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lunedì 18 maggio 2009

Io sto con gli immigrati.

Sono affascinato dalla Lega Nord. Non lo dico con ironia, lo sono davvero, nel profondo. Davanti alla Lega mi sento come un bambino davanti a un leone, come un biologo che scopre una specie rara, come un poeta di fronte alla sua musa. Affascinato e spaventato.
Stamattina uscivo in bicicletta per un giro di volantini (attivismo politico). Girando l’angolo mi imbatto nella consueta serie di cartelloni elettorali che colora le città in vista delle elezioni: “Tizio Sindaco di tutti”, “Caio per il Paese”, “Votate Sempronio”, e… Toro Seduto. No, non lo dico per fare un nome a caso (in quel caso avrei usato Mevio). No, era proprio lui, Toro Seduto. O forse era Geronimo? Poco importa, chiamiamolo Indiano Incazzato e basta. Eccolo, in mezzo ai volti conosciuti – e meno – degli aspiranti sindaci, Indiano Incazzato, con tanto di piume sulla testa e quell’aria pensierosa, quasi malinconica dell’indiano che ha perso la guerra. E ha ragione ad esser malinconico: è confinato da tempo su un cartellone della Lega, a fianco di uno slogan che vuole essere convincente, ma l’unica cosa di cui ha convinto me è che l’ignoranza non ha limiti. Lo slogan recita così: “Loro hanno subito l’immigrazione. Ora vivono nelle riserve! Pensaci”.
Pensaci? Ebbene ci ho pensato, e a tutti i leghisti dico: ignoranti, dozzinali, stupidi, e di nuovo ignoranti.
Spero che qualche simpatizzante leghista veda questo cartello (e altri simili: c’è la serie, come le figurine) e sia abbastanza intelligente da scuotere la testa. E torni a casa a riflettere sul credo politico che sta abbracciando. Perché questo cartello non è la gaffe di un singolo autore, sarebbe troppo facile pensarla così. Questo slogan è stato studiato a tavolino, pensato, ripensato e corretto prima di essere stampato. È emblema di un pensiero, del tuo pensiero, caro leghista. Sarai laureato, imprenditore, professore, sarai quello che vuoi ma abbracci un pensiero ottuso e limitato. Ne sei fiero?

RB,
fiero di non essere leghista.

martedì 14 aprile 2009

Nuove scoperte farmaco(il)logiche

Si chiama PSD502 e si tratta probabilmente della più grande scoperta nella storia farmaceutica. Uno spray che promette di risolvere uno dei più grandi mali di cui l’umanità abbia mai sofferto: l’eiaculazione precoce.
Il suo funzionamento è stato, però, oggetto di grande confusione. Al contrario di come è stato detto dalla stampa, lo spray non va spruzzato sull’organo maschile, bensì assunto per via orale come un normale profumatore per alito. Sarà la donna a spruzzare l’uomo con il PSD502 all’inizio del rapporto, assicurandosi che lui non se ne accorga. Il maschio cadrà in stato catalettico e vi rimarrà approssimativamente per circa un’ora. La donna avrà così modo di approfittare dello stato di rigor catalepticus dell’uomo e giungere con tutta calma all’orgasmo, fare una doccia, rivestirsi, uscire a fare shopping con la sorella, tornare, svestirsi e iniziare un secondo rapporto sessuale, che per l’uomo sarà ovviamente il primo.
Il farmaco sembra funzionare senza eccessive controindicazioni. Gli unici effetti indesiderati riscontrati sono, nell’uomo, un intorpidimento dell’organo genitale e una lieve sindrome da fuso orario. Alcuni casi hanno presentato anche un arrossamento del conto in banca dovuto all’uso incontrollato della carta di credito. Nella donna sembra sia normale un’euforia protratta e incontrollabile, un aumento del peso di vestiti e un calo del livello di stress. È stato inoltre dimostrato che un uso eccessivo può portare la donna alla dipendenza dal farmaco.


Due carnose Notizie Flesh:
- Entro la settimana uscirà l'atteso nuovo blog (o una nuova sezione di inparallelo?): si parlerà di libri e cinema.
- Domani mi laureo.

sabato 4 aprile 2009

Pubblicità Progresso

Lo sapete che esiste un sistema incredibile per guardare film e leggere libri, riviste e quotidiani in modo gratuito e completamente legale? Sì, avete capito bene, gratis e senza infrangere la legge! Incredibile, lo so. È un sistema che circola da un po' di tempo ormai, ma molti ancora non lo conoscono. Anni fa, quando divenne pubblico, ebbe un successo enorme, fu una cosa rivoluzionaria che segnò un'epoca, almeno quanto la nascita di internet. Grazie a questo espediente potete guardare gratuitamente l'intera filmografia di David Lynch o di Truffaut, per esempio, ascoltare quell'album raro dei Pink Floyd che non trovate in nessun negozio, o leggervi l'ultimo libro di Camilleri, comodamente in poltrona e con tutta la calma che volete. Tutto questo gratuitamente, e nessuno potrà darvi del ladro!
Volete sapere come si chiama questo sistema? Ha un nome lungo e forse difficile da ricordare, segnatevelo magari da qualche parte: si chiama Biblioteca Pubblica.
Provatelo, poi mi farete sapere.

lunedì 23 marzo 2009

Lunga vita al Reo!

Gli scienziati lo confermano: vivremo fino a 110 anni.
A poche ore dalla notizia, le azioni della Tena Lady erano già salite del 27%, quelle del Viagra del 45%. Anche i produttori di dentiere esultano. In Parlamento si inizia a parlare di innalzamento dell’età pensionabile, che voci indiscrete dicono arriverà ad ottant’anni. A Bologna alcuni giovani di sinistra si sono strappati i capelli pubblicamente al pensiero di altri quarant’anni di Berlusconi.

La notizia, insomma, non è passata inosservata. Per quanto mi riguarda, mi basta arrivare ad avere i capelli bianchi senza impazzire. Se per camminare dovrò appoggiarmi ad un bastone, poco male: il Dottor House l’ha reso di moda. Anche la dentiera non è poi così male, soprattutto per uno che scorda facilmente di lavarsi i denti. Prima di dormire la infili in un bicchiere di acqua e Svelto, e puoi stare tranquillo per tutta notte.
Quello che mi preoccupa, invece, è Berlusconi. Nel 2042 avrà folti capelli raccolti in una coda di cavallo e la pelle del viso più liscia che mai.* Il Cavaliere sarà probabilmente candidato alla carica di Imperatore Galattico e ogn notte la sua faccia sorridente, introdotta da un editoriale di Emilio Fede, verrà proiettata nel sonno a tutti gli esseri viventi...
Vogliono farci vivere fino a 110 anni. Spero non vi dispiaccia, signori scienziati, se io mi fermo prima.


*Eminenti storici della letteratura dimostreranno che Berlusconi apparve nel sonno a Scott Fitzgerald e gli ispirò il personaggio di Benjamin Button.

domenica 15 febbraio 2009

Eutanasia di un blog? Col cavolo!

Mi stupisco della resistenza di codesto blog. E’ da più di tre mesi che non pubblico qualcosa e continuo ad avere gli stessi sei lettori di prima. Ma che fate, voi sei, rileggete a ciclo continuo gli stessi post? C’è qualche passaggio che non capite o vi è forse andato in stand-by il nervo ottico?

Comunque, dopo essermi quasi deciso per una eutanasia di inparallelo (va molto di moda negli ultimi tempi), ho consultato le più alte personalità del mondo letterario e su loro consiglio, nonché dopo attente riflessioni, ho scelto di resistere e tenere in vita la mia creazione. La forza emotiva di tale decisione è stata tale che senza neanche accorgermene mi sono alzato di scatto con i pugni stretti, le labbra serrate, le sopracciglia corrucciate e le unghie sporche e ho gridato: «No! Inparallelo non morirà! A costo di scrivere di notte, a costo di pubblicare un post ogni tre mesi non abbandonerò i miei fedeli lettori! Giammai!»*
Quindi eccomi qui, se non altro per rassicurare voi sei nullafacenti: potrete continuare a cazzeggiare su inparallelo. Colgo l'occasione per rimandare tutti gli altri al mese prossimo, quando si spera avrò più tempo da dedicare alla mia attività altamente intellettuale di blogger.





* I più attenti si chiederanno come abbia fatto il sottoscritto a gridare con le labbra serrate. Come in altri casi, mi rifugio dietro l’abusata e ormai lisa licenza poetica, amica degli illetterati ancor più che dei poeti.

lunedì 3 novembre 2008

Elogio all'ozio

"Io penso che a questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa."
Bertrand Russell, Elogio dell'ozio
Geniale Russell. Pensare che da tempo ho in programma di scrivere un libro dal titolo simile. Mi viene da pensare: Sarà stato forse il Destino a spingermi stamattina nella sezione sbagliata della biblioteca e a farmi posare l'occhio su tale titolo profetico? Che sia dunque un invito del Fato a prendere finalmente carta e penna e scrivere il capolavoro di una vita? O è forse un invito (e sarebbe ben più esplicito) a disdire le lezioni di oggi, darmi malato sul lavoro, e starmene tutto il giorno in ozio a guardare film e sgranocchiare merendine? Chi lo sa. Il fatto è che il Destino, anche quando ci appare evidente davanti agli occhi, rimane ambiguo quanto lo sguardo di Bruno Vespa.
Messaggio promozionale in differita: a fine agosto (sic!) inparallelo è stato recensito su Liblog, bel sito di recensioni librarie, consigli di stile e editoria varia. Per i curiosi, eccovi il link:
A presto,
K.

mercoledì 15 ottobre 2008

Scambisti

A scuola i miei compagni giocavano al Fantacalcio. Io ero negato, ci ho provato per qualche mese ma perdevo sempre e mi annoiavo. Invece i miei vicini di banco erano più seri e anche durante le lezioni li sentivi bisbigliare sotto i banchi, trattare per questo o quel giocatore, con i loro schemi a portata di mano:
- Oh! Psst! Oh, che dici se ti passo Del Piero per quel difensore nigeriano che hai?
- Ma Del Piero è fuori forma, che me ne faccio?
- Dai, non fare il difficile. C’è di peggio in giro. Poi sei senza attaccanti buoni e lui vedrai che si riprende, fa sempre così, lo sai.
- Vero. Mah, non sono convinto. Ci devo pensare, ti dico giovedì.
- Ottimo.

Ora il Fantacalcio è passato di moda e sembra che scambi del genere si facciano altrove:

- Ehi, psst! Sentite, vi passiamo Orlando alla Rai se ci votate Pecorella alla Corte Costituzionale.
- Ma Pecorella è sotto processo! Ed è pure stato l’avvocato di Berlusconi! C’è conflitto d’interessi...
- Dai, non fate i difficili. C’è di peggio. Poi Orlando alla Rai vi serve, lo sapete.
- Vero. Mah, ci pensiamo su. Vi diremo tra qualche giorno.
- Ottimo.

Forse qualcuno ha giocato troppo al Fantacalcio quand'era giovane...

venerdì 15 agosto 2008

discussione letteraria

- L’hai letto Il nome della Rosa di Eco?
- Mm. È mica quello con Sean Connery?
- Beh, sì.
- No, aspetta. Forse mi confondo con Entrapment. Com'era la storia? C'è mica lui che
è immortale?
- Quello è Highlander.
- Ah. Allora no. E' bello?
- Molto.
- C'è anche Catherine Z. Jones?
- Ma no, è un libro...
- No dico, nel film originale.
- Ma non è il film che... è il libro... cioè...
- Cosa?
- ... Niente. No, non c'è Catherine Z. Jones.
- Peccato. E' una gnocca.
- Già.


jk

martedì 12 agosto 2008

google, gogol e il naso (delirio in pausa pranzo)

Il buon Manzoni contava per i Promessi Sposi ben venticinque lettori, e non serve dire che si tratta di un record, se pensiamo che Guareschi arrivava a ventitré e Jim Kapla, incompreso astro nascente della letteratura, ne conta in media sei e mezzo, compresa quella lettrice casuale che cercando su Google foruncoli donne si ritrova sul mio blog e, giustamente, si rende subito conto che posso essere forse un esteta, ma non un estetista, e non risolverò il suo problema di foruncoli; al massimo la farò sorridere, ma è anche vero che una giovane con l’acne non troverebbe nulla di divertente nel leggere una strampalata analisi psicologica della spremitura del brufolo, né tanto meno riderebbe sentendo la storiella di quel tale che, ubriaco dalla sera prima, scambiò il proprio naso per un brufolo gigante e spese dieci minuti a cercare di spremerselo. (I più audaci ora tenteranno la ricerca googliana e verranno premiati con un buon vecchio post.)

Leggere Gogol’ mi esalta, me ne vado prima che questo blog diventi il diario di un pazzo.

giovedì 17 luglio 2008

Sulla sottolineatura

Vi siete mai chiesti perché a tutti dia così fastidio sottolineare un libro a penna? Nessuno si fa problemi a usare la matita, o addirittura i pastelli colorati, e la scusa ufficiale è che il pastello o la matita sono meno invadenti, più pacati, non macchiano, e che una matita si può sempre cancellare senza lasciare traccia. Falso, falso, falso! La traccia rimane, lo sapete! Allora mi chiedo, c’è poi questa grande differenza? Perché le povere Bic vengono denigrate e rifiutate? Perché i fantastici pennini Stabilo, tutti colorati, sono visti in malomodo?
Conosco gente che sottolinea solo con la matita per paura di rovinare il libro, ma poi vai a sbirciare tra le pagine e scopri che la loro, più che una semplice pacata sottolineatura, è una sorta di incisione a secco del foglio. Viene quasi da pensare che tali personaggi siano convinti, in cuor loro, che la matita in realtà non sia stata inventata per lasciare una traccia propria, ma per far affiorare lo strato di lapis nascosto sotto la carta.*
Si può quasi ricostruire il processo di disintegrazione al quale sono soggetti matita e libro nel corso dello studio. L’inizio è quasi pulito: il foglio è inciso con precisione, il lapis è usato alla stregua di un bisturi, la punta è ancora sottile, pungente. Poche pagine più avanti la linea si fa già più calcata, si allarga un pochino, si incupisce. Poi si allarga ancora, si allarga, si allarga sempre di più, due, tre millimetri, ormai la traccia è una spatolata di cemento, inizia a oscurare il foglio, a metà libro non si capisce più quale sia la riga tracciata dalla matita e la riga dello stampato, il foglio è ridotto a brandelli, le pagine scricchiolano come pane azzimo, gridano pietà… Ah! Il libro, poveretto, non si richiude nemmeno più, se ne rimane lì, goffo e accartocciato, come un quotidiano letto troppe volte.
Ma chi sottolinea solo a matita, dicevo, lo fa per non rovinare il libro.
E come se non bastasse, chi sottolinea in questo modo raramente usa il righello, e quando lo fa è talmente irruento nel passare la matita che quest’ultimo alla fine di ogni riga perde la pazienza, e per dispetto scivola verso il basso: ne nasce un andirivieni di linee curve, spezzate, arabeschi e ghirigori che già alla prima pagina danno il mal di mare.
Ci sono poi quelli – tra cui il sottoscritto – che per un motivo o per l’altro hanno a disposizione solo un righello da sette centimetri e mezzo, e a metà riga sono costretti a farlo slittare per cercare di continuare la sottolineatura senza spezzare la linea, ché se no è antiestetico. Ma per sottolineare una pagina in questo modo ci vuole il doppio del tempo, quindi è evidente che se avessi avuto un righello più lungo a quest’ora sarei già laureato.
Poi dicono che le misure non contano.


Note:
* In fondo non hanno tutti i torti: i primi quaderni erano tavolette di cera che venivano incise con una punta. Forse tali personaggi non sono degli stolti: hanno solo un gusto un po’ troppo retrò.

giovedì 3 luglio 2008

pensaci bene prima di iniziare

Ci sono giorni che la grammatica non è il tuo forte e allora se scrivi qualcosa ti esce pieno di errori di grammatica, quindi a quel punto è meglio che non scrivi e basta. Sono quei giorni che ti sembra quasi che l’italiano non è neanche la tua lingua, e ti viene da chiederti a te stesso se per caso sei rimasto scemo quando sei caduto quel giorno dallo scivolo a sei anni, che ti eri fatto un male tanto che te lo ricordi anche adesso, e pensi che forse se non ci salivi sullo scivolo adesso eri più intelligente e ci avevi la laurea in medicina e la macchina bella in garage.

Ci sono giorni invece, giorni che ad alcune persone capitano anche troppo spesso, in cui l’uso della virgola e dell’inciso - strumenti linguistici poco e mal sfruttati, benché un loro uso appropriato, come fanno notare molti autori, possa fare la differenza tra scritti piacevoli e scritti, per così dire, di scarso valore letterario - ti prende la mano, e ti porta a costruire periodi eccessivamente lunghi e contorti, al punto da dare al lettore contemporaneo, abituato dal cinema e dalla letteratura di massa a un linguaggio semplice e immediato fatto di periodi brevi, l’impressione di aver scordato, a fine frase - o addirittura già a metà, nei casi di lettori particolarmente disattenti o poco allenati - l’inizio della stessa, e quale ne sia l'argomento. In giorni come questi, nonostante la buona volontà dello scrittore - il quale, credendosi quel giorno particolarmente ispirato, vorrebbe approfittare del momento opportuno per lasciarsi alle spalle il blocco che da troppo tempo gli impedisce di scrivere qualcosa di buono - alla pratica della scrittura è lecito, e per certi versi doveroso nei confronti del lettore, preferire una uscita con gli amici.

Poi praticamente altri giorni ti viene naturale scrivere come parli, cioè, usi tutti quegli intercalari tipici di quando parli, come ma sì, cioè, in pratica, diciamo, praticamente, eccetera eccetera. E all’inizio sembra quasi che suoni bene una cosa così, è moderna, diciamo che fa molto bloggher figo, fa molto Jack Frusciante. Sì ma la verità è che, come dire, fa molto bloggher sedicenne pippaiolo. E poi dai, Brizzi non sapeva ancora scrivere quando ha fatto Jack Frusciante, andiamo. Io me ne intendo di letteratura, ti pare. Però la cosa, la tipa, Violenta Placida o come si chiama, lei era una bella gnocca nel film, c’è poco da dire.

