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giovedì 19 luglio 2007

E alla fine arriva Blund

Non scrivo da secoli. Ho persino disimparato a battere i tasti, ho dimenticato la password per accedere al blog. Gli accessi al blog, tra l’altro, sono giustamente in caduta libera. Me cattivo, me cattivo. Ma non temete, risorgerò dalle ceneri come l’Arabo Felice. No, com’era, l’Araba Fenice, ecco, si.
Comunque. ecco un paio di notiziole per nulla interessanti accadute negli ultimi giorni.



Si chiama Blund e diventerà presto il protagonista di una serie di racconti per idioti. E' piccolo e marrone e ha l’aria sbattuta di un orsacchiotto anni ’60. È come un piccolo Winnie the Pooh, ma senza maglietta, più povero e meno gay. È anche più magro, e non ha quella vocina antipatica. Insomma, con Winnie the Pooh non c’entra niente. Lo vedete nella foto qui sotto (che però non rende giustizia: dal vivo sembra molto più sfigato). L'ho comprato ieri all'IKEA. Ovviamente, essendo un prodotto IKEA, per tenere i prezzi bassi me l’hanno venduto a pezzi in una scatola, e me lo sono dovuto cucire da solo… Scherzi a parte, è stupendo. Non sono un amante dei peluche, ma questo è la fine del mondo. Non so, è stata forse quella sua aria da disagiato, da orfanello con la pancia vuota a farmi tenerezza quando l’ho visto nel cassone, uno in mezzo ad altri suoi simili. Ho pensato: questo potrebbe essere l’orsacchiotto che aveva mio nonno da piccolo. Il prezzo, poi, contribuiva a dargli quell’aria da straccione malandato che mi piace tanto: un euro e novantanove, poco più di una fetta di torta di mele al bar dell’IKEA in fondo al reparto.
Anche quella, poi, mi ha fatto tenerezza, là nella vetrinetta dei dolci, una in mezzo ad altre sue simili, pareva mi aspettasse da sempre. Vedendola ho pensato: questa potrebbe essere la fetta di torta che mio nonno ha avanzato nel ’74. Ho preso anche quella e via. Ovviamente, essendo un prodotto IKEA, per tenere i prezzi bassi me l’hanno venduta ancora da preparare…

Bollettino Universitario
Un'aula senza climatizzatore, una sporca e sudata dozzina di studenti, due ex spie sovietiche: martedì ho tentato per la prima volta lo scritto di russo dell'ultimo anno. Tre ore e mezza di sofferenza in un’auletta surriscaldata dalla tensione, dal sole e dal fiato tabaccoso della mia prof sovietica. È stato un massacro. Dopo solo due ore, cinque di noi erano svenuti; una delle due prof (quella non tabagista) ha iniziato, allo scoccare della terza ora, ad avere allucinazioni mistiche in stile fantozziano: diceva di vedere un enorme gelatone Prezzemolo avvicinarsi e parlarle in modo suadente chiedendole se le andava di mordere il suo biscotto. L’altra prof, quella tabagista, ha abbandonato la sua marca di sigarette preferita (credo fumi le MS ultraheavily strong con filtro absolutely-no-oxygen edizione speciale superfast lungs destroyer…) e ha iniziato a fumarsi dei pacchetti di Air Action Vigorsol, sperando in un effetto rinfrescante. Un massacro, insomma. Al termine dell’esame, undici ricoverati e un compagno di studi perito. Un altro compagno invece pare sia ragioniere, e a dire la verità non so quale sia peggio. Va beh. Fatto sta che dopo tre ore e mezza il mio sedere era ormai entrato in simbiosi con la seggiola, e per alzarmi e consegnare il compito ho dovuto rinunciare al primo strato di pelle, che mannaggia, iniziava quasi a sembrare abbronzato. Ma che volete, sono sacrifici che vanno fatti. Poi dicono che rispetto al mondo del lavoro la vita dello studente è tutta rose e fiori.
Mah, forse per gli studenti di Agraria.

Basta così per oggi, ho un paio di cose da fare entro stasera.
Un saluto e buon fine settimana.
rb

domenica 1 luglio 2007

In questo locale e' severamente vietato fotocopiare

Ho fotocopiato un libro.
Lo so che non si può, ma se il libro è fuori commercio e in giro non si trova che ci posso fare? Non mi piace fare fotocopie, non pensate. Tanto più che sono ambientalista, e tra carta e fumi del toner ho tolto forse dieci anni di vita al pianeta. E poi le fotocopie sono orribili: una volta che ci hai studiato finiscono in un cassetto, o usate come brutta, o magari gettate nella carta straccia. Ho visto gente buttare delle fotocopie appena finito l’esame, direttamente nel cestino fuori dall'aula, quasi a volersi liberare subito di tutto quel sapere che, una volta che si ha il voto sul libretto, occupa solo spazio nella testa. (Non guardatemi storto, lo sapete benissimo che c’è chi la pensa così.)

Odio le fotocopie, insomma. Un libro invece… ah, che bello! Lo metti lì sullo scaffale, accanto agli altri, e fa sempre la sua bella figura. Se sei una persona ordinata tieni uno scaffale solo per i libri degli esami fatti, raggruppati per materia. Se sei feticista, poi, li puoi anche ordinare in base alla data dell'esame. E quando per caso riapri un libro sul quale hai studiato anni prima, ecco che ritrovi le sottolineature, le note scritte a bordo pagina, magari un ciao figo che la tua amica ti ha scritto quella volta in aula studio, e torni per un attimo indietro nel tempo. Ripensi a tutto quello che hai passato, a quello che è cambiato, e ti accorgi di essere cresciuto, ti accorgi che in fin dei conti anche l’esame più stupido ti ha lasciato qualcosa. Ci rifletti un istante, e d’improvviso ti torna la voglia di studiare: prepari subito i libri per il prossimo appello, ti organizzi, pianifichi lo studio, ti ci metti sotto d’impegno pensando che non è solo questione di passare un esame, no, è questione di imparare qualcosa che poi ti rimanga per sempre, fosse solo un terzo di tutto quello che studierai, ma alla fine avrai imparato qualcosa, perdio. Si, studiare, ecco, che voglia di studiare!...
...Inevitabilmente, dopo due giorni la voglia di studiare ti è passata, torni in silenzio al tuo normale stato catatonico. È un po' come l’effetto di un caffè, dura poco, e bisogna approfittare di quel lasso di tempo in cui sei sotto caffeina per fare il più possibile. Ma è anche vero il contrario: più studi, più capisci, più ti piace, più sei stimolato. Funziona così per me, per voi non lo so...
Detto questo, scusate se vi saluto di fretta, ma prima che l'effetto passi vado a studiare qualcosina.

p.s. Lo so che scrivo poco, scusate. Il brutto di avere un blog è che se vuoi tenerti stretto il lettore devi scrivere un post almeno una volta la settimana, e per questo a volte finisci per scrivere giusto per far presenza, un po' come se dovessi timbrare il cartellino. Ma scrivere non è come lavorare al tornio. Qualità e quantità sono difficili da combinare, e a volte bisogna puntare solo su una delle due, bisogna fare delle scelte. Io la mia scelta l'ho fatta, spero la apprezziate. Preferisco scrivere poco e cercare di farlo bene. Poi ditemi, dai, se doveste scegliere tra riso in bianco mal salato tutti i giorni e un piatto di delizioso risotto ai funghi una volta la settimana, cosa scegliereste?
(Mi sono appena paragonato a un delizioso risotto ai funghi? Finirò nel girone dei superbi per questo? E sia, purché mi tengano il posto tra i golosi almeno due giorni a settimana: ho gente che mi aspetta per colazione.)

lunedì 4 giugno 2007

Pathimata, mathimata!

Ovvero: "i patimenti, insegnamenti"... E' stata la prima frase che ho imparato in greco, qualche mese fa. (Quasi un monito lanciatomi involontariamente dalla prof a inizio semestre, qualcosa del tipo "Se vuoi imparare qualcosa ti devi sbattere, non pensare di cavartela alla leggera né con me né con tutto il resto.") Suona un po' come Hakuna Matata ma come senso ci azzecca poco, anzi sono agli antipodi. Potrebbe essere la versione ateniese del nostro "sbagliando si impara", ed è una versione che mi soddisfa di più: qui il concetto di patimento non implica, in fondo, nessuno sbaglio...
Lunedì ho passato l'esame di lingua neogreca, ieri quello di Letteratura Inglese 3, tra due settimane ne ho un altro, poi ancora uno a inizio luglio, forse uno a fine luglio e poi gli ultimi due a settembre. Mi sento un automa, ma inizio a intravvedere la fine ed è una piccola soddisfazione. Sarà solo un altro inizio, in realtà, e vabbè, ma lasciatemela vedere per un momento come una fine ok? ché se uno pensa sempre che gli esami non finiscono mai dopo un po' gli girano le palle.
Sono stato in biblioteca mezz'ora fa, ho cazzeggiato nel reparto letteratura inglese in cerca di ispirazione per la tesi, ma mi è servito solo a ricordarmi che ho più libri io in camera da letto che il mio comune. M'è venuta una sorta di depressione, e sono stato costretto a sgranocchiarmi un paio di gallette di mais. Avete presente le gallette di riso, quelle che si mangiano per la dieta? Ecco, mia madre ha trovato quelle di mais: non sono altro che un agglomerato piatto e rotondo di popcorn, anche se mia mamma riesce ad apprezzare le gallette e non i popcorn. Un po' come quel mio amico che mangiava la pizza fatta in casa da sua madre solo se la faceva rotonda, se no non gli piaceva. Va beh, de gustibus non est disputandum.
A proposito di latino, per festeggiare l'esame passato ieri ho finalmente comprato le tanto agognate Metamorfosi di Ovidio. Ora devo solo trovare il tempo per studiacchiarle (un libro del genere non lo si può certo leggere alla leggera).
Prossimamente su questo blog:
Sul comprare libri dotti e voluminosi che fanno effetto sullo scaffale e sul fingere di averli letti.