- Hai letto che bella notizia? Finalmente siamo amici di Gheddafi!
- Ma Gheddafi è un dittatore. Perché dovrei essere suo amico?
- Che te frega se è dittatore. Per il petrolio ci fa comodo. Vedi che Berlusconi alla fine ci sa fare?
- Mah. A me questa cosa del petrolio lascia un po' così. Non è meglio puntare su altro, su qualcosa di più pulito e casalingo?
- Beh, il Presidente ha pensato anche a questo. Torneremo al nucleare.
- Ecco, sì, appunto. Qualcosa di meno pericoloso magari?
- E insomma, quante pretese. Chi si accontenta, gode.
- O muore. E il solare?
- Troppo costoso.
- Cinque centrali nucleari costano forse di meno?
- No, ma producono più.
- Certo, più di quanta ce ne serva. E sarà fruibile fra quindici anni. E nel frattempo? E i rifiuti tossici e radioattivi dove li metteremo?
- Pagheremo altri paesi perché ce li smaltiscano. Che ne so.
- Ma allora ci costerà più del petrolio, che razza di investimento è?
- Senti, hai rotto con tutte 'ste domande. Berlusconi fa solo ed esclusivamente gli interessi degli italiani, dovresti saperlo. Lui lo dice sempre.
- Sì sì. Ma con il lodo Alfano e con le intercettazioni che c'entrano gli italiani?
- Basta con ste domande! Discutere con te è inutile. Se non ti piace il suo metodo, allora cambia cittadinanza.
- Eh, quasi quasi.
Visualizzazione post con etichetta scene di vita quotidiana. Mostra tutti i post
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giovedì 11 giugno 2009
domenica 15 febbraio 2009
Eutanasia di un blog? Col cavolo!
Mi stupisco della resistenza di codesto blog. E’ da più di tre mesi che non pubblico qualcosa e continuo ad avere gli stessi sei lettori di prima. Ma che fate, voi sei, rileggete a ciclo continuo gli stessi post? C’è qualche passaggio che non capite o vi è forse andato in stand-by il nervo ottico?
Comunque, dopo essermi quasi deciso per una eutanasia di inparallelo (va molto di moda negli ultimi tempi), ho consultato le più alte personalità del mondo letterario e su loro consiglio, nonché dopo attente riflessioni, ho scelto di resistere e tenere in vita la mia creazione. La forza emotiva di tale decisione è stata tale che senza neanche accorgermene mi sono alzato di scatto con i pugni stretti, le labbra serrate, le sopracciglia corrucciate e le unghie sporche e ho gridato: «No! Inparallelo non morirà! A costo di scrivere di notte, a costo di pubblicare un post ogni tre mesi non abbandonerò i miei fedeli lettori! Giammai!»*
Quindi eccomi qui, se non altro per rassicurare voi sei nullafacenti: potrete continuare a cazzeggiare su inparallelo. Colgo l'occasione per rimandare tutti gli altri al mese prossimo, quando si spera avrò più tempo da dedicare alla mia attività altamente intellettuale di blogger.
* I più attenti si chiederanno come abbia fatto il sottoscritto a gridare con le labbra serrate. Come in altri casi, mi rifugio dietro l’abusata e ormai lisa licenza poetica, amica degli illetterati ancor più che dei poeti.
Comunque, dopo essermi quasi deciso per una eutanasia di inparallelo (va molto di moda negli ultimi tempi), ho consultato le più alte personalità del mondo letterario e su loro consiglio, nonché dopo attente riflessioni, ho scelto di resistere e tenere in vita la mia creazione. La forza emotiva di tale decisione è stata tale che senza neanche accorgermene mi sono alzato di scatto con i pugni stretti, le labbra serrate, le sopracciglia corrucciate e le unghie sporche e ho gridato: «No! Inparallelo non morirà! A costo di scrivere di notte, a costo di pubblicare un post ogni tre mesi non abbandonerò i miei fedeli lettori! Giammai!»*
Quindi eccomi qui, se non altro per rassicurare voi sei nullafacenti: potrete continuare a cazzeggiare su inparallelo. Colgo l'occasione per rimandare tutti gli altri al mese prossimo, quando si spera avrò più tempo da dedicare alla mia attività altamente intellettuale di blogger.
* I più attenti si chiederanno come abbia fatto il sottoscritto a gridare con le labbra serrate. Come in altri casi, mi rifugio dietro l’abusata e ormai lisa licenza poetica, amica degli illetterati ancor più che dei poeti.
si trova in
Notizie Flesh (sic),
scene di vita quotidiana,
sic et simpliciter
martedì 16 settembre 2008
Latinismi
– Andiamo via, non mi piace qui.
– Perché?
– Non so, ho un senso di… non so. Troppo spazio, troppo… non so. Mi sa che ho l’horror falqui.
– Scema. Si dice horror evacui. Falqui è una caramella.
– Ah. È buona almeno?
– Bah. A me non piace.
– Disgustibus nordest disputandum.
– Di nuovo col latino. Ma chi te l’ha insegnato?
– Ma sì, per sentito dire.
– Figurati. Comunque si dice disgustibus modestis mutandum.
– Ah. Che ignorante! Te si che ci sai fare.
– Eh. Ho studiato, io.
– Perché?
– Non so, ho un senso di… non so. Troppo spazio, troppo… non so. Mi sa che ho l’horror falqui.
– Scema. Si dice horror evacui. Falqui è una caramella.
– Ah. È buona almeno?
– Bah. A me non piace.
– Disgustibus nordest disputandum.
– Di nuovo col latino. Ma chi te l’ha insegnato?
– Ma sì, per sentito dire.
– Figurati. Comunque si dice disgustibus modestis mutandum.
– Ah. Che ignorante! Te si che ci sai fare.
– Eh. Ho studiato, io.
si trova in
Dialoghi,
Saggezza Popolare,
scene di vita quotidiana
giovedì 31 luglio 2008
Il Sequel che non ti aspetti
Ho scoperto di avere il pollice verde. L’ho notato stamattina nel fare colazione: una macchia verdastra che parte dall’attaccatura del dito e arriva su fino all’unghia. Ho provato a toglierla, lavandomi con il detersivo per piatti, ma niente da fare. Ho provato anche con il Vim: niente. La macchia si è come impossessata del mio dito, mi è entrata nella pelle, nella carne. Ce l’ho nel sangue. C’era da aspettarselo: Mamma ha sempre fatto la fiorista, queste cose sono ereditarie. Mi chiedo perché si sia fatto viva solo ora, a ventisei anni suonati. Sarà che proprio oggi, trentuno di luglio, ore dieci all’una, Mamma ha ufficialmente iniziato i lavori per il nuovo negozio in piazza.
Strana la ciclicità della vita. Quello è stato il suo primo negozio, quello da dove ha iniziato. Vendeva fiori secchi, a quei tempi andavano di moda. È stata la prima qui in zona a fare certe acrobazie stilistiche con i fiori finti secchi e veri. Dopo una decina d’anni ha venduto il negozio, ne ha preso un altro. Poi si è spostata di nuovo, a lavorare come dipendente, poi di nuovo, all’ingrosso. Una sorta di meteora. Infine salta fuori che la proprietaria del suo primo negozio ha deciso di vendere. E qui ecco che Mamma, che con un coupe de teatre niente male, da un giorno all’altro mi viene a dire che torna in piazza, al suo vecchio negozio. Mamma due: il ritorno.
Detto questo, domattina – leggi: stanotte – parto per il mare in compagnia di una mezza febbricitante morosa. Non vedo una spiaggia sabbiosa da sei anni circa, ma quest’estate ho finito gli esami, un piccolo premio ci sta. Mica due settimane, che credete: solo tre notti, tempo di arrivare, bagnarci i piedi e scottarci le spalle facendo un castello di sabbia, per il quale abbiamo appositamente comprato secchiello, paletta e rastrello. E mica in Calabria o Sardegna, che credete: si va a Bibione, che se non stai attento pure il Word te lo storpia in Bilione. Ma più di così non chiedo. Quello che conta, in fondo, è la compagnia, e cambiare aria un paio di giorni.
Così, sono passato per salutarvi prima della partenza, ma soprattutto per darvi un appuntamento. La settimana prossima, su questo blog arriva una nuova miniserie a puntate:
Strana la ciclicità della vita. Quello è stato il suo primo negozio, quello da dove ha iniziato. Vendeva fiori secchi, a quei tempi andavano di moda. È stata la prima qui in zona a fare certe acrobazie stilistiche con i fiori finti secchi e veri. Dopo una decina d’anni ha venduto il negozio, ne ha preso un altro. Poi si è spostata di nuovo, a lavorare come dipendente, poi di nuovo, all’ingrosso. Una sorta di meteora. Infine salta fuori che la proprietaria del suo primo negozio ha deciso di vendere. E qui ecco che Mamma, che con un coupe de teatre niente male, da un giorno all’altro mi viene a dire che torna in piazza, al suo vecchio negozio. Mamma due: il ritorno.
Detto questo, domattina – leggi: stanotte – parto per il mare in compagnia di una mezza febbricitante morosa. Non vedo una spiaggia sabbiosa da sei anni circa, ma quest’estate ho finito gli esami, un piccolo premio ci sta. Mica due settimane, che credete: solo tre notti, tempo di arrivare, bagnarci i piedi e scottarci le spalle facendo un castello di sabbia, per il quale abbiamo appositamente comprato secchiello, paletta e rastrello. E mica in Calabria o Sardegna, che credete: si va a Bibione, che se non stai attento pure il Word te lo storpia in Bilione. Ma più di così non chiedo. Quello che conta, in fondo, è la compagnia, e cambiare aria un paio di giorni.
Così, sono passato per salutarvi prima della partenza, ma soprattutto per darvi un appuntamento. La settimana prossima, su questo blog arriva una nuova miniserie a puntate:
Foche da Spiaggia
(Stare a Galla Beach)
Per i fan di Stare a Galla, un appuntamento da non perdere. Per chi non sa di cosa sto parlando, beh, è ora di farsi una (bassa*) cultura.
Non perdetevela!
Kapla
*mi riferisco al fatto che qua e là, rileggendo i post, ho trovato errori grammaticali di ogni sorta. Mi scuso con il lettore, ma le condizioni in cui scrivevo non mi permettevano di fare di meglio. (Uscirà presto una raccolta scaricabile della serie, riveduta e aggiornata, con note dell'autore.)
si trova in
Notizie Flesh (sic),
scene di vita quotidiana
martedì 24 giugno 2008
Stitichezza di penna
Otto mesi... otto mesi per tornare a scrivere! Quasi un parto, insomma. Direte, che ci voleva? Avete ragione, ma non è che mi sia mai sentito costretto a scrivere, mettiamo le cose in chiaro. E se ora lo faccio è solo con lo spirito col quale uno stitico affronta il gabinetto dopo una settimana di astinenza: con quel sentimento misto di gioia e dolore. Che ci volete fare, uno la fa quando ha lo stimolo e basta. Inutile forzare le cose. Forse il mio problema è proprio questo: sono uno stitico di penna. Avessi nello scrivere la stessa regolarità che ho nel... Ecco! Torno dopo mesi e mesi e mi metto a parlare di cacca! Doveva essere un ritorno trionfale, si è trasformato in uno sfogo intestinale. Beh, accontentatevi. E se proprio non vi va giù, tappatavi il naso.
Ma cominciamo, che è ora. Di nuovo direte: beh, ne avrai da raccontare di avventure. E come no, posso quasi elencarle. Anzi, senza quasi: ve le elenco proprio, in modo molto professionale, con rigoroso ordine cronologico sparso e commento inutile dell'autore...
1. dopo un inverno fiacco, in primavera ho seguito un corso di primo soccorso; (noto delle scene di panico tra il pubblico, ma tate tranquilli, non ho lo stomaco per esercitare sulle ambulanze...)
2. ho trovato lavoro nei weekend come cassiere al Grancasa; (espressione stupita: Finalmente lavori anche tu, lazzarone!)
3. mi sono licenziato dopo un mese; (Sento laggiù in fondo qualcuno che commenta "Lo sapevo". Fingo di non sentire.)
4. dopo un paio di settimane ho trovato lavoro full-time in una libreria Giunti; (Colpo di scena!)
5. mi sono licenziato dopo 21 giorni; (Ehm...)
6. ho trovato la morosa più bella del mondo; (sono costretto a scriverlo: tiene due miei libri in ostaggio*.)
7. Ho ricominciato ad andare in palestra; (Il pubblico sorride e si aspetta dei risultati visibili.)
8. sono ingrassato due chili; (il pubblico, si batte la testa: "Sei senza speranze")
9. ho rinviato la tesi; (su questo non ho niente da dichiarare)
10. ho rinviato la tesi per la seconda volta; (su questo non ho niente da dichiarare)
11. dopo anni ho ceduto e mi sono abbonato di nuovo a Men's Health. (Esperimento fuori programmazione: il pubblico fedele visualizzi una copertina a caso di suddetto mensile. Risultato: la copertina ritrae un figone a dorso nudo accanto a un golden retriever; i due corrono su una spiaggia e NON sudano.)
12. uno ad uno, quasi a voler prolungare l'agonia del sottoscritto, i miei pesci mi hanno abbandonato. L'acquario giace al solito posto, l'acqua a mezz'asta, immobile.
Questo è quanto. Ho dimenticato di citare qualcosa, qualcos'altro è stato tralasciato volontariamente. Aggiungo una cosina: se date un'occhiata a destra notate una sorta di vetrina con dei libri. E' un servizio del sito aNobii.com, di cui parlerò prossimamente. Chi è curioso vada a dare un'occhiata.
1. dopo un inverno fiacco, in primavera ho seguito un corso di primo soccorso; (noto delle scene di panico tra il pubblico, ma tate tranquilli, non ho lo stomaco per esercitare sulle ambulanze...)
2. ho trovato lavoro nei weekend come cassiere al Grancasa; (espressione stupita: Finalmente lavori anche tu, lazzarone!)
3. mi sono licenziato dopo un mese; (Sento laggiù in fondo qualcuno che commenta "Lo sapevo". Fingo di non sentire.)
4. dopo un paio di settimane ho trovato lavoro full-time in una libreria Giunti; (Colpo di scena!)
5. mi sono licenziato dopo 21 giorni; (Ehm...)
6. ho trovato la morosa più bella del mondo; (sono costretto a scriverlo: tiene due miei libri in ostaggio*.)
7. Ho ricominciato ad andare in palestra; (Il pubblico sorride e si aspetta dei risultati visibili.)
8. sono ingrassato due chili; (il pubblico, si batte la testa: "Sei senza speranze")
9. ho rinviato la tesi; (su questo non ho niente da dichiarare)
10. ho rinviato la tesi per la seconda volta; (su questo non ho niente da dichiarare)
11. dopo anni ho ceduto e mi sono abbonato di nuovo a Men's Health. (Esperimento fuori programmazione: il pubblico fedele visualizzi una copertina a caso di suddetto mensile. Risultato: la copertina ritrae un figone a dorso nudo accanto a un golden retriever; i due corrono su una spiaggia e NON sudano.)
12. uno ad uno, quasi a voler prolungare l'agonia del sottoscritto, i miei pesci mi hanno abbandonato. L'acquario giace al solito posto, l'acqua a mezz'asta, immobile.
Questo è quanto. Ho dimenticato di citare qualcosa, qualcos'altro è stato tralasciato volontariamente. Aggiungo una cosina: se date un'occhiata a destra notate una sorta di vetrina con dei libri. E' un servizio del sito aNobii.com, di cui parlerò prossimamente. Chi è curioso vada a dare un'occhiata.
Come emerso dagli ultimi post (risalenti al 23 a.C. circa), si preannunciano alcune novità formali e contenutistiche all'interno del blog, a cui l'autore sta tuttora lavorando**.
a presto,
robi
*Cecità, di Josè Saramago, e Firmino, di Sam Savage.
**Negli ultimi periodi sintattici il linguaggio dell'Autore si è fatto forbito e ampolloso, nonché estremamente fuori luogo. L'origine di tali atrocità linguistiche risiede nello studio giornaliero del manuale di Storia dell'Arte.
si trova in
scene di vita quotidiana,
sic et simpliciter
domenica 28 ottobre 2007
A volte ritornano...
Maria. L’ultimo ricordo che avevo di lei era di una bambina di tre, quattro anni, piccoletta, grassottella e bionda, che mi inseguiva lungo il portico di casa con una caccola sul dito. Io scappavo schifato: ho sempre avuto lo stomaco debole per queste cose, e quella caccola era davvero enorme. Alla fine del portico mi nascosi dietro una porta socchiusa, per cercare di sfuggirle. Lei mi vide, si fermò lì davanti e si mise il dito – e la caccola – in bocca. Poi scappò via, lasciandomi lì immobile a sfidare i conati di vomito.
L’ho rivista venerdì, dopo una quindicina d’anni. La prima immagine che mi è venuta alla mente nel riconoscerla è stata di nuovo quella bambina che mi inseguiva con la caccola sul dito. Poi, il flusso di pensiero è andato dove era giusto che andasse: dritto dritto a Pamela Anderson in Baywatch.
L’ho rivista venerdì, dopo una quindicina d’anni. La prima immagine che mi è venuta alla mente nel riconoscerla è stata di nuovo quella bambina che mi inseguiva con la caccola sul dito. Poi, il flusso di pensiero è andato dove era giusto che andasse: dritto dritto a Pamela Anderson in Baywatch.
Come cambiano le persone nel giro di quindici anni...
E voi, quali sono stati gli incontri in stile Carrà che vi sono rimasti più impressi?
p.s. Notiziola Flesh: Stiamo lavorando per voi al nuovo blog (o forse, ai nuovi blog?) firmati inparallelo... Per il momento la natura di tali creature della notte rimane segreto di stato!
rb
domenica 30 settembre 2007
Anno Nuovo Vita Nuova
Dite quel che volete, ma per quanto mi riguarda il vero inizio dell’anno cade il primo di ottobre, con l’inizio dell’anno accademico. Mica il primo di gennaio, che razza di data è il primo gennaio? Sta dritta nel mezzo delle feste, e se non fosse che hai la testa che ti gira dalla notte prima, manco ti accorgeresti che c’è. Anzi, il più delle volte il primo di gennaio lo passi a letto a riprendere le forze, quindi l’anno l’inizi il due. È un po’ come dire che la giornata inizia a mezzanotte; sarà così per il calendario e per l’orologio, ma andiamo, alla fine la giornata inizia quando ti svegli, non diciamo cavolate.
Domani è il primo di ottobre, e questo per me e per molti significa: anno nuovo, vita nuova.
Domani è il primo di ottobre, e questo per me e per molti significa: anno nuovo, vita nuova.
Anno nuovo, vita nuova, testa nuova. Oggi mi sono tagliato i capelli. Alcuni diranno “finalmente!” (mia nonna), altri scoppieranno a piangere (il coccodrillo della vicina... a proposito, qualcuno l'ha vista ultimamente?), altri ancora si diranno “beh e allora?”. Esatto. Quello che conta veramente è che in fin dei conti chi se ne frega se mi sono tagliato i capelli: la barba rimane.
Anno nuovo, vita nuova, vecchio blog. Ma ancora per poco… ebbene si, chiudo baracca e burattini. Ho trovato altro da fare. Roba grossa, molto grossa. Mi hanno assunto giù in città, al circo, a pulire le cacche degli elefanti…
Ok. Circo a parte, ho intenzione di rinnovare il blog da capo a piedi. Indirizzo nuovo, aspetto ultra accattivante, forse cambierà anche il titolo, chissà (in effetti è già dal secondo post mesi fa che ha perso quel poco senso che aveva, ma infondo mi ci ero già abituato…).
Perché tutto questo trambusto? Bah. Sono incostante, è la mia natura. Mi annoio facilmente, ho bisogno ogni volta di stimoli nuovi, si tratti anche solo cambiare il colore di una parete. (Ecco perché camera mia sta diventando sempre più piccola, a forza di tinteggiare ho delle tramezze di 70cm.)
Anno nuovo, vita nuova, si diceva. Stimoli nuovi? Speriamo proprio...
Alla prossima
p.s. Il perché della frittata pasticciata che ho scritto qui sopra? Bah, non mi andava di lasciare settembre a secco di post. Tutto qui.
Anno nuovo, vita nuova, vecchio blog. Ma ancora per poco… ebbene si, chiudo baracca e burattini. Ho trovato altro da fare. Roba grossa, molto grossa. Mi hanno assunto giù in città, al circo, a pulire le cacche degli elefanti…
Ok. Circo a parte, ho intenzione di rinnovare il blog da capo a piedi. Indirizzo nuovo, aspetto ultra accattivante, forse cambierà anche il titolo, chissà (in effetti è già dal secondo post mesi fa che ha perso quel poco senso che aveva, ma infondo mi ci ero già abituato…).
Perché tutto questo trambusto? Bah. Sono incostante, è la mia natura. Mi annoio facilmente, ho bisogno ogni volta di stimoli nuovi, si tratti anche solo cambiare il colore di una parete. (Ecco perché camera mia sta diventando sempre più piccola, a forza di tinteggiare ho delle tramezze di 70cm.)
Anno nuovo, vita nuova, si diceva. Stimoli nuovi? Speriamo proprio...
Alla prossima
p.s. Il perché della frittata pasticciata che ho scritto qui sopra? Bah, non mi andava di lasciare settembre a secco di post. Tutto qui.
p.p.s. Ai Fedelissimi che si fanno arrivare le mail con i miei preziosi post: visti i problemi di visualizzazione (ma forse qualcuno di voi pensava che scrivessi effettivamente in turco) vedrò di sistemare la cosa come posso. Ovvero toglierò il servizio e vi costringerò a visitare inutilmente il blog in cerca di nuovi post, così da far salire le visite...
giovedì 9 agosto 2007
L'affare Rubik
Da un mese a questa parte sono diventato maestro – si fa per dire – nel risolvere il cubo di Rubik. Tutto è partito dall’aver rivisto La Ricerca della Felicità di Muccino due settimane fa. C’è una scena in cui Will Smith sale in taxi con il direttore dell’azienda in cui vorrebbe lavorare. Il tizio ha in mano un cubo di Rubik e non riesce a risolverlo e, guarda caso, Will pare essere un genietto della matematica e della logica. Dice di saperlo risolvere e il direttore, dubbioso, lo sfida: per tutto il viaggio in taxi si vede Smith muovere le mani intorno al cubo con un'espressione affaticata e dolorante sul viso, sbuffando e sudando, tale e quale a uno stitico al bagno. Il direttore, seduto lì di fianco, lo incita e sbuffa e suda a sua volta. Nel vedere tale scena ho pensato subito di comprarmene uno: se veramente faceva sudare così tanto avrei potuto usarlo al posto della cyclette.Poi, aprendo per caso l’ultimo cassetto della scrivania per cercare un cd, ho scoperto di avere un cubo di Rubik bell’e pronto lì che mi aspettava...
Era di mio padre, risale a fine anni ’80, pensate un po’. Il cubo era uscito da pochi anni in commercio, e a mio padre piacevano queste cose curiose. Ricordo che da piccolo perdevo intere giornate a completare un lato, disfarlo e completarlo di nuovo. Poi, un giorno in cui ero a casa da solo (i miei mi lasciavano da solo senza timore: ero tranquillo e pacioccone come un piccolo Buddha. L’unica cosa di cui dovevano preoccuparsi era che svuotassi la dispensa dei dolci…) un giorno, dicevo, durante una delle mie ispezioni in cucina, cercando la felicità in una scatola di biscotti, scoprii un foglietto striminzito nascosto sul fondo di un cassetto. Un foglio a quadretti, piegato in quattro, con gli angoli stropicciati. Lo aprii, curioso ma non troppo (pensavo ancora ai biscotti) e senza neanche accorgermene mi ritrovai in mano le soluzioni al cubo di Rubik.
Tramandate da collega a collega nel megaufficio di mio padre, scritte a mano da un misterioso, primordiale risolutore, forse l’ungherese Rubik in persona, erano giunte fino a me come un dono divino. Schemi, disegni, sigle, quel foglietto aveva per me lo stesso fascino che può avere ora un codice di Leonardo. Tentai di capirci qualcosa, ma era scritto in una sorta di linguaggio cifrato. Pensai che fosse per evitare che cadesse in mani nemiche, o qualcosa del genere. La sera chiesi chiarimenti a mio padre: mi disse con aria misteriosa che quelle erano “le Soluzioni”. Disse che quel foglietto gli era stato dato in segreto da un collega, che l’aveva ricevuto tramite piccione viaggiatore da un cugino straniero, che l’aveva copiato di nascosto dall'esemplare che un rivoluzionario francese aveva rubato di soppiatto a qualcun altro. Giravano copie segrete del Foglietto, e chiunque ne fosse in possesso aveva l’obbligo morale di farne almeno una copia e tramandarlo a una persona di fiducia. Io rimasi a bocca aperta, mi sentii parte di un complotto internazionale. Probabilmente aveva a che fare con la Russia: se ne parlava così tanto in quel periodo, e in televisione si vedeva sempre quel signore con quella macchia ridicola in testa...
Fatto sta che il giorno dopo il Foglietto era scomparso. Lo cercai dappertutto, svolsi una dettagliata ricerca nei cassetti della cucina, negli scaffali in sala, mi arrampicai sulle più alte seggiole, mi infilai nelle più impervie intercapedini di casa, rischiai la vita più di una volta in quella che era ormai diventata la mia personale caccia al tesoro. Niente da fare, il Foglietto era sparito. Pensai subito ai russi, pensai subito a quell’uomo con la macchia sulla testa. Si, uno con una macchia sulla testa e quello sguardo arcigno non può che stare dalla parte dei cattivi. Rispolverai la quasi dimenticata pistola Condor ad aria compressa e iniziai un programma di addestramento duro, faticoso, necessario, che interruppi solo per una altrettanto necessaria pausa per la merenda. La sera chiesi a mio padre se sapesse che fine aveva fatto il Foglietto, e rimasi attonito quando mi accusò di averlo perso. Disse che la dovevo smettere di curiosare nei suoi cassetti. Fui accusato di un crimine che non avevo commesso, venni ingiustamente torturato, lasciato senza cibo, rinchiuso in una camera di isolamento. A nulla valsero le parole, le prove della mia innocenza, no, non valsero a nulla, a nulla...
Quasi vent’anni dopo, quasi due mesi fa, ritrovo nel cassetto lo stesso cubo, sempre uguale, ma il Foglietto in tutto questo tempo ne ha fatta di strada, è stato tramandato, copiato, tradotto, e via internet è diventato alla portata di tutti. Quel rompicapo che a prima vista sembra irrisolvibile, quell’oggetto colorato avvolto nel mistero, ecco che nel giro di una settimana è diventato un passatempo di pochi minuti, che faccio e sfaccio almeno tre volte al giorno. Ed ecco che quel codice segreto che tanto mi aveva affascinato mi è ora così famigliare che potrei riscriverlo a memoria. Ma sarebbe inutile scrivere un altro Foglietto: è tutto qui, in internet, a disposizione di chiunque. Niente più foglietti misteriosi e affascinanti su cui creare delle storie, niente più rompicapi irrisolvibili, c’è una ricetta pronta per tutto.
Avevo intenzione di chiudere questo post con i link alle soluzioni del Cubo, ma sarebbe troppo facile. Cercatevelo da soli il vostro Foglietto.
A presto
Robi
Era di mio padre, risale a fine anni ’80, pensate un po’. Il cubo era uscito da pochi anni in commercio, e a mio padre piacevano queste cose curiose. Ricordo che da piccolo perdevo intere giornate a completare un lato, disfarlo e completarlo di nuovo. Poi, un giorno in cui ero a casa da solo (i miei mi lasciavano da solo senza timore: ero tranquillo e pacioccone come un piccolo Buddha. L’unica cosa di cui dovevano preoccuparsi era che svuotassi la dispensa dei dolci…) un giorno, dicevo, durante una delle mie ispezioni in cucina, cercando la felicità in una scatola di biscotti, scoprii un foglietto striminzito nascosto sul fondo di un cassetto. Un foglio a quadretti, piegato in quattro, con gli angoli stropicciati. Lo aprii, curioso ma non troppo (pensavo ancora ai biscotti) e senza neanche accorgermene mi ritrovai in mano le soluzioni al cubo di Rubik.
Tramandate da collega a collega nel megaufficio di mio padre, scritte a mano da un misterioso, primordiale risolutore, forse l’ungherese Rubik in persona, erano giunte fino a me come un dono divino. Schemi, disegni, sigle, quel foglietto aveva per me lo stesso fascino che può avere ora un codice di Leonardo. Tentai di capirci qualcosa, ma era scritto in una sorta di linguaggio cifrato. Pensai che fosse per evitare che cadesse in mani nemiche, o qualcosa del genere. La sera chiesi chiarimenti a mio padre: mi disse con aria misteriosa che quelle erano “le Soluzioni”. Disse che quel foglietto gli era stato dato in segreto da un collega, che l’aveva ricevuto tramite piccione viaggiatore da un cugino straniero, che l’aveva copiato di nascosto dall'esemplare che un rivoluzionario francese aveva rubato di soppiatto a qualcun altro. Giravano copie segrete del Foglietto, e chiunque ne fosse in possesso aveva l’obbligo morale di farne almeno una copia e tramandarlo a una persona di fiducia. Io rimasi a bocca aperta, mi sentii parte di un complotto internazionale. Probabilmente aveva a che fare con la Russia: se ne parlava così tanto in quel periodo, e in televisione si vedeva sempre quel signore con quella macchia ridicola in testa...
Fatto sta che il giorno dopo il Foglietto era scomparso. Lo cercai dappertutto, svolsi una dettagliata ricerca nei cassetti della cucina, negli scaffali in sala, mi arrampicai sulle più alte seggiole, mi infilai nelle più impervie intercapedini di casa, rischiai la vita più di una volta in quella che era ormai diventata la mia personale caccia al tesoro. Niente da fare, il Foglietto era sparito. Pensai subito ai russi, pensai subito a quell’uomo con la macchia sulla testa. Si, uno con una macchia sulla testa e quello sguardo arcigno non può che stare dalla parte dei cattivi. Rispolverai la quasi dimenticata pistola Condor ad aria compressa e iniziai un programma di addestramento duro, faticoso, necessario, che interruppi solo per una altrettanto necessaria pausa per la merenda. La sera chiesi a mio padre se sapesse che fine aveva fatto il Foglietto, e rimasi attonito quando mi accusò di averlo perso. Disse che la dovevo smettere di curiosare nei suoi cassetti. Fui accusato di un crimine che non avevo commesso, venni ingiustamente torturato, lasciato senza cibo, rinchiuso in una camera di isolamento. A nulla valsero le parole, le prove della mia innocenza, no, non valsero a nulla, a nulla...Quasi vent’anni dopo, quasi due mesi fa, ritrovo nel cassetto lo stesso cubo, sempre uguale, ma il Foglietto in tutto questo tempo ne ha fatta di strada, è stato tramandato, copiato, tradotto, e via internet è diventato alla portata di tutti. Quel rompicapo che a prima vista sembra irrisolvibile, quell’oggetto colorato avvolto nel mistero, ecco che nel giro di una settimana è diventato un passatempo di pochi minuti, che faccio e sfaccio almeno tre volte al giorno. Ed ecco che quel codice segreto che tanto mi aveva affascinato mi è ora così famigliare che potrei riscriverlo a memoria. Ma sarebbe inutile scrivere un altro Foglietto: è tutto qui, in internet, a disposizione di chiunque. Niente più foglietti misteriosi e affascinanti su cui creare delle storie, niente più rompicapi irrisolvibili, c’è una ricetta pronta per tutto.
Avevo intenzione di chiudere questo post con i link alle soluzioni del Cubo, ma sarebbe troppo facile. Cercatevelo da soli il vostro Foglietto.
A presto
Robi
si trova in
memorabili memorie,
scene di vita quotidiana
giovedì 19 luglio 2007
E alla fine arriva Blund
Non scrivo da secoli. Ho persino disimparato a battere i tasti, ho dimenticato la password per accedere al blog. Gli accessi al blog, tra l’altro, sono giustamente in caduta libera. Me cattivo, me cattivo. Ma non temete, risorgerò dalle ceneri come l’Arabo Felice. No, com’era, l’Araba Fenice, ecco, si.
Comunque. ecco un paio di notiziole per nulla interessanti accadute negli ultimi giorni.
Comunque. ecco un paio di notiziole per nulla interessanti accadute negli ultimi giorni.
Si chiama Blund e diventerà presto il protagonista di una serie di racconti per idioti. E' piccolo e marrone e ha l’aria sbattuta di un orsacchiotto anni ’60. È come un piccolo Winnie the Pooh, ma senza maglietta, più povero e meno gay. È anche più magro, e non ha quella vocina antipatica. Insomma, con Winnie the Pooh non c’entra niente. Lo vedete nella foto qui sotto (che però non rende giustizia: dal vivo sembra molto più sfigato). L'ho comprato ieri all'IKEA. Ovviamente, essendo un prodotto IKEA, per tenere i prezzi bassi me l’hanno venduto a pezzi in una scatola, e me lo sono dovuto cucire da solo… Scherzi a parte, è stupendo. Non sono un amante dei peluche, ma questo è la fine del mondo. Non so, è stata forse quella sua aria da disagiato, da orfanello con la pancia vuota a farmi tenerezza quando l’ho visto nel cassone, uno in mezzo ad altri suoi simili. Ho pensato: questo potrebbe essere l’orsacchiotto che aveva mio nonno da piccolo. Il prezzo, poi, contribuiva a dargli quell’aria da straccione malandato che mi piace tanto: un euro e novantanove, poco più di una fetta di torta di mele al bar dell’IKEA in fondo al reparto.
Anche quella, poi, mi ha fatto tenerezza, là nella vetrinetta dei dolci, una in mezzo ad altre sue simili, pareva mi aspettasse da sempre. Vedendola ho pensato: questa potrebbe essere la fetta di torta che mio nonno ha avanzato nel ’74. Ho preso anche quella e via. Ovviamente, essendo un prodotto IKEA, per tenere i prezzi bassi me l’hanno venduta ancora da preparare…

Bollettino Universitario

Bollettino Universitario
Un'aula senza climatizzatore, una sporca e sudata dozzina di studenti, due ex spie sovietiche: martedì ho tentato per la prima volta lo scritto di russo dell'ultimo anno. Tre ore e mezza di sofferenza in un’auletta surriscaldata dalla tensione, dal sole e dal fiato tabaccoso della mia prof sovietica. È stato un massacro. Dopo solo due ore, cinque di noi erano svenuti; una delle due prof (quella non tabagista) ha iniziato, allo scoccare della terza ora, ad avere allucinazioni mistiche in stile fantozziano: diceva di vedere un enorme gelatone Prezzemolo avvicinarsi e parlarle in modo suadente chiedendole se le andava di mordere il suo biscotto. L’altra prof, quella tabagista, ha abbandonato la sua marca di sigarette preferita (credo fumi le MS ultraheavily strong con filtro absolutely-no-oxygen edizione speciale superfast lungs destroyer…) e ha iniziato a fumarsi dei pacchetti di Air Action Vigorsol, sperando in un effetto rinfrescante. Un massacro, insomma. Al termine dell’esame, undici ricoverati e un compagno di studi perito. Un altro compagno invece pare sia ragioniere, e a dire la verità non so quale sia peggio. Va beh. Fatto sta che dopo tre ore e mezza il mio sedere era ormai entrato in simbiosi con la seggiola, e per alzarmi e consegnare il compito ho dovuto rinunciare al primo strato di pelle, che mannaggia, iniziava quasi a sembrare abbronzato. Ma che volete, sono sacrifici che vanno fatti. Poi dicono che rispetto al mondo del lavoro la vita dello studente è tutta rose e fiori.
Mah, forse per gli studenti di Agraria.
Basta così per oggi, ho un paio di cose da fare entro stasera.
Basta così per oggi, ho un paio di cose da fare entro stasera.
Un saluto e buon fine settimana.
rb
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domenica 1 luglio 2007
In questo locale e' severamente vietato fotocopiare
Ho fotocopiato un libro.
Lo so che non si può, ma se il libro è fuori commercio e in giro non si trova che ci posso fare? Non mi piace fare fotocopie, non pensate. Tanto più che sono ambientalista, e tra carta e fumi del toner ho tolto forse dieci anni di vita al pianeta. E poi le fotocopie sono orribili: una volta che ci hai studiato finiscono in un cassetto, o usate come brutta, o magari gettate nella carta straccia. Ho visto gente buttare delle fotocopie appena finito l’esame, direttamente nel cestino fuori dall'aula, quasi a volersi liberare subito di tutto quel sapere che, una volta che si ha il voto sul libretto, occupa solo spazio nella testa. (Non guardatemi storto, lo sapete benissimo che c’è chi la pensa così.)
Odio le fotocopie, insomma. Un libro invece… ah, che bello! Lo metti lì sullo scaffale, accanto agli altri, e fa sempre la sua bella figura. Se sei una persona ordinata tieni uno scaffale solo per i libri degli esami fatti, raggruppati per materia. Se sei feticista, poi, li puoi anche ordinare in base alla data dell'esame. E quando per caso riapri un libro sul quale hai studiato anni prima, ecco che ritrovi le sottolineature, le note scritte a bordo pagina, magari un ciao figo che la tua amica ti ha scritto quella volta in aula studio, e torni per un attimo indietro nel tempo. Ripensi a tutto quello che hai passato, a quello che è cambiato, e ti accorgi di essere cresciuto, ti accorgi che in fin dei conti anche l’esame più stupido ti ha lasciato qualcosa. Ci rifletti un istante, e d’improvviso ti torna la voglia di studiare: prepari subito i libri per il prossimo appello, ti organizzi, pianifichi lo studio, ti ci metti sotto d’impegno pensando che non è solo questione di passare un esame, no, è questione di imparare qualcosa che poi ti rimanga per sempre, fosse solo un terzo di tutto quello che studierai, ma alla fine avrai imparato qualcosa, perdio. Si, studiare, ecco, che voglia di studiare!...
...Inevitabilmente, dopo due giorni la voglia di studiare ti è passata, torni in silenzio al tuo normale stato catatonico. È un po' come l’effetto di un caffè, dura poco, e bisogna approfittare di quel lasso di tempo in cui sei sotto caffeina per fare il più possibile. Ma è anche vero il contrario: più studi, più capisci, più ti piace, più sei stimolato. Funziona così per me, per voi non lo so...
Detto questo, scusate se vi saluto di fretta, ma prima che l'effetto passi vado a studiare qualcosina.
p.s. Lo so che scrivo poco, scusate. Il brutto di avere un blog è che se vuoi tenerti stretto il lettore devi scrivere un post almeno una volta la settimana, e per questo a volte finisci per scrivere giusto per far presenza, un po' come se dovessi timbrare il cartellino. Ma scrivere non è come lavorare al tornio. Qualità e quantità sono difficili da combinare, e a volte bisogna puntare solo su una delle due, bisogna fare delle scelte. Io la mia scelta l'ho fatta, spero la apprezziate. Preferisco scrivere poco e cercare di farlo bene. Poi ditemi, dai, se doveste scegliere tra riso in bianco mal salato tutti i giorni e un piatto di delizioso risotto ai funghi una volta la settimana, cosa scegliereste?
(Mi sono appena paragonato a un delizioso risotto ai funghi? Finirò nel girone dei superbi per questo? E sia, purché mi tengano il posto tra i golosi almeno due giorni a settimana: ho gente che mi aspetta per colazione.)
Lo so che non si può, ma se il libro è fuori commercio e in giro non si trova che ci posso fare? Non mi piace fare fotocopie, non pensate. Tanto più che sono ambientalista, e tra carta e fumi del toner ho tolto forse dieci anni di vita al pianeta. E poi le fotocopie sono orribili: una volta che ci hai studiato finiscono in un cassetto, o usate come brutta, o magari gettate nella carta straccia. Ho visto gente buttare delle fotocopie appena finito l’esame, direttamente nel cestino fuori dall'aula, quasi a volersi liberare subito di tutto quel sapere che, una volta che si ha il voto sul libretto, occupa solo spazio nella testa. (Non guardatemi storto, lo sapete benissimo che c’è chi la pensa così.)
Odio le fotocopie, insomma. Un libro invece… ah, che bello! Lo metti lì sullo scaffale, accanto agli altri, e fa sempre la sua bella figura. Se sei una persona ordinata tieni uno scaffale solo per i libri degli esami fatti, raggruppati per materia. Se sei feticista, poi, li puoi anche ordinare in base alla data dell'esame. E quando per caso riapri un libro sul quale hai studiato anni prima, ecco che ritrovi le sottolineature, le note scritte a bordo pagina, magari un ciao figo che la tua amica ti ha scritto quella volta in aula studio, e torni per un attimo indietro nel tempo. Ripensi a tutto quello che hai passato, a quello che è cambiato, e ti accorgi di essere cresciuto, ti accorgi che in fin dei conti anche l’esame più stupido ti ha lasciato qualcosa. Ci rifletti un istante, e d’improvviso ti torna la voglia di studiare: prepari subito i libri per il prossimo appello, ti organizzi, pianifichi lo studio, ti ci metti sotto d’impegno pensando che non è solo questione di passare un esame, no, è questione di imparare qualcosa che poi ti rimanga per sempre, fosse solo un terzo di tutto quello che studierai, ma alla fine avrai imparato qualcosa, perdio. Si, studiare, ecco, che voglia di studiare!...
...Inevitabilmente, dopo due giorni la voglia di studiare ti è passata, torni in silenzio al tuo normale stato catatonico. È un po' come l’effetto di un caffè, dura poco, e bisogna approfittare di quel lasso di tempo in cui sei sotto caffeina per fare il più possibile. Ma è anche vero il contrario: più studi, più capisci, più ti piace, più sei stimolato. Funziona così per me, per voi non lo so...
Detto questo, scusate se vi saluto di fretta, ma prima che l'effetto passi vado a studiare qualcosina.
p.s. Lo so che scrivo poco, scusate. Il brutto di avere un blog è che se vuoi tenerti stretto il lettore devi scrivere un post almeno una volta la settimana, e per questo a volte finisci per scrivere giusto per far presenza, un po' come se dovessi timbrare il cartellino. Ma scrivere non è come lavorare al tornio. Qualità e quantità sono difficili da combinare, e a volte bisogna puntare solo su una delle due, bisogna fare delle scelte. Io la mia scelta l'ho fatta, spero la apprezziate. Preferisco scrivere poco e cercare di farlo bene. Poi ditemi, dai, se doveste scegliere tra riso in bianco mal salato tutti i giorni e un piatto di delizioso risotto ai funghi una volta la settimana, cosa scegliereste?
(Mi sono appena paragonato a un delizioso risotto ai funghi? Finirò nel girone dei superbi per questo? E sia, purché mi tengano il posto tra i golosi almeno due giorni a settimana: ho gente che mi aspetta per colazione.)
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lunedì 11 giugno 2007
Sui giornali per uomini
Poco tempo fa mi è arrivato per posta un mensile per uomini, uno di quelli in cui si danno consigli sul vestire, sul mangiare, sul dormire, sul pisciare, consigli sul lavoro, su come cambiare per sempre il tuo stile di vita (perché mettitelo in testa, la tua vita è uno schifo, e loro sanno come rimediare), su come farsi un paio di bicipiti da urlo in due settimane, ma soprattutto validissimi consigli sulle donne: come conquistarla in dieci mosse, come farle avere un orgasmo in dodici secondi, come sbarazzarti del suo ex facendolo sembrare un incidente, come convincerla a farlo nei bagni del ristorante, dove toccarla per farla gridare... (Pestale un piede, mi viene da dire. O ficcale un dito in un occhio, o magari tirale i capelli...)
Ogni tanto mi arriva una copia omaggio di questo giornale, con le indicazioni per abbonarmi avendo uno sensazionale sconto del 20%. E ogni volta che mi arriva mi chiedo: ma se me lo mandi a casa gratis che cosa mi abbono a fare? A parte il fatto che la posta la ritira mia nonna, e ogni volta mi chiedo cosa possa pensare di suo nipote leggendo in copertina titoli come "SESSO: TIRA FUORI IL MEGLIO DI TE" o "STANOTTE SI SENTIRA' UNA VERA DONNA" accanto a un figone a torso nudo. Perché sia chiaro, in copertina c'è sempre un figone a torso nudo: spesso sta facendo bricolage, a volte corre in spiaggia, accompagnato da un golden retriever; più raramente, ma capita, sta facendo bricolage su una spiagga, con il golden retriever che siede di fianco e lo osserva. Mai, in nessun caso, versa una goccia di sudore, né mostra il minimo segno di fatica. Ed è forse questo che più attira l'uomo medio, a cui in genere basta dover prendere un libro su una mensola troppo alta per avere il fiatone e il collo bagnato: l'idea di diventare insudabile e infaticabile.
Ogni tanto mi arriva una copia omaggio di questo giornale, con le indicazioni per abbonarmi avendo uno sensazionale sconto del 20%. E ogni volta che mi arriva mi chiedo: ma se me lo mandi a casa gratis che cosa mi abbono a fare? A parte il fatto che la posta la ritira mia nonna, e ogni volta mi chiedo cosa possa pensare di suo nipote leggendo in copertina titoli come "SESSO: TIRA FUORI IL MEGLIO DI TE" o "STANOTTE SI SENTIRA' UNA VERA DONNA" accanto a un figone a torso nudo. Perché sia chiaro, in copertina c'è sempre un figone a torso nudo: spesso sta facendo bricolage, a volte corre in spiaggia, accompagnato da un golden retriever; più raramente, ma capita, sta facendo bricolage su una spiagga, con il golden retriever che siede di fianco e lo osserva. Mai, in nessun caso, versa una goccia di sudore, né mostra il minimo segno di fatica. Ed è forse questo che più attira l'uomo medio, a cui in genere basta dover prendere un libro su una mensola troppo alta per avere il fiatone e il collo bagnato: l'idea di diventare insudabile e infaticabile.
Comunque non lo nego, a tale mensile sono stato abbonato per un anno intero, ai tempi delle superiori. Ho persino scritto il mio tema di maturità come "articolo destinato a un giornale per uomini". Ogni tanto rileggo ancora i vecchi numeri, così per passare il tempo tra un libro di letteratura e l’altro. E’ divertente, c’è poco da farci. Gli articoli sono scritti bene, sono simpatici, pieni di battutine maschiliste e allusioni sessuali, insomma non nascondo che mi piacerebbe proprio scrivere per uno di questi giornali. Sarebbe una soddisfazione vedere un servizio firmato Roberto Benvenuti, o anche solo r.b....
Ma forse sarebbe meglio che iniziassi da uno di quei piccoli giornali locali, di quelli che trattano ad ogni uscita delle stesse tre questioni, degli stessi tre problemi che nessuno risolve mai. Potrei tenere una rubrica dal titolo “Osservazioni di uno qualunque”, in omaggio a Guareschi, che di tali cose era un maestro, e scrivere di tutto e di niente, un po’ come faccio qui. Si, forse uno di quei giornalini di paese sarebbe la cosa ideale, giusto per farsi un’esperienza… già...
Se qualcuno di voi ha le mani in pasta in qualche giornale e può raccomandarmi, alzi la mano.
Ma forse sarebbe meglio che iniziassi da uno di quei piccoli giornali locali, di quelli che trattano ad ogni uscita delle stesse tre questioni, degli stessi tre problemi che nessuno risolve mai. Potrei tenere una rubrica dal titolo “Osservazioni di uno qualunque”, in omaggio a Guareschi, che di tali cose era un maestro, e scrivere di tutto e di niente, un po’ come faccio qui. Si, forse uno di quei giornalini di paese sarebbe la cosa ideale, giusto per farsi un’esperienza… già...
Se qualcuno di voi ha le mani in pasta in qualche giornale e può raccomandarmi, alzi la mano.
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lunedì 4 giugno 2007
Pathimata, mathimata!
Ovvero: "i patimenti, insegnamenti"... E' stata la prima frase che ho imparato in greco, qualche mese fa. (Quasi un monito lanciatomi involontariamente dalla prof a inizio semestre, qualcosa del tipo "Se vuoi imparare qualcosa ti devi sbattere, non pensare di cavartela alla leggera né con me né con tutto il resto.") Suona un po' come Hakuna Matata ma come senso ci azzecca poco, anzi sono agli antipodi. Potrebbe essere la versione ateniese del nostro "sbagliando si impara", ed è una versione che mi soddisfa di più: qui il concetto di patimento non implica, in fondo, nessuno sbaglio...
Lunedì ho passato l'esame di lingua neogreca, ieri quello di Letteratura Inglese 3, tra due settimane ne ho un altro, poi ancora uno a inizio luglio, forse uno a fine luglio e poi gli ultimi due a settembre. Mi sento un automa, ma inizio a intravvedere la fine ed è una piccola soddisfazione. Sarà solo un altro inizio, in realtà, e vabbè, ma lasciatemela vedere per un momento come una fine ok? ché se uno pensa sempre che gli esami non finiscono mai dopo un po' gli girano le palle.
Sono stato in biblioteca mezz'ora fa, ho cazzeggiato nel reparto letteratura inglese in cerca di ispirazione per la tesi, ma mi è servito solo a ricordarmi che ho più libri io in camera da letto che il mio comune. M'è venuta una sorta di depressione, e sono stato costretto a sgranocchiarmi un paio di gallette di mais. Avete presente le gallette di riso, quelle che si mangiano per la dieta? Ecco, mia madre ha trovato quelle di mais: non sono altro che un agglomerato piatto e rotondo di popcorn, anche se mia mamma riesce ad apprezzare le gallette e non i popcorn. Un po' come quel mio amico che mangiava la pizza fatta in casa da sua madre solo se la faceva rotonda, se no non gli piaceva. Va beh, de gustibus non est disputandum.
A proposito di latino, per festeggiare l'esame passato ieri ho finalmente comprato le tanto agognate Metamorfosi di Ovidio. Ora devo solo trovare il tempo per studiacchiarle (un libro del genere non lo si può certo leggere alla leggera).
Prossimamente su questo blog:
Sul comprare libri dotti e voluminosi che fanno effetto sullo scaffale e sul fingere di averli letti.
giovedì 24 maggio 2007
LO SCRUTATORE
Avete mai incontrato una di quelle persone che, quando vi siedono a fianco su un treno, stanno tutto il viaggio voltati verso di voi a fissare i vostri movimenti? oppure che, quando in vostra compagnia, mentre fate gli affari vostri, rimangono lì accanto e vi osservano, magari mentre scrivete un messaggio al cellulare, al punto che vi viente voglia di alzare la testa da quel che stavate facendo e suggerire all'interessato di interessarsi di qualcos'altro? Io, di tali persone, ne conosco solo un paio, e tale quantità mi basta e avanza. Non che siano cattivi o che, anzi alcuni sanno essere simpatici e, quando serve, buoni amici; tuttavia quando si mettono a scrutarti danno un poco fastidio. Il loro atteggiamento è dovuto, secondo me, ai rimasugli di quella curiosità infantile che - mi sento di dire purtroppo - abbandona la persona comune più o meno dall'adolescenza. Negli esemplari in questione, invece, tale curiosità è rimasta invariata rispetto a quella di quando avevano due anni. Pensate a un piccoletto di tale età: qualsiasi cosa facciate, il piccolo se ne rimane estasiato a guardarvi, spesso con la bocca aperta e un rivolo di bava che scende dal labbro, finché non smettete; a quel punto l'esserino si agita un istante, emette un gridolino soddisfatto, e tenta di imitarvi come può. D'altronde dicono che la mente dei piccoli di quell'età sia come una spugna, che assorba tutto quanto gli succede intorno...
Ma sto perdendo il filo del discorso. Dicevo di quelle persone cosiddette osservatrici, o meglio ancora scrutatrici. Ecco, immaginate quanto un atteggiamento del genere - che risulta fastidioso in treno, per fare un esempio che accade spesso - possa essere a dir poco angosciante nello spogliatoio di una piscina, quando siete ignudi come mamma vi ha fatto, o coperti solo da un costume striminzito. Ebbene, stasera in piscina mi è capitato di avere a che fare con un essere del genere. L'esemplare ha sui trentadue anni, calvo, magro ma con un poco di ciccia sui fianchi, con un pizzetto nero e un paio di occhiali dalla montatura scura, e dalle lenti probabilmente di una diottria più potenti di quanto gli sia stato prescritto, in modo da vedere meglio l'oggetto del suo interesse. Ha il volto un poco deturpato dall'acne giovanile e, da quanto ho capito origliando i discorsi che faceva con un amico, si chiama Ivan. Tale essere ha iniziato ad osservare me e gli altri bagnanti dal momento in cui è uscito dalla doccia al momento in cui è uscito dalla porta. Se ne stava seduto sulla panca e si asciugava una gamba, poi l'altra, poi un orecchio, poi il collo, e nel frattempo ci scrutava, studiava, esaminava. Un signore sui cinquanta, a un certo punto, gli si è piazzato involontariamente davanti nudo e crudo, a modo che Ivan aveva gli occhi giusto giusto all'altezza di quel funghetto sottolio che il signore teneva tra le gambe; questi si asciugava innocentemente i capelli e non si rendeva conto che il personaggio che gli stava davanti gli stava già contando i peli pubici per la seconda volta, a mo' di verifica. Io mi ero messo un po' trafilato in un angolino, in parte a una gamba finta appoggiata al muro. Mi ha fatto prendere un colpo la prima volta che l'ho vista. Tantopiù che appena più in alto, appesa al muro, stava la scritta "Gli oggetti lasciati a lungo nello spogliatoio verranno requisiti dalla Direzione" e mi è venuto il dubbio se il proprietario di tale gamba fosse in piscina a nuotare o se magari la Direzione, per una svista, avesse requisito il resto del corpo del proprietario, una volta che si era un attimo attardato sotto l'asciugacapelli...
Ma sto di nuovo parlando d'altro. Sarà che sono stanco, o sarà che il pensiero di questo calvo essere scrutatore nello spogliatoio mi mette i brividi. Meglio lasciar perdere. Certo che imbastire un discorso tanto complicato per poi non parlare di quello che si voleva è un po' uno spreco, a dire il vero. Ma in fin dei conti, a volte è anche bello parlare di tutto e di niente, iniziare un discorso per finirne un altro, dimenticare di cosa si stava parlando. Rispecchia un po' la vita stessa, a pensarci: fatta di storie che vanno e che vengono, di avventure iniziate qui e finite chissà dove, di lavori che ti portano dove non te l'aspetti, di persone che incontri, ti segnano e se ne vanno... In fin dei conti lo diceva pure Freud, che ogni lapsus che facciamo ha un significato ben preciso... Ma ecco, appunto: di cosa stavamo parlando?
p.s. domani andrò a chiedere a una prof se mi vuol fare da relatrice per la tesi. Fatemi un in bocca al lupo...
Ma sto perdendo il filo del discorso. Dicevo di quelle persone cosiddette osservatrici, o meglio ancora scrutatrici. Ecco, immaginate quanto un atteggiamento del genere - che risulta fastidioso in treno, per fare un esempio che accade spesso - possa essere a dir poco angosciante nello spogliatoio di una piscina, quando siete ignudi come mamma vi ha fatto, o coperti solo da un costume striminzito. Ebbene, stasera in piscina mi è capitato di avere a che fare con un essere del genere. L'esemplare ha sui trentadue anni, calvo, magro ma con un poco di ciccia sui fianchi, con un pizzetto nero e un paio di occhiali dalla montatura scura, e dalle lenti probabilmente di una diottria più potenti di quanto gli sia stato prescritto, in modo da vedere meglio l'oggetto del suo interesse. Ha il volto un poco deturpato dall'acne giovanile e, da quanto ho capito origliando i discorsi che faceva con un amico, si chiama Ivan. Tale essere ha iniziato ad osservare me e gli altri bagnanti dal momento in cui è uscito dalla doccia al momento in cui è uscito dalla porta. Se ne stava seduto sulla panca e si asciugava una gamba, poi l'altra, poi un orecchio, poi il collo, e nel frattempo ci scrutava, studiava, esaminava. Un signore sui cinquanta, a un certo punto, gli si è piazzato involontariamente davanti nudo e crudo, a modo che Ivan aveva gli occhi giusto giusto all'altezza di quel funghetto sottolio che il signore teneva tra le gambe; questi si asciugava innocentemente i capelli e non si rendeva conto che il personaggio che gli stava davanti gli stava già contando i peli pubici per la seconda volta, a mo' di verifica. Io mi ero messo un po' trafilato in un angolino, in parte a una gamba finta appoggiata al muro. Mi ha fatto prendere un colpo la prima volta che l'ho vista. Tantopiù che appena più in alto, appesa al muro, stava la scritta "Gli oggetti lasciati a lungo nello spogliatoio verranno requisiti dalla Direzione" e mi è venuto il dubbio se il proprietario di tale gamba fosse in piscina a nuotare o se magari la Direzione, per una svista, avesse requisito il resto del corpo del proprietario, una volta che si era un attimo attardato sotto l'asciugacapelli...
Ma sto di nuovo parlando d'altro. Sarà che sono stanco, o sarà che il pensiero di questo calvo essere scrutatore nello spogliatoio mi mette i brividi. Meglio lasciar perdere. Certo che imbastire un discorso tanto complicato per poi non parlare di quello che si voleva è un po' uno spreco, a dire il vero. Ma in fin dei conti, a volte è anche bello parlare di tutto e di niente, iniziare un discorso per finirne un altro, dimenticare di cosa si stava parlando. Rispecchia un po' la vita stessa, a pensarci: fatta di storie che vanno e che vengono, di avventure iniziate qui e finite chissà dove, di lavori che ti portano dove non te l'aspetti, di persone che incontri, ti segnano e se ne vanno... In fin dei conti lo diceva pure Freud, che ogni lapsus che facciamo ha un significato ben preciso... Ma ecco, appunto: di cosa stavamo parlando?
p.s. domani andrò a chiedere a una prof se mi vuol fare da relatrice per la tesi. Fatemi un in bocca al lupo...
domenica 13 maggio 2007
I GIARDINI ZEN, ovvero: Dialogo allitterativo
A pranzo si parlava di una conoscente bella robusta. Secondo M sta diventando sempre più grossa, ma P non è d'accordo:
- Sei tu che vedi tutto che si ingrossa... Te sei come nella filosofia giapponese, che ci sono i vecchi che vuotano l'acqua sulle rocce perché pensano che così crescono. Com'è che si chiamano quei posti là... giardini... giardini Zeus.
- Macché Zeus! Zen...
- Eh?
- Giardini Zen, non Zeus.
- Ah. Sen.
- Non Sen. Zen.
- Zen, si, Zen.
- Zen, si.
- Zen. Giardini Zen.
- Sei tu che vedi tutto che si ingrossa... Te sei come nella filosofia giapponese, che ci sono i vecchi che vuotano l'acqua sulle rocce perché pensano che così crescono. Com'è che si chiamano quei posti là... giardini... giardini Zeus.
- Macché Zeus! Zen...
- Eh?
- Giardini Zen, non Zeus.
- Ah. Sen.
- Non Sen. Zen.
- Zen, si, Zen.
- Zen, si.
- Zen. Giardini Zen.
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venerdì 11 maggio 2007
COMPERE
Ho comprato un paio di sandali nuovi, modello frate francescano. Di quelli belli, di pelle, da usare per uscire la domenica. Eppure li ho indosso anche in questo momento, in abbinato a un paio di boxer troppo stretti (auch!) e una maglietta puzzolente. Ci si potrebbe chiedere perché li stia indossando in casa. La scusa ufficiale è "per fargli prendere la forma del piede", ma è una scusa del cavolo: sono sandali, sono aperti, l'unica cosa che vi può prendere forma è un po' di muffa negli angoli tra i lacci. Il motivo ufficioso è che mi piace indossare subito le cose appena comprate: appena arrivato a casa mi ci specchio per bene, poi ci rimango dentro tutto il giorno, da subito, per abituarmici. Se si tratta di una maglietta nuova magari la macchio pure di yogurt, rendendola inutilizzabile per l'uscita di quella sera, per cui l'avevo appositamente comprata. Ovviamente, poiché l'ho comprata appositamente per quella serata, generalmente costringo mia madre a lavarmela appena torna dal lavoro. Poi, con la speranza che si asciughi in poche ore, la arrotolo al termosifone acceso al massimo e la tartasso con l'asciugacapelli. In genere, quando arriva l'ora di uscire la maglia è pulita e asciutta, ma io, che sono rimasto per un'ora di fianco al termosifone alla massima potenza con l'asciugacapelli acceso in mano, sono disidratato: ho gli occhi arrossati, le labbra secche, i capelli stopposi, e non ho assolutamente voglia di uscire. Ma esco lo stesso: se non uscissi avrei fatto tutta quella fatica per niente.
Ed ecco che, alla prima occasione, una patatina ricoperta di ketchup cadrà esattamente nello stesso punto in cui era caduto lo yogurt...
Ed ecco che, alla prima occasione, una patatina ricoperta di ketchup cadrà esattamente nello stesso punto in cui era caduto lo yogurt...
Parlando di shopping, ieri sono entrato al mercatino del libro usato cercando le Metamorfosi di Ovidio e ne sono uscito con:
- David Copperfield, di Dickens;
- La prima guerra del football, di Kapuscinski;
- I racconti di Sebastopoli, di Tolstoj;
- Tre uomini in barca, di Jerome.
(Faccio notare che nell'elenco non compare Ovidio.)
Tre uomini in barca è uno dei miei libri preferiti di sempre. Lo leggo almeno una volta l'anno, in genere quando si avvicina l'estate, un po' come una ricorrenza. Ne avevo una copia molto carina - di quelle della prima collana BUR, anni '50 - ma l'ho regalato: non c'è miglior regalo di un libro con dedica. Soprattutto se è usato, perché dentro c'è anche la storia di chi l'ha letto. Non siete d'accordo? E a voi che regali piace fare?
rb
lunedì 7 maggio 2007
Indovina chi viene a cena
Ci sono persone che frequenti a lungo, magari per anni, soltanto in determinati ambienti: al lavoro, a scuola, in piscina. E in tutto quel tempo ti fai un po’ un’idea di quella tale persona e di quell’altra, le cataloghi, le analizzi, e dopo qualche tempo pensi di sapere veramente come sono, inconsciamente ritieni che quel poco che sai di loro sia tutto ciò che c’è da sapere: quella tal cassiera del supermercato, per esempio, così scorbutica certe volte, lo è sicuramente anche a casa sua, con gli amici, con il fidanzato: è scorbutica e basta...
Un giorno, poi, ti ritrovi a conoscere una di quelle persone fuori dal suo determinato ambiente, ed ecco che scopri di non averla mai conosciuta veramente. Come se quello che fino a quel momento avevi visto e giudicato fosse solo la punta di un iceberg. E c’è di più, perché dopo un po’ ti rendi conto che funziona così con la metà delle persone che hai intorno. Hai una idea su di loro, spesso un pregiudizio, ma non le conosci, punto e basta.
Mi è capitato un paio di volte, negli ultimi tempi, di conoscere una persona fuori dal solito ambiente, e in entrambi i casi ho avuto poi di che pensare. (Direte: ma tu hai sempre di che pensare, anzi sarebbe ora che la smettessi. Ok, avete ragione.)
La prima volta è stata sabato 21 aprile, alla cena del nuoto. Ho conosciuto Paola, Piersilvio e Gianmaria fuori dall’acqua, e per certi versi mi hanno stupito in positivo, ma per altri, mi duole dirlo, in negativo. (Chi non sa chi siano i suddetti personaggi è punibile a norma di legge.) Ma di questo magari vi parlo un’altra volta.
Poi c’è stato venerdì scorso, alla cosiddetta “cena Deliranti”. Ho rivisto una mia prof delle superiori dopo anni, e beh, mai mi sarei aspettato che dietro alla cattedra si fosse nascosto per tutto quel tempo un tale personaggio! Sarà che quando si è teenager si vede il professore, per quanto simpatico possa essere, come un alieno cacciato dal proprio pianeta per eccessiva attitudine al comando, o nel migliore dei casi come un automa conservato sottovuoto in sala insegnanti, e attivato cinque minuti prima della lezione da un altro automa, il bidello, a sua volta attivato da un essere superiore, dal Grande Burattinaio: il Preside. (Per approfondimenti sulla teoria degli automi cfr: Roberto B, La prof a orologeria, 2008)
Comunque, vi stavo parlando di questa cena Deliranti e di questa mia professoressa. Premesso che di ex prof ne frequento ben pochi – direi principalmente quelli che hanno dimostrato di meritarlo: giusto un paio – sta di fatto che questa mia prof di diritto ha organizzato una cena per i membri del forum Deliranti, in concomitanza con il suo compleanno. (In realtà credo la data esatta sia oggi, quindi mi permetto di dedicarle questo post a mo’ di regalo molto economico. Auguri Milde!) Nonostante alla fine ci si sia ritrovati in pochi, è stata una delle serate più divertenti degli ultimi mesi. A parte il gran mangiare che abbiam fatto (spuntini e aperitivo, pizzoccheri un poco scotti, prelibato pollo al latte e pepe cucinato da Alle, e poi quintali di dolci, spiedini di frutta, vino, caffè e amari vari, tra cui un liquore fenomenale della Valsugana chiamato Karampampoli, che il marito di lei ci ha offerto da un padellino infuocato, tipo flambé. Wow!) dicevo, a parte il mangiare si è parlato di musica – i due ospiti di casa ne sanno più di 10 finalisti di Sarabanda messi insieme – di passato presente e futuro, ci si è messi su Skype con altri deliranti del forum, insomma una serata tranquilla, eppure si è riso come matti. Perché questa mia prof, detta Milde, è... beh, diciamo fuori di testa, è come stare con un ventenne nel corpo di un adulto. Un adulto simpatico, tra l'altro. Già ai tempi della scuola avevo l’impressione che fosse una tipa a posto, una un po' wit, una di quelle persone brillanti, simpatiche ma in modo sottile, lo si capiva dalle battutine che tirava ogni tanto in classe e che la metà di noi non capiva nemmeno. Alcuni di noi l’hanno sempre avuta in simpatia, altri la odiavano a scuola e hanno poi cambiato idea, ma la metà di noi si è fermata alla fase ok, è la prof di diritto, non può che essere un alieno. Peccato per loro, perché da quel che ho visto Milde è proprio una bella persona.
Potrei scrivere molto di più a proposito della cena Deliranti e soprattutto dei partecipanti, ma mi rendo conto che fare post troppo lunghi stanca il lettore, quindi preferisco tenere i miei ricordi di questa cena per me e basta, ché va bene raccontarvi la mia vita, ma comunque tutto non si riesce a dire. Ma non temete, prima o poi Fa', Alle e gli altri salteranno fuori in uno dei miei post!
Un giorno, poi, ti ritrovi a conoscere una di quelle persone fuori dal suo determinato ambiente, ed ecco che scopri di non averla mai conosciuta veramente. Come se quello che fino a quel momento avevi visto e giudicato fosse solo la punta di un iceberg. E c’è di più, perché dopo un po’ ti rendi conto che funziona così con la metà delle persone che hai intorno. Hai una idea su di loro, spesso un pregiudizio, ma non le conosci, punto e basta.
Mi è capitato un paio di volte, negli ultimi tempi, di conoscere una persona fuori dal solito ambiente, e in entrambi i casi ho avuto poi di che pensare. (Direte: ma tu hai sempre di che pensare, anzi sarebbe ora che la smettessi. Ok, avete ragione.)
La prima volta è stata sabato 21 aprile, alla cena del nuoto. Ho conosciuto Paola, Piersilvio e Gianmaria fuori dall’acqua, e per certi versi mi hanno stupito in positivo, ma per altri, mi duole dirlo, in negativo. (Chi non sa chi siano i suddetti personaggi è punibile a norma di legge.) Ma di questo magari vi parlo un’altra volta.
Poi c’è stato venerdì scorso, alla cosiddetta “cena Deliranti”. Ho rivisto una mia prof delle superiori dopo anni, e beh, mai mi sarei aspettato che dietro alla cattedra si fosse nascosto per tutto quel tempo un tale personaggio! Sarà che quando si è teenager si vede il professore, per quanto simpatico possa essere, come un alieno cacciato dal proprio pianeta per eccessiva attitudine al comando, o nel migliore dei casi come un automa conservato sottovuoto in sala insegnanti, e attivato cinque minuti prima della lezione da un altro automa, il bidello, a sua volta attivato da un essere superiore, dal Grande Burattinaio: il Preside. (Per approfondimenti sulla teoria degli automi cfr: Roberto B, La prof a orologeria, 2008)
Comunque, vi stavo parlando di questa cena Deliranti e di questa mia professoressa. Premesso che di ex prof ne frequento ben pochi – direi principalmente quelli che hanno dimostrato di meritarlo: giusto un paio – sta di fatto che questa mia prof di diritto ha organizzato una cena per i membri del forum Deliranti, in concomitanza con il suo compleanno. (In realtà credo la data esatta sia oggi, quindi mi permetto di dedicarle questo post a mo’ di regalo molto economico. Auguri Milde!) Nonostante alla fine ci si sia ritrovati in pochi, è stata una delle serate più divertenti degli ultimi mesi. A parte il gran mangiare che abbiam fatto (spuntini e aperitivo, pizzoccheri un poco scotti, prelibato pollo al latte e pepe cucinato da Alle, e poi quintali di dolci, spiedini di frutta, vino, caffè e amari vari, tra cui un liquore fenomenale della Valsugana chiamato Karampampoli, che il marito di lei ci ha offerto da un padellino infuocato, tipo flambé. Wow!) dicevo, a parte il mangiare si è parlato di musica – i due ospiti di casa ne sanno più di 10 finalisti di Sarabanda messi insieme – di passato presente e futuro, ci si è messi su Skype con altri deliranti del forum, insomma una serata tranquilla, eppure si è riso come matti. Perché questa mia prof, detta Milde, è... beh, diciamo fuori di testa, è come stare con un ventenne nel corpo di un adulto. Un adulto simpatico, tra l'altro. Già ai tempi della scuola avevo l’impressione che fosse una tipa a posto, una un po' wit, una di quelle persone brillanti, simpatiche ma in modo sottile, lo si capiva dalle battutine che tirava ogni tanto in classe e che la metà di noi non capiva nemmeno. Alcuni di noi l’hanno sempre avuta in simpatia, altri la odiavano a scuola e hanno poi cambiato idea, ma la metà di noi si è fermata alla fase ok, è la prof di diritto, non può che essere un alieno. Peccato per loro, perché da quel che ho visto Milde è proprio una bella persona.
Potrei scrivere molto di più a proposito della cena Deliranti e soprattutto dei partecipanti, ma mi rendo conto che fare post troppo lunghi stanca il lettore, quindi preferisco tenere i miei ricordi di questa cena per me e basta, ché va bene raccontarvi la mia vita, ma comunque tutto non si riesce a dire. Ma non temete, prima o poi Fa', Alle e gli altri salteranno fuori in uno dei miei post!
martedì 1 maggio 2007
La lasagna col plagio
Stasera a cena ho esagerato, mi sono pappato mezza teglia di lasagne, e ho pure fatto scarpetta nel piatto. Direte: e la dieta? Ditelo a mia mamma. Da quando ha avuto problemi di stomaco e ha dovuto iniziare quella sua dieta ultrarestrittiva, per masochismo si è messa a cucinare i piatti più prelibati e pesanti di sempre, roba che lei non può nemmeno assaggiare. Poi, dalla sua scodella di brodo insipido, guarda noi che mangiamo di gusto lasagne, oppure spezzatino, o risotto ai funghi, e allunga il naso fin sopra il nostro piatto, con due occhi famelici e due narici che se potesse ci annuserebbe via tutto il sapore.
Comunque non era di questo che volevo parlare.
Considerato che in casa non abbiamo il televisore (per scelta), mentre mangiamo ascoltiamo sempre della musica. Spesso si ascolta la radio, a volte un cd. Stasera, quando sono arrivato in cucina ho sentito una canzone famigliare. Premesso che mia madre ascolta spesso un cd di Vecchioni, e che ho imparato a conoscerle, ho riconosciuto subito il ritornello di "Il tuo culo il tuo cuore". Eppure... mi suonava un po' diversa. Forse una verisione Live? Poi è iniziata un'altra canzone, e con mia grande sorpresa non era il solito Vecchioni. Al ché ho chiesto a mia madre che cd fosse.
"Springsteen." ha detto.
Mi sono alzato e ho rimesso la canzone che girava quand'ero arrivato: Bobby Jean.
"Vecchioni l'ha forse rifatta?" ho chiesto. Mia madre ha smesso di annusarmi le lasagne e si è messa ad ascoltare con attenzione. Ha provato pure a canticchiare la canzone di Vecchioni sulla musica di Springsteen, e nonostante cantasse la strofa dove ci sarebbe voluto il ritornello, ha dovuto ammettere che sono simili. Io direi piuttosto che il ritornello di Vecchioni è preso pari pari... Ma va beh, un plagio ogni tanto lo fan tutti. Anzi, a volte uno manco si accorge di averlo fatto, era successo anche a me quando scrivevo canzoni.
Bobby Jean è la traccia 8 di Born in the USA. La successiva è I'm going down, e in effetti nel sentirla sono caduto dalla seggiola.
E' uguale a Voglio una donna, sempre di Vecchioni.
A quel punto ho preso il cd di quest'ultimo e ho controllato che non ci fosse specificato da qualche parte "canzone tratta dall'originale di Springsteen" o roba simile, ché per me le persone sono innocenti fino a prova contraria, e può esserci sempre una giustificazione valida per quello che ci sembra un fattaccio. Sul libretto del cd, però, di Springsteen non c'è traccia. Allora mi sono chiesto se magari i "Robertovecchioni" non fossero una sorta di secondo gruppo di Springsteen, ma come ipotesi non stava molto in piedi e l'ho dovuta scartare.
Nel frattempo, mentre ragionavo, mangiavo lasagne e cercavo di tenere lontano dal piatto il naso di mia mamma, è passata nell'anonimato la traccia 10 dell'album, ed è iniziata la 11, Dancing in the dark.
Considerato che in casa non abbiamo il televisore (per scelta), mentre mangiamo ascoltiamo sempre della musica. Spesso si ascolta la radio, a volte un cd. Stasera, quando sono arrivato in cucina ho sentito una canzone famigliare. Premesso che mia madre ascolta spesso un cd di Vecchioni, e che ho imparato a conoscerle, ho riconosciuto subito il ritornello di "Il tuo culo il tuo cuore". Eppure... mi suonava un po' diversa. Forse una verisione Live? Poi è iniziata un'altra canzone, e con mia grande sorpresa non era il solito Vecchioni. Al ché ho chiesto a mia madre che cd fosse.
"Springsteen." ha detto.
Mi sono alzato e ho rimesso la canzone che girava quand'ero arrivato: Bobby Jean.
"Vecchioni l'ha forse rifatta?" ho chiesto. Mia madre ha smesso di annusarmi le lasagne e si è messa ad ascoltare con attenzione. Ha provato pure a canticchiare la canzone di Vecchioni sulla musica di Springsteen, e nonostante cantasse la strofa dove ci sarebbe voluto il ritornello, ha dovuto ammettere che sono simili. Io direi piuttosto che il ritornello di Vecchioni è preso pari pari... Ma va beh, un plagio ogni tanto lo fan tutti. Anzi, a volte uno manco si accorge di averlo fatto, era successo anche a me quando scrivevo canzoni.
Bobby Jean è la traccia 8 di Born in the USA. La successiva è I'm going down, e in effetti nel sentirla sono caduto dalla seggiola.
E' uguale a Voglio una donna, sempre di Vecchioni.
A quel punto ho preso il cd di quest'ultimo e ho controllato che non ci fosse specificato da qualche parte "canzone tratta dall'originale di Springsteen" o roba simile, ché per me le persone sono innocenti fino a prova contraria, e può esserci sempre una giustificazione valida per quello che ci sembra un fattaccio. Sul libretto del cd, però, di Springsteen non c'è traccia. Allora mi sono chiesto se magari i "Robertovecchioni" non fossero una sorta di secondo gruppo di Springsteen, ma come ipotesi non stava molto in piedi e l'ho dovuta scartare.
Nel frattempo, mentre ragionavo, mangiavo lasagne e cercavo di tenere lontano dal piatto il naso di mia mamma, è passata nell'anonimato la traccia 10 dell'album, ed è iniziata la 11, Dancing in the dark.
Come? Non l'avete mai sentita? Tranquilli, è uguale a Ci vorrebbe un amico di Venditti...
si trova in
musica (si fa per dire),
scene di vita quotidiana
martedì 17 aprile 2007
La carta igienica è la mia migliore amica
Vi avevo promesso qualche impressione dal nuovo corso di nuoto. Ebbene, ho dovuto malamente saltare la mia prima lezione: ieri sera avevo la febbre a 38. Vai a sapere com'è che mi è venuta... Stavo male in questi giorni per via di raffreddore, allergia eccetera, ma non pensavo mi sarebbe venuta anche la febbre. Direte: ok, 38 non è poi 'sta gran febbrona. Vero, ma quando sono arrivato a casa alle 8 di sera ero distrutto. Ho mangiato due patate, bvevuto un Aulin e mi sono infilato a letto. Poi ho iniziato a sudare, per via dell'Aulin che faceva effetto. Sotto le coperte avevo caldo, se tiravo fuori un braccio per prendere il cellulare o la carta igienica, fedele amica nei momenti di bisogno, mi venivano i brividi di freddo... non capivo più niente.
A proposito di carta igienica. Fortuna, penso ogni tanto ora che ho il raffreddore, che non uso quella cartaccia igienica grigiastra che compravo in Polonia. Avete presente la carta vetro, quella abrasiva? Ecco, credo la ricavino dalla carta igienica polacca, dopo averla lisciata un poco. Se camminate per strada in Polonia, passando sotto una finestra può capitare di sentire da dentro qualcuno ugolare piano piano dal dolore, qualcosa del tipo "ahiaahiii... ouch... uhh... auch!" Nessuno si stupisce, nessuno si spaventa: sanno tutti che il signore o la signora in questione sta usando la carta igienica economica presa all'Albert.
Va detto infatti che quella di cui parlo è del tipo economico. Esiste anche quella buona, non pensate che in Polonia siano così arretrati. Lo dico perché spesso la gente mi chiede: "Ma in Polonia hanno le stesse cose che ci sono in Italia? La pasta ce l'hanno? E i detersivi, e il sapone?" E ogni volta rispondo che si, c'è tutto quello che c'è qua, c'è la Barilla, c'è la Nutella, la Coca-cola (dico io, c'è in Africa, in Tibet, sulla Luna, perché in Polonia non ci dovrebbe essere?!)...
Cambiando discorso, alcuni di voi Fedeli Lettori mi hanno suggerito di cambiare lo sfondo bianco del blog e fare qualcosa di diverso. Altri invece mi dicono che sta bene così, magari è un po' caotico. Insomma, che devo fare?! A me il bianco piace, ma ammetto che manca un po' di personalità. Stavo pensando di infilarci qualche immagine qua e là per dargli un po' di colore.
Ah, avete notato le pietre che ho messo lì sopra? Chi mi dice per primo da dove le ho prese vince un video preso da Youtube, o a scelta una scatoletta di tonno. Al naturale, ovvio.
A proposito di carta igienica. Fortuna, penso ogni tanto ora che ho il raffreddore, che non uso quella cartaccia igienica grigiastra che compravo in Polonia. Avete presente la carta vetro, quella abrasiva? Ecco, credo la ricavino dalla carta igienica polacca, dopo averla lisciata un poco. Se camminate per strada in Polonia, passando sotto una finestra può capitare di sentire da dentro qualcuno ugolare piano piano dal dolore, qualcosa del tipo "ahiaahiii... ouch... uhh... auch!" Nessuno si stupisce, nessuno si spaventa: sanno tutti che il signore o la signora in questione sta usando la carta igienica economica presa all'Albert.Va detto infatti che quella di cui parlo è del tipo economico. Esiste anche quella buona, non pensate che in Polonia siano così arretrati. Lo dico perché spesso la gente mi chiede: "Ma in Polonia hanno le stesse cose che ci sono in Italia? La pasta ce l'hanno? E i detersivi, e il sapone?" E ogni volta rispondo che si, c'è tutto quello che c'è qua, c'è la Barilla, c'è la Nutella, la Coca-cola (dico io, c'è in Africa, in Tibet, sulla Luna, perché in Polonia non ci dovrebbe essere?!)...
Cambiando discorso, alcuni di voi Fedeli Lettori mi hanno suggerito di cambiare lo sfondo bianco del blog e fare qualcosa di diverso. Altri invece mi dicono che sta bene così, magari è un po' caotico. Insomma, che devo fare?! A me il bianco piace, ma ammetto che manca un po' di personalità. Stavo pensando di infilarci qualche immagine qua e là per dargli un po' di colore.
Ah, avete notato le pietre che ho messo lì sopra? Chi mi dice per primo da dove le ho prese vince un video preso da Youtube, o a scelta una scatoletta di tonno. Al naturale, ovvio.
lunedì 9 aprile 2007
Pasquetta: sul fiume, tra sassi e memorie
E anche pasquetta è andata. Rimane, per me, una di quelle feste un po’ obbligate, come la notte di Capodanno, quando i ragazzini di tutte le età si sfidano a fa l’ora più tarda, a chi si diverte di più. Bah, sarà che sono un mezzo pensionato, ma io il Capodanno non lo vedo molto diverso da una qualsiasi serata fuori con gli amici – e come tale finisco spesso per passarlo a letto. Ho amici, invece, che pur di mostrare ad altri amici “rivali” di aver avuto un Capodanno migliore, fingono spudoratamente di essersi divertiti, di aver conosciuto un sacco di ragazze, di avere limonato con una di cui non si ricorda più nemmeno il nome (come se in questo ci fosse qualcosa di cui vantarsi), di aver bevuto come non avevano mai bevuto prima. Io, alla domanda di rito “Che hai fatto all’ultimo?” rispondo: “Mah, avevo sonno, alle undici ero a letto. Uscirò se mai domenica prossima.” A quel punto, l’altro mi guarda sempre un po’ perplesso. “Ah.” dice. Poi magari finge di essere d’accordo con me: “Ma si, alla fine è una sera come le altre...”, dandomi mentalmente dello sfigato; oppure, se è più sincero - ma altrettanto conformista - mi rimprovera, sempre dandomi verbalmente dello sfigato: “Ma va’, non si può… l’ultimo è l’ultimo, capita una volta l’anno, bisogna fare qualcosa!”.
Eh si, bisogna proprio, per poterlo dire agli amici. Sarebbe bello invece pensare a ogni uscita con gli amici come se fosse speciale, senza seguire il calendario.
Comunque, l’anno prossimo mi invento pure io qualcosa di eclatante.
La stessa cosa succede, in modo meno profondo, anche per la Pasquetta, il giorno di “uova e salame”, del ritorno alla natura, del picnic nei campi. Quando si è adolescenti non c’è giorno meglio organizzato. Sveglia alle 5.30 per preparare l’attrezzatura: pane, salame, uova sode preparate dalla mamma (che si deve svegliare mezz’ora prima, ovviamente), coperta, tovaglioli di carta, piatti, bicchieri, posate di plastica, e soprattutto bibite, alcoliche e non. Qualcuno porta il pallone, altri il frisbee – che non uscirà mai dallo zaino – un altro avrà la radiolina a pile. La chitarra è un altro elemento fondamentale, e a seconda del tipo di compagnia: a) verrà snobbata completamente e strimpellata in solitudine dal ragazzo che l’ha portata, il quale è ancora alle prese con uno zoppicante giro di do e non suonerà altro per tutto il giorno; oppure b) diventerà il centro portante di tutta la giornata, almeno per una parte consistente della compagnia: il chitarrista è un jukebox umano, ha portato con sé una valigetta con 5 canzonieri da 300 pagine l’uno e non esiste canzone che non sappia suonare. Le ragazze, appena lo scoprono, gli si fanno tutt’intorno e lo obbligano a suonare le loro canzoni preferite fino alle sei di sera. (Da notare come le canzoni preferite delle ragazze non rientrino mai tra quelle che lui ama. Anzi.) Arrivato a sera, il chitarrista ha le dita gonfie come le salamine che gli altri hanno mangiato (lui doveva fare da colonna sonora e non ha toccato cibo), non avrà voce per i successivi tre giorni, e soprattutto ne ha le palle piene di suonare la chitarra; in più, nonostante tutto quel mettersi in mostra non è riuscito a scroccare nemmeno un bacio, da nessuna delle ragazze, manco dalla più brutta, l’amica sfigata dell’amica della sorella della Luisa, che quel giorno non la voleva nessuno e si è aggregata di nascosto.
Insomma, quando si è adolescenti la Pasquetta è un rito. Che sia nel campo dell’amico contadino o nello spiazzo erboso in riva al fiume – e in questo caso, tutto sta nell’arrivarci prima degli altri gruppi, se no bisogna fare a botte – il lunedì di pasqua è il giorno in cui anche chi della natura se ne sbatte tutto l’anno, si sente ambientalista, amante del verde e delle passeggiate all’aria aperta. Per molti, questo giorno è l’unico motivo per fare un picnic. A me, invece, i picnic piacerebbe farli tutte le domeniche, un po’ di qua, un po’ di là, con la chitarra o senza, con o senza ragazze, e se mi viene l’allergia chi se ne frega. Il picnic è bello e basta. Starsene seduti nell’erba, mangiare fragole con panna, e pane e prosciutto, bere succo d’arancia e ingozzarsi di patatine. E magari due tiri a pallone o un paio di canzoni. Cosa c’è di noioso in tutto questo? Perché a volte mi sembra di essere l’unico a cui piacciono le cose semplici? Non lo capirò mai.
Eh si, bisogna proprio, per poterlo dire agli amici. Sarebