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venerdì 20 aprile 2007

Formiche

Da piccoli io e mia cugina passavamo giorno si giorno no a casa dei nonni, dall'altra parte del paese. Forse ci attirava il panenutella obbligatorio alle quattro (di cui entrambi portiamo tuttora le conseguenze), forse gli armadi pieni di vestiti da ribaltare, o il portico dietro casa, col fienile là in alto (e quella scala di legno così invitante), e tutte quelle porte scardinate nelle quali non potevamo entrare. O forse i gatti, ché sotto quel portico era tutto pieno di gatti; ogni tanto ne moriva uno, ma non te n'accorgevi nemmeno: il giorno dopo ne spuntavano altri due uguali. Avevamo, in estate, un paio di passatempi preferiti. Fuori in cortile facevamo il "cemento" con sabbia e acqua, nelle scodelline di plastica che la nonna usava per il budino. Poi tappavamo i buchi nel marciapiede davanti alla porta di casa, sigillavamo i tombini, tutto quanto. E muravamo le entrate dei formicai. Era pieno di formiche, c'erano nidi dappertutto in quel cortile, soprattutto ai bordi del marciapiede, e noi ce ne stavamo delle mezze giornate a guardare le formiche muoversi, portare via le briciole di pane che gli davamo, correre di qua e di là tutto il tempo. E' come se avessero sempre qualcosa da fare, le formiche, non le vedi mai riposare. Per questo si dice lavorare come formiche, o qualcosa del genere. E mai una volta che una formica la si prenda da sola, è sempre parte di un gruppo; anche quando se ne vede una sola si pensa subito che in giro ce ne siano delle altre.

Formiche, formiche. Sembrano avere una vita così inutile, sempre la stessa storia, sempre a girare in tondo, a seguirsi una con l'altra. Nessuna è diversa dalle altre, dal nostro punto di vista non hanno una identità propria. Mette un po' di tristezza, questa cosa.Fortuna che noi uomini siamo diversi.





giovedì 5 aprile 2007

tu non ti senti un po' kiwi?

Direte: Ancora un video? Basta! Stai forse diventando anche tu uno di quelli che usano solo roba riciclata?!...
Se mi conoscete, la risposta la sapete da voi. E' solo che certe volte uno non resiste alla tentazione di ripetersi. Se vi è piaciuto il re-cut di Mary Poppins e volete vederne di simili (e migliori), su Youtube ce ne sono di veramente buoni, basta che cerchiate "recut".

Quest'altro video è diverso. Dopo averlo guardato fino alla fine sono rimasto un attimo lì fermo immobile, un po' stordito, un po' commosso da questo che credevo sarebbe stato soltanto un filmatino divertente. Poi ho cliccato play di nuovo. E vederlo la seconda volta è stato ancora meglio, perché mi sono accorto di una leggera sfumatura sul finale che sul momento non avevo notato... Il video è stato prodotto da una ragazza come tesi per il suo MA (laurea specialistica, diremmo noi italiani) di Visual Arts, ed è diventato il video di Youtube più "favorito", nonché uno dei più visti (se non il più visto in assoluto) con quasi 8 milioni di visite. Dati a parte, scommetto che anche qualcuno di voi ne rimarrà colpito... Ma basta chiacchiere, ora guardatevelo:

Ora, può darsi che tutto il discorso su questo video possa sembrarvi esagerato. Potreste dire: ok, proprio carino, ma ce n'è in quantità industriale, vuoi fare un discorso del genere per tutti? No, tranquilli, solo su questo.

Io sono un pensatore, lo sapete, e non ci tengo a levarmi quest'etichetta di dosso. (A volte è un limite, lo so, ma altre volte è ciò che mi dà una spinta in più.) E da bravo pensatore, ho guardato il video altre 3 volte (e lo guarderò ancora chissà quante), e ogni volta mi nasce in testa, da questa "misera cosa" quale potrebbe sembrare, uno spunto nuovo. In una parola: è illuminante. Non solo rappresenta un po' il mio credo esistenziale, per così dire, ma mi ha anche fatto capire come qualsiasi opera d'arte, elaborata o meno che sia, possa dare molto a chi la recepisce nel modo giusto. (E un artista, in fondo, si rivolge a un pubblico che sia in grado di capire quello che egli ha in mente, questo può significare una persona sola o otto milioni, non fa differenza.)

Se dovessi fargli pubblicità, direi che dovrebbe essere visto da tutte quelle persone che non credono in se stesse, che hanno smesso di sperare e di lottare per i propri sogni, e da tutte quelle persone per le quali avere un sogno da realizzare è roba da bambini e da adolescenti con la testa sulle nuvole; dovrebbero vederlo anche quelli che al primo ostacolo fanno marcia indietro, e quelli che si divertono a spezzare le gambe a chi insegue il proprio sogno, perché capiscano che se un sognatore vuole qualcosa per davvero, se ci crede per davvero, non c'è niente al mondo, nemmeno la gravità, che lo possa fermare.

Il film Factotum si chiude la voce fuori campo di Matt Dillon che recita: "If you're going to try, go all the way. Otherwise don't even start..." Se hai intenzione di provarci, vai fino in fondo. Altrimenti non iniziare nemmeno... Direi che riassume bene il significato del video e di tutto questo discorso che ho imbastito. Il piccolo kiwi ha passato probabilmente tutta la vita inchiodando quegli alberi, su e giù da quella corda, tutto per realizzare il suo unico sogno. Ed è andato fino in fondo. Se c'è riuscito lui, perché non dovremmo riuscirci anche noi?
E' solo questione di capire cos'è che vogliamo davvero. Poi non ci rimane che buttarci.

Saluti a tutti
rb

lunedì 2 aprile 2007

Chi ha paura di Mary Poppins?

Ho sempre odiato Mary Poppins. Mi faceva paura.

Ora ho capito perché.