate nella carta straccia. Ho visto gente buttare delle fotocopie appena finito l’esame, direttamente nel cestino fuori dall'aula, quasi a volersi liberare subito di tutto quel sapere che, una volta che si ha il voto sul libretto, occupa solo spazio nella testa. (Non guardatemi storto, lo sapete benissimo che c’è chi la pensa così.)
Odio le fotocopie, insomma. Un libro invece… ah, che bello! Lo metti lì sullo scaffale, accanto agli altri, e fa sempre la sua bella figura. Se sei una persona ordinata tieni uno scaffale solo per i libri degli esami fatti, raggruppati per materia. Se sei feticista, poi, li puoi anche ordinare in base alla data dell'esame. E quando per caso riapri un libro sul quale hai studiato anni prima, ecco che ritrovi le sottolineature, le note scritte a bordo pagina, magari un ciao figo che la tua amica ti ha scritto quella volta in aula studio, e torni per un attimo indietro nel tempo. Ripensi a tutto quello che hai passato, a quello che è cambiato, e ti accorgi di essere cresciuto, ti accorgi che in fin dei conti anche l’esame più stupido ti ha lasciato qualcosa. Ci rifletti un istante, e d’improvviso ti torna la voglia di studiare: prepari subito i libri per il prossimo appello, ti organizzi, pianifichi lo studio, ti ci metti sotto d’impegno pensando che non è solo questione di passare un esame, no, è questione di imparare qualcosa che poi ti rimanga per sempre, fosse solo un terzo di tutto quello che studierai, ma alla fine avrai imparato qualcosa, perdio. Si, studiare, ecco, che voglia di studiare!...
...Inevitabilmente, dopo due giorni la voglia di studiare ti è passata, torni in silenzio al tuo normale stato catatonico. È un po' come l’effetto di un caffè, dura poco, e bisogna approfittare di quel lasso di tempo in cui sei sotto caffeina per fare il più possibile. Ma è anche vero il contrario: più studi, più capisci, più ti piace, più sei stimolato. Funziona così per me, per voi non lo so...
Detto questo, scusate se vi saluto di fretta, ma prima che l'effetto passi vado a studiare qualcosina.
p.s. Lo so che scrivo poco, scusate. Il brutto di avere un blog è che se vuoi tenerti stretto il lettore devi scrivere un post almeno una volta la settimana, e per questo a volte finisci per scrivere giusto per far presenza, un po' come se dovessi timbrare il cartellino. Ma scrivere non è come lavorare al tornio. Qualità e quantità sono difficili da combinare, e a volte bisogna puntare solo su una delle due, bisogna fare delle scelte. Io la mia scelta l'ho fatta, spero la apprezziate. Preferisco scrivere poco e cercare di farlo bene. Poi ditemi, dai, se doveste scegliere tra riso in bianco mal salato tutti i giorni e un piatto di delizioso risotto ai funghi una volta la settimana, cosa scegliereste?
(Mi sono appena paragonato a un delizioso risotto ai funghi? Finirò nel girone dei superbi per questo? E sia, purché mi tengano il posto tra i golosi almeno due giorni a settimana: ho gente che mi aspetta per colazione.)
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lunedì 11 giugno 2007
Sui giornali per uomini
Poco tempo fa mi è arrivato per posta un mensile per uomini, uno di quelli in cui si danno consigli sul vestire, sul mangiare, sul dormire, sul pisciare, consigli sul lavoro, su come cambiare per sempre il tuo stile di vita (perché mettitelo in testa, la tua vita è uno schifo, e loro sanno come rimediare), su come farsi un paio di bicipiti da urlo in due settimane, ma soprattutto validissimi consigli sulle donne: come conquistarla in dieci mosse, come farle avere un orgasmo in dodici secondi, come sbarazzarti del suo ex facendolo sembrare un incidente, come convincerla a farlo nei bagni del ristorante, dove toccarla per farla gridare... (Pestale un piede, mi viene da dire. O ficcale un dito in un occhio, o magari tirale i capelli...)
Ogni tanto mi arriva una copia omaggio di questo giornale, con le indicazioni per abbonarmi avendo uno sensazionale sconto del 20%. E ogni volta che mi arriva mi chiedo: ma se me lo mandi a casa gratis che cosa mi abbono a fare? A parte il fatto che la posta la ritira mia nonna, e ogni volta mi chiedo cosa possa pensare di suo nipote leggendo in copertina titoli come "SESSO: TIRA FUORI IL MEGLIO DI TE" o "STANOTTE SI SENTIRA' UNA VERA DONNA" accanto a un figone a torso nudo. Perché sia chiaro, in copertina c'è sempre un figone a torso nudo: spesso sta facendo bricolage, a volte corre in spiaggia, accompagnato da un golden retriever; più raramente, ma capita, sta facendo bricolage su una spiagga, con il golden retriever che siede di fianco e lo osserva. Mai, in nessun caso, versa una goccia di sudore, né mostra il minimo segno di fatica. Ed è forse questo che più attira l'uomo medio, a cui in genere basta dover prendere un libro su una mensola troppo alta per avere il fiatone e il collo bagnato: l'idea di diventare insudabile e infaticabile.
Ogni tanto mi arriva una copia omaggio di questo giornale, con le indicazioni per abbonarmi avendo uno sensazionale sconto del 20%. E ogni volta che mi arriva mi chiedo: ma se me lo mandi a casa gratis che cosa mi abbono a fare? A parte il fatto che la posta la ritira mia nonna, e ogni volta mi chiedo cosa possa pensare di suo nipote leggendo in copertina titoli come "SESSO: TIRA FUORI IL MEGLIO DI TE" o "STANOTTE SI SENTIRA' UNA VERA DONNA" accanto a un figone a torso nudo. Perché sia chiaro, in copertina c'è sempre un figone a torso nudo: spesso sta facendo bricolage, a volte corre in spiaggia, accompagnato da un golden retriever; più raramente, ma capita, sta facendo bricolage su una spiagga, con il golden retriever che siede di fianco e lo osserva. Mai, in nessun caso, versa una goccia di sudore, né mostra il minimo segno di fatica. Ed è forse questo che più attira l'uomo medio, a cui in genere basta dover prendere un libro su una mensola troppo alta per avere il fiatone e il collo bagnato: l'idea di diventare insudabile e infaticabile.
Comunque non lo nego, a tale mensile sono stato abbonato per un anno intero, ai tempi delle superiori. Ho persino scritto il mio tema di maturità come "articolo destinato a un giornale per uomini". Ogni tanto rileggo ancora i vecchi numeri, così per passare il tempo tra un libro di letteratura e l’altro. E’ divertente, c’è poco da farci. Gli articoli sono scritti bene, sono simpatici, pieni di battutine maschiliste e allusioni sessuali, insomma non nascondo che mi piacerebbe proprio scrivere per uno di questi giornali. Sarebbe una soddisfazione vedere un servizio firmato Roberto Benvenuti, o anche solo r.b....
Ma forse sarebbe meglio che iniziassi da uno di quei piccoli giornali locali, di quelli che trattano ad ogni uscita delle stesse tre questioni, degli stessi tre problemi che nessuno risolve mai. Potrei tenere una rubrica dal titolo “Osservazioni di uno qualunque”, in omaggio a Guareschi, che di tali cose era un maestro, e scrivere di tutto e di niente, un po’ come faccio qui. Si, forse uno di quei giornalini di paese sarebbe la cosa ideale, giusto per farsi un’esperienza… già...
Se qualcuno di voi ha le mani in pasta in qualche giornale e può raccomandarmi, alzi la mano.
Ma forse sarebbe meglio che iniziassi da uno di quei piccoli giornali locali, di quelli che trattano ad ogni uscita delle stesse tre questioni, degli stessi tre problemi che nessuno risolve mai. Potrei tenere una rubrica dal titolo “Osservazioni di uno qualunque”, in omaggio a Guareschi, che di tali cose era un maestro, e scrivere di tutto e di niente, un po’ come faccio qui. Si, forse uno di quei giornalini di paese sarebbe la cosa ideale, giusto per farsi un’esperienza… già...
Se qualcuno di voi ha le mani in pasta in qualche giornale e può raccomandarmi, alzi la mano.
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domenica 13 maggio 2007
I GIARDINI ZEN, ovvero: Dialogo allitterativo
A pranzo si parlava di una conoscente bella robusta. Secondo M sta diventando sempre più grossa, ma P non è d'accordo:
- Sei tu che vedi tutto che si ingrossa... Te sei come nella filosofia giapponese, che ci sono i vecchi che vuotano l'acqua sulle rocce perché pensano che così crescono. Com'è che si chiamano quei posti là... giardini... giardini Zeus.
- Macché Zeus! Zen...
- Eh?
- Giardini Zen, non Zeus.
- Ah. Sen.
- Non Sen. Zen.
- Zen, si, Zen.
- Zen, si.
- Zen. Giardini Zen.
- Sei tu che vedi tutto che si ingrossa... Te sei come nella filosofia giapponese, che ci sono i vecchi che vuotano l'acqua sulle rocce perché pensano che così crescono. Com'è che si chiamano quei posti là... giardini... giardini Zeus.
- Macché Zeus! Zen...
- Eh?
- Giardini Zen, non Zeus.
- Ah. Sen.
- Non Sen. Zen.
- Zen, si, Zen.
- Zen, si.
- Zen. Giardini Zen.
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