Ci sono giorni giusti per scrivere e giorni giusti per pensare, giorni per uscire e giorni per studiare. L’importante è svegliarsi la mattina e capire subito che tipo di giorno sarà, così si evita di fare brutta figura.
Oggi, per esempio, era il giorno giusto per dormire, ma l’ho capito troppo tardi.

martedì 24 giugno 2008

Stitichezza di penna

Otto mesi... otto mesi per tornare a scrivere! Quasi un parto, insomma. Direte, che ci voleva? Avete ragione, ma non è che mi sia mai sentito costretto a scrivere, mettiamo le cose in chiaro. E se ora lo faccio è solo con lo spirito col quale uno stitico affronta il gabinetto dopo una settimana di astinenza: con quel sentimento misto di gioia e dolore. Che ci volete fare, uno la fa quando ha lo stimolo e basta. Inutile forzare le cose. Forse il mio problema è proprio questo: sono uno stitico di penna. Avessi nello scrivere la stessa regolarità che ho nel... Ecco! Torno dopo mesi e mesi e mi metto a parlare di cacca! Doveva essere un ritorno trionfale, si è trasformato in uno sfogo intestinale. Beh, accontentatevi. E se proprio non vi va giù, tappatavi il naso.
Ma cominciamo, che è ora. Di nuovo direte: beh, ne avrai da raccontare di avventure. E come no, posso quasi elencarle. Anzi, senza quasi: ve le elenco proprio, in modo molto professionale, con rigoroso ordine cronologico sparso e commento inutile dell'autore...

1. dopo un inverno fiacco, in primavera ho seguito un corso di primo soccorso; (noto delle scene di panico tra il pubblico, ma tate tranquilli, non ho lo stomaco per esercitare sulle ambulanze...)
2. ho trovato lavoro nei weekend come cassiere al Grancasa; (espressione stupita: Finalmente lavori anche tu, lazzarone!)
3. mi sono licenziato dopo un mese; (Sento laggiù in fondo qualcuno che commenta "Lo sapevo". Fingo di non sentire.)
4. dopo un paio di settimane ho trovato lavoro full-time in una libreria Giunti; (Colpo di scena!)
5. mi sono licenziato dopo 21 giorni; (Ehm...)
6. ho trovato la morosa più bella del mondo; (sono costretto a scriverlo: tiene due miei libri in ostaggio*.)
7. Ho ricominciato ad andare in palestra; (Il pubblico sorride e si aspetta dei risultati visibili.)
8. sono ingrassato due chili; (il pubblico, si batte la testa: "Sei senza speranze")
9. ho rinviato la tesi; (su questo non ho niente da dichiarare)
10. ho rinviato la tesi per la seconda volta; (su questo non ho niente da dichiarare)
11. dopo anni ho ceduto e mi sono abbonato di nuovo a Men's Health. (Esperimento fuori programmazione: il pubblico fedele visualizzi una copertina a caso di suddetto mensile. Risultato: la copertina ritrae un figone a dorso nudo accanto a un golden retriever; i due corrono su una spiaggia e NON sudano.)
12. uno ad uno, quasi a voler prolungare l'agonia del sottoscritto, i miei pesci mi hanno abbandonato. L'acquario giace al solito posto, l'acqua a mezz'asta, immobile.


Questo è quanto. Ho dimenticato di citare qualcosa, qualcos'altro è stato tralasciato volontariamente. Aggiungo una cosina: se date un'occhiata a destra notate una sorta di vetrina con dei libri. E' un servizio del sito aNobii.com, di cui parlerò prossimamente. Chi è curioso vada a dare un'occhiata.

Come emerso dagli ultimi post (risalenti al 23 a.C. circa), si preannunciano alcune novità formali e contenutistiche all'interno del blog, a cui l'autore sta tuttora lavorando**.


a presto,

robi

*Cecità, di Josè Saramago, e Firmino, di Sam Savage.
**Negli ultimi periodi sintattici il linguaggio dell'Autore si è fatto forbito e ampolloso, nonché estremamente fuori luogo. L'origine di tali atrocità linguistiche risiede nello studio giornaliero del manuale di Storia dell'Arte.

giovedì 21 giugno 2007

Il Bravo, il Mediocre e il Cattivo

Come avrete già notato se siete fan accaniti di questo blog, di questi tempi non ho mai niente di particolare da raccontare. Mi limito a metter giù una frase dopo l’altra, fingo di sviluppare un argomento piuttosto che un altro, ma in realtà vendo aria fritta. Che volete, qui non succede mai niente. Non ho una vita interessante, potrei dire, ma è una scusa che regge poco, e non perché non sia vero, ma perché non dovrebbe a conti fatti essere un limite. La differenza tra il bravo scrittore e lo scrittore negato dovrebbe essere proprio questa: il primo sa raccontare un fatto banale come se fosse un evento straordinario; il secondo… beh, meglio leggere la lista della spesa di tua moglie...

Il Bravo Scrittore può stare cinque pagine a descriverti un vecchio sdentato che succhia una minestra di cavoli, cucchiaio dopo cucchiaio, e tu leggi fino alla fine senza annoiarti un istante, anzi arrivi alla fine che ti pare quasi di averla assaggiata, quella minestra di cavoli, ne senti il sapore in bocca: il salato sulla lingua, il dolciamaro sul palato… Se lo scrittore è veramente dotato, capace che mezz'ora dopo ti viene pure il mal di pancia.
Di tali scrittori ne trovi pochi in libreria, figurati in rete. E quando per caso lo trovi, la metà delle volte sei così pigro da dimenticare di segnarti il nome, o di salvarlo nei preferiti, e finisce che quando due mesi dopo così per caso ti ritorna in mente, scopri che il signor Bravo Scrittore ha deciso di non scrivere più per mancanza di lettori (leggi: soddisfazioni).

Il Cattivo Scrittore - che non è necessariamente uno scrittore cattivo - ha un altro genere di dono. Scrittore molto prolisso, si ritiene esperto in ogni stile letterario. Ha un talento universale, che gli consente di spaziare dallo sketch comico al Bildungsroman senza problemi. Può scrivere un racconto dell’orrore con la stessa facilità con cui verseggia d’amore, e pur senza esserci mai stato, può descrivere un paesaggio delle Alpi trentine con tale realismo che ti sembrerà, leggendo, di respirare aria fresca e profumo di muschio.
O almeno, così crede lui.
Il Cattivo Scrittore è, infatti, un personaggio molto sicuro di sé, al punto da non aver bisogno né di consigli né di opinioni. Non si espone mai, e con la scusa che "la profondità del suo lavoro non può essere capita dalla gente comune" non fa leggere mai niente a nessuno. In realtà, teme sempre che qualcuno gli faccia notare l’amara verità: è un cesso. Qualsiasi cosa mette per iscritto risulta più noiosa di un mutuo trentennale. Fallisce persino con i biglietti d’auguri per le feste. Scritti da lui, anche i moduli per le raccomandate e gli assegno bancari assumono una particolare nota tediosa.
Lo stoicismo dei Cattivi Scrittori è comunque encomiabile, sono loro quelli che non si arrendono mai, che continuano a sperare nel successo fino alla tomba. Da gente come loro c'è molto da imparare.

Tra il Bravo e il Cattivo Scrittore viaggia quella comitiva di Mediocri di cui il sottoscritto è membro più o meno fedele e più o meno soddisfatto. Sappiamo di non eccellere e ci sforziamo di imparare, ognuno a modo suo. Ci sosteniamo l'un l'altro più di quanto Bravi o Cattivi facciano, e in questo abbiamo senz'altro qualcosa da insegnare. A volte abbiamo sprazzi di creatività notevoli, che ci fanno credere di potere un giorno uscire dalla mediocrità: ci sentiamo per un attimo speciali, sentiamo di avere qualcosa in più, ci convinciamo che sia finalmente giunto il nostro momento... Ma presto ci accorgiamo che è anche questo un sentimento comune, che capita a tutti, ogni tanto, e torniamo ad essere i soliti mediocri, più o meno fedeli, più o meno soddisfatti.

C'è bisogno anche di noi, in fin dei conti, perché i buoni scrittori possano essere tali.
E beati loro...

lunedì 11 giugno 2007

Sui giornali per uomini

Poco tempo fa mi è arrivato per posta un mensile per uomini, uno di quelli in cui si danno consigli sul vestire, sul mangiare, sul dormire, sul pisciare, consigli sul lavoro, su come cambiare per sempre il tuo stile di vita (perché mettitelo in testa, la tua vita è uno schifo, e loro sanno come rimediare), su come farsi un paio di bicipiti da urlo in due settimane, ma soprattutto validissimi consigli sulle donne: come conquistarla in dieci mosse, come farle avere un orgasmo in dodici secondi, come sbarazzarti del suo ex facendolo sembrare un incidente, come convincerla a farlo nei bagni del ristorante, dove toccarla per farla gridare... (Pestale un piede, mi viene da dire. O ficcale un dito in un occhio, o magari tirale i capelli...)
Ogni tanto mi arriva una copia omaggio di questo giornale, con le indicazioni per abbonarmi avendo uno sensazionale sconto del 20%. E ogni volta che mi arriva mi chiedo: ma se me lo mandi a casa gratis che cosa mi abbono a fare? A parte il fatto che la posta la ritira mia nonna, e ogni volta mi chiedo cosa possa pensare di suo nipote leggendo in copertina titoli come "SESSO: TIRA FUORI IL MEGLIO DI TE" o "STANOTTE SI SENTIRA' UNA VERA DONNA" accanto a un figone a torso nudo. Perché sia chiaro, in copertina c'è sempre un figone a torso nudo: spesso sta facendo bricolage, a volte corre in spiaggia, accompagnato da un golden retriever; più raramente, ma capita, sta facendo bricolage su una spiagga, con il golden retriever che siede di fianco e lo osserva. Mai, in nessun caso, versa una goccia di sudore, né mostra il minimo segno di fatica. Ed è forse questo che più attira l'uomo medio, a cui in genere basta dover prendere un libro su una mensola troppo alta per avere il fiatone e il collo bagnato: l'idea di diventare insudabile e infaticabile.
Comunque non lo nego, a tale mensile sono stato abbonato per un anno intero, ai tempi delle superiori. Ho persino scritto il mio tema di maturità come "articolo destinato a un giornale per uomini". Ogni tanto rileggo ancora i vecchi numeri, così per passare il tempo tra un libro di letteratura e l’altro. E’ divertente, c’è poco da farci. Gli articoli sono scritti bene, sono simpatici, pieni di battutine maschiliste e allusioni sessuali, insomma non nascondo che mi piacerebbe proprio scrivere per uno di questi giornali. Sarebbe una soddisfazione vedere un servizio firmato Roberto Benvenuti, o anche solo r.b....
Ma forse sarebbe meglio che iniziassi da uno di quei piccoli giornali locali, di quelli che trattano ad ogni uscita delle stesse tre questioni, degli stessi tre problemi che nessuno risolve mai. Potrei tenere una rubrica dal titolo “Osservazioni di uno qualunque”, in omaggio a Guareschi, che di tali cose era un maestro, e scrivere di tutto e di niente, un po’ come faccio qui. Si, forse uno di quei giornalini di paese sarebbe la cosa ideale, giusto per farsi un’esperienza… già...
Se qualcuno di voi ha le mani in pasta in qualche giornale e può raccomandarmi, alzi la mano.

sabato 9 giugno 2007

Roma, Roma

Dicono: Roma, Roma.
Io a Roma ci son stato un paio di volte, così per caso. Interessante, per carità, ma ha qualcosa, non saprei, ha un po’ l’aria di quelle persone che sanno di essere importanti. Pare che ti dica, a te che te ne vai a zonzo un po’ così, facendo l’interessato ma non troppo, ecco pare che ti dica: “Guardami, Turista! È inutile che fai finta di non pensarci, sei nel bel mezzo della storia e lo sai! Io sono la Storia! In quella via, sì, proprio lì dove sta pisciando quel bastardo d’un cane, vedi? Lì ci giocavano a dadi Tizio, Caio e Sempronio, e a volte ci trovavi pure Mevio, quando litigava con la moglie. Capisci? Pensaci. Quella roba che studi sui libri, ragazzo, io l’ho vista con i miei occhi, è successa qui, queste mura, queste strade – e sono le mie - l’hanno vissuta… io c’ero…”
Ok, ok, rendiamone atto, c’è un sacco di storia sepolta sotto quel piscio di cane. Ma… quell’aria vanitosa? È proprio necessaria? Sia chiaro, non parlo dei romani, parlo della città. Di romani ne conosco solo una manciata, e son tutti brava gente. Simpatici, alla buona, per quanto ne sappia. E poi via, di gente con la puzza sotto il naso ce n’è pure al mio paese – gente che di fori conosce solo quelli nell’asfalto.
Ma forse mi sbaglio, forse è proprio questo il bello di Roma: la sua superbia, e quella grandiosità nascosta sotto la calce che non si può non riconoscere. E forse, a voler ben vedere, Roma fa tanto la grande perché si sente invecchiata, perché si rende conto lei stessa di non essere più quella di una volta. Come una bella donna che, invecchiata, non fa più voltare la testa ai giovanotti, lei rimane lì, e pretende – finge con se stessa – di essere ancora il centro del mondo. Continua a fare la prima donna, per così dire.

Dicono: Roma, Roma.
Mah. Poi ha il difetto di esser troppo grande, uno che lavora deve visitarla a puntate oppure andarci durante le ferie estive, ma in quel caso finisce per sciogliersi sul marciapiede già dalla prima mattinata; se è abituato al caldo e scampa fino a sera, se riesce ad arrivare in albergo – stremato dalle lunghe passeggiate tra un monumento e l’altro – muore comunque per la puzza di piedi del figlio non appena quello si toglie le scarpe da ginnastica.

Io preferisco Firenze, o Venezia. Vorrei tanto visitare le Marche: Urbino, Pesaro... Magari quest’estate, se non vado in Russia o in Polonia, mi faccio un mezzo giro del centro Italia.

E voi? Le vostre città italiane preferite?

mercoledì 11 aprile 2007

Disclaimer: Lavori in corso

Un piccolo disclaimer: se qualcuno visitasse il blog stasera o domani, è possibile (anzi, è certo) che si trovi davanti una veste grafica alquanto schifida, che potrebbe far passare la voglia di salvare questo bellissimo blog tra i preferiti. Sappiate che è solo questione di tempo, ci sto lavorando. Direte: ma perché mai cambiare così, in fondo prima era a dir poco stupendo... (ok, ok, diciamo che non faceva vomitare...) E' che sono uno incostante, se ogni tanto non tinteggio le pareti mi viene l'ansia. E direte anche: ma non puoi sistemarlo offline una volta per tutte, senza che ci dobbiamo sorbire le fasi intermedie? Vero anche questo. E' che sono uno idiota, e non c'ho pensato prima.
Quindi: lavori in corso. Continuerò a scrivere (domani mi aspetta una lezione di nuoto determinante per il mio futuro, leggerete perché...) e nel frattempo, visto che mi sto prendendo una piiiccola pausa dallo studio (fino alla settimana prossima, diciamo) metto mano all'html e cambio qualche stupidata. Farò anche qualche disegno immagine schifezza computerizzata da appiccicare alle pareti del blog. Contenti?! Toh mi è appena venuta un'idea!.... vi saluto!
rob

lunedì 9 aprile 2007

Pasquetta: sul fiume, tra sassi e memorie

E anche pasquetta è andata. Rimane, per me, una di quelle feste un po’ obbligate, come la notte di Capodanno, quando i ragazzini di tutte le età si sfidano a fa l’ora più tarda, a chi si diverte di più. Bah, sarà che sono un mezzo pensionato, ma io il Capodanno non lo vedo molto diverso da una qualsiasi serata fuori con gli amici – e come tale finisco spesso per passarlo a letto. Ho amici, invece, che pur di mostrare ad altri amici “rivali” di aver avuto un Capodanno migliore, fingono spudoratamente di essersi divertiti, di aver conosciuto un sacco di ragazze, di avere limonato con una di cui non si ricorda più nemmeno il nome (come se in questo ci fosse qualcosa di cui vantarsi), di aver bevuto come non avevano mai bevuto prima. Io, alla domanda di rito “Che hai fatto all’ultimo?” rispondo: “Mah, avevo sonno, alle undici ero a letto. Uscirò se mai domenica prossima.” A quel punto, l’altro mi guarda sempre un po’ perplesso. “Ah.” dice. Poi magari finge di essere d’accordo con me: “Ma si, alla fine è una sera come le altre...”, dandomi mentalmente dello sfigato; oppure, se è più sincero - ma altrettanto conformista - mi rimprovera, sempre dandomi verbalmente dello sfigato: “Ma va’, non si può… l’ultimo è l’ultimo, capita una volta l’anno, bisogna fare qualcosa!”.
Eh si, bisogna proprio, per poterlo dire agli amici. Sarebbe bello invece pensare a ogni uscita con gli amici come se fosse speciale, senza seguire il calendario.
Comunque, l’anno prossimo mi invento pure io qualcosa di eclatante.

La stessa cosa succede, in modo meno profondo, anche per la Pasquetta, il giorno di “uova e salame”, del ritorno alla natura, del picnic nei campi. Quando si è adolescenti non c’è giorno meglio organizzato. Sveglia alle 5.30 per preparare l’attrezzatura: pane, salame, uova sode preparate dalla mamma (che si deve svegliare mezz’ora prima, ovviamente), coperta, tovaglioli di carta, piatti, bicchieri, posate di plastica, e soprattutto bibite, alcoliche e non. Qualcuno porta il pallone, altri il frisbee – che non uscirà mai dallo zaino – un altro avrà la radiolina a pile. La chitarra è un altro elemento fondamentale, e a seconda del tipo di compagnia: a) verrà snobbata completamente e strimpellata in solitudine dal ragazzo che l’ha portata, il quale è ancora alle prese con uno zoppicante giro di do e non suonerà altro per tutto il giorno; oppure b) diventerà il centro portante di tutta la giornata, almeno per una parte consistente della compagnia: il chitarrista è un jukebox umano, ha portato con sé una valigetta con 5 canzonieri da 300 pagine l’uno e non esiste canzone che non sappia suonare. Le ragazze, appena lo scoprono, gli si fanno tutt’intorno e lo obbligano a suonare le loro canzoni preferite fino alle sei di sera. (Da notare come le canzoni preferite delle ragazze non rientrino mai tra quelle che lui ama. Anzi.) Arrivato a sera, il chitarrista ha le dita gonfie come le salamine che gli altri hanno mangiato (lui doveva fare da colonna sonora e non ha toccato cibo), non avrà voce per i successivi tre giorni, e soprattutto ne ha le palle piene di suonare la chitarra; in più, nonostante tutto quel mettersi in mostra non è riuscito a scroccare nemmeno un bacio, da nessuna delle ragazze, manco dalla più brutta, l’amica sfigata dell’amica della sorella della Luisa, che quel giorno non la voleva nessuno e si è aggregata di nascosto.
Insomma, quando si è adolescenti la Pasquetta è un rito. Che sia nel campo dell’amico contadino o nello spiazzo erboso in riva al fiume – e in questo caso, tutto sta nell’arrivarci prima degli altri gruppi, se no bisogna fare a botte – il lunedì di pasqua è il giorno in cui anche chi della natura se ne sbatte tutto l’anno, si sente ambientalista, amante del verde e delle passeggiate all’aria aperta. Per molti, questo giorno è l’unico motivo per fare un picnic. A me, invece, i picnic piacerebbe farli tutte le domeniche, un po’ di qua, un po’ di là, con la chitarra o senza, con o senza ragazze, e se mi viene l’allergia chi se ne frega. Il picnic è bello e basta. Starsene seduti nell’erba, mangiare fragole con panna, e pane e prosciutto, bere succo d’arancia e ingozzarsi di patatine. E magari due tiri a pallone o un paio di canzoni. Cosa c’è di noioso in tutto questo? Perché a volte mi sembra di essere l’unico a cui piacciono le cose semplici? Non lo capirò mai.

Oggi, dunque, sono andato sul fiume Chiese da solo, a raccogliere sassi per il mio acquario. Dal lettore mp3 mi facevano compagnia i Cake, ma solo nell’attraversare il paese; arrivato al fiume ho spento la musica e sono rimasto ad ascoltare il silenzio di un pezzo di natura che mi ha fatto compagnia per tutta l’infanzia e adolescenza, e che non andavo a trovare da almeno dieci anni. È invecchiato pure lui, il nostro Chiese, a quanto pare. Un tempo arrivavi sull’argine e potevi lasciarti scivolare sulla ghiaia fino a giù, poi c'era una sorta di spiaggetta di ghaia e l’acqua, più o meno pulita. Oggi invece se mi fossi lasciato scivolare dall'argine avrei fatto poco più di mezzo metro prima di inciampare in un groviglio di erbaccia, poi sarei ruzzolato giù fino a cadere in una pozza verdastra di acqua melmosa e probabilmente un ratto mutante di 40 kg mi avrebbe divorato senza che nessuno se ne accorgesse. Povero fiume. Sono andato un po’ avanti e ho trovato una specie di spiazzo in cui raccogliere sassi. Un centinaio di metri più in là doveva esserci un bel posto per i picnic, si vedevano molte persone, bambini che giocavano a palla e tutto quanto. Dopo cinque minuti una famiglia se n’è andata, caricando su un furgoncino una griglia, degli sgabelli e un sacco di altra roba. C’erano anche tre bambini, sui sette-dieci anni. Mi hanno fatto pensare a quando avevo quell’età, e venivo al fiume in bicicletta con gli amici. Ho iniziato senza accorgermene a cantare Il ragazzo della via Gluck: me l’aveva insegnata mio padre, la cantavamo insieme quando mi portava con sé a raccogliere lumache. E a partire da questo ricordo è scattato, nella mia mente, uno di quei momenti in cui rivedi una dopo l’altra delle scene della tua vita che tenevi nascoste da sempre, e ora pur di uscire si aggrappano anche alla più flebile associazione di idee, e ti si scaraventano addosso come un fiume in piena. La sensazione è la stessa di quando sogni di essere inseguito da una moltitudine di persone, e di non riuscire a correre: ti senti soffocare, senti tutte le loro voci accavallarsi nella tua testa, e gridano sempre di più, sempre più forte, e a un certo punto non riesci più nemmeno a pensare, puoi solo tapparti le orecchie e cercare di non soffocare...
Sono tornato a casa ascoltando i Kings of Convenience. Per strada sembravo un pazzo: ero assalito dai moscerini, che non so bene per quale motivo avevano deciso di seguirmi, e starnutivo per via dell’allergia in un fazzoletto di carta che chiedeva pietà.
Sarò rimasto fuori per un’ora e mezza, non di più, ma a voler vedere oggi è stata una delle mie migliori pasquette.

La vostra com’è andata?

sabato 31 marzo 2007

Mi faccio il fisic du rol (sic)

Oggi sono andato con Andrea a comprare un po’ di muscoli in un negozio di sport. Per quaranta euro scarsi ho portato a casa:

-n.1 set di 2 manubri con dischi, peso fino a 20kg totali;
-n.1 tappetino di spugna per fare gli addominali;
-n.1 coso per potenziare la stretta della mano.

Da lunedì il mio piano di allenamento sarà regolare e intensivo. L’obiettivo è scendere sotto la soglia degli 80kg entro giugno. Fattibilissimo. Dalla settimana prossima farò 3 giorni in piscina (2 di corso e 1 per conto mio), e 3-4 giorni a settimana di pesi, alternando i vari gruppi muscolari da un giorno all’altro, seguendo pressappoco la scheda che avevo in palestra.
Per quanto riguarda l’alimentazione, seguirò le seguenti, semplicissime regole:
- un massimo di 2 dolci a settimana. Non sono considerati dolci gelato alla frutta, merendine ai cereali tipo Fitness o roba simile, miele, marmellata, cioccolata calda; (lista in continuo aggiornamento)
- pesce almeno 3 volte a settimana, carne solo dopo gli allenamenti e in porzioni moderate;
- pizza ogni 2 settimane, non di più.
- formaggio max ogni 3 giorni (la Philadelphia Light e le mozzarelline sono permessi anche tutti i giorni);
- basta con i piatti di pasta versione Bud Spencer. La regola sarà: “Se non riesco a mescolarla senza sporcare la tovaglia vuol dire che è troppa.”
- niente alcool durante i pasti (nota: pizza e birra sono indivisibili, quindi non conta.)
- niente abbuffate a colazione: cornflakes oppure pane e marmellata/miele, e non prima uno e poi l’altro.
- Dopo una colazione moderata, è bene uno spuntino a metà mattina (seconda colazione), preferibilmente una banana o altro frutto; in mancanza di frutta anche le merendine ai cereali possono andar bene;
- basta con la terza colazione al bar;
- a pranzo in università: se al bar con amici, insalatona o caprese (assolutamente vietato qualsiasi tipo di panino); se al distributore, tramezzino senza maionese + (opzionale) merendina ai cereali.
- a merenda (solo se necessaria a prevenire svenimento improvviso): un frutto, o se non ne ho, merendina ai cereali o gelato alla frutta.

Mi sento già più in forma...


Verso sera sono andato a trovare mia madre in ospedale (niente di grave, tranquilli) e ho parcheggiato la macchina nel parcheggio coperto dell’Italmark. Sono uscito dall’ospedale alle 20.15, e il parcheggio era chiuso: la mia Bravo è ancora là ad aspettarmi. Domani pomeriggio vado a riprenderla.

martedì 27 marzo 2007

il Virus Invitation: bufala

Come molti, ho ricevuto oggi una mail che invita a stare attenti a un presunto virus che girerebbe in una mail intitolata "invitation" o "invito". Col mio solito piglio, prima di inoltrare a tutti i miei contatti la mail di avvertimento sono andato a controllare in internet, la cosa mi puzzava un po' di bufala... e in effetti:

http://www.attivissimo.net/antibufala/attenzione_virus/titolobufalovirus.htm

La versione della mail che ho ricevuto io parla di un virus che apre una torcia olimpica (?!?!?!?!) che brucia il disco duro (sic!!!) accedendo alla porzione di disco dove l'informazione vitale è nascosta (sic!?!). Non esiste niente del genere, ok? Metteveti l'animo in pace. Se mai riceverete una mail intitolata "invitation" da un vostro contatto, o altre strane mail, basta che seguiate la solita regoletta di non aprire allegati sospetti, e teniate sempre un antivirus attivo a controllare che tutto sia ok.
La cosa più sorprendente è che questa mail gira tuttora nonostante, secondo il sito che ho linkato, sia stata diffusa già nel gennaio '06! Possibile, dico io, che certe cose siano così dure a morire?!
Come già mi è capitato di fare, ho inviato una mail a tutti i conttti presenti nella mail che ho ricevuto io, avvertendoli della bufala... spero la mia mail sia arrivata prima di una ulteriore diffusione di questa catena (eh si, non è altro che l'ennesima, inutile catena!)...

So che molti di voi si sentono in dovere di inoltrare subito avvisi di questo tipo a tutti i contatti, con l'intento encomiabile di salvare molte vite; qualcuno forse lo fa addirittura per noia, chi lo sa. Ma date retta a me, evitate di inoltrare mail del genere, non fate altro che spammare i vostri amici e distribuire in giro indirizzi mail altrui - col rischio di esporli ad altro spam ancora più noioso.
Se potete, e se ne avete voglia, diffondete il messaggio. E soprattutto, ragazzi, prima di diffondere questo tipo di mail, INFORMATEVI!

Detto questo, vi saluto.

domenica 18 marzo 2007

I Cereali che venivano dal freddo

Ogni mattina mentre faccio colazione mi leggo il retro dei cornflakes: le informazioni nutrizionali, gli ingredienti, tutto quanto. Ieri mia madre mi ha comprato dei corkflakes di una marca di Cremona, poco diffusa. Quello che c'è dentro è molto buono, la confezione lascia un po' a desiderare ma a me va bene così: è meglio che investano sulla qualità del prodotto. Però, certe cose... ah, certe cose potrebbero evitarle! Come dicevo, leggo sempre il retro, dove questa confezione in particolare riporta in modo molto chiaro la tabella nutrizionale e gli ingredienti, in ben 12 lingue. Uno spasso per un linguista come me. Quando ho questo tipo di confezione mi metto a confrontare le varie parole nelle diverse lingue, cerco similarità, regole, insomma mi perdo via come un bambino. La prima cosa che balza all'occhio, su questa confezione, è che per rendere la lettura più facile hanno individuato ogni lingua con la bandiera dello stato in cui è parlata (per dirla grossolanamente). Quindi la prima cosa che ho fatto è stata cercare qualche bandiera conosciuta. C'è quella rumena, turca, ce n'è di ogni, ma non trovavo quella russa, e mi pareva strano. Poi, guardando bene, ecco che mi vedo questa bandiera:



Ma come?! Possibile che in quel di Cremona non sia ancora giunta notizia del crollo dell'URSS? E ora chi glielo dice? O forse è meglio far finta di nulla, un po' come nel film Goodbye Lenin?...
Ebbene no! Armato di buona volontà, ho cercato il sito della società in questione, e all'indirizzo mail ho inviato la seguente, lapidaria, robertiana lettera:

Oggetto: cereali sovietici
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Gentile XXX SpA,
acquisto abitualmente i vostri cereali "YYY", che ritengo decisamente di qualità superiore. Ho notato oggi, curiosamente, che tra le varie tabelle nutrizionali e consigli per l'uso in lingua straniera avete inserito la versione in lingua russa sotto la bandiera dell'ormai ex URSS (tutta rossa, falce e martello...). Scioccato, sono corso a leggere la data di scadenza, temendo di aver appena ingerito una manciata di cereali anni ottanta. Per fortuna, si tratta solo di un vostro piccolo... scivolone storico.
Non sarebbe opportuno sostituire la bandiera con quella attuale della Russia? In fondo, sono passati circa 17 anni.

Di nuovo complimenti per la qualità dei vostri prodotti, vi auguro buon lavoro.

Vostro fedele consumatore,
Roberto Benvenuti
"

Se mai questa strampalata mail riceverà una risposta, non esiterò a pubblicarla, sempre qui, sempre sul vostro affezionato blog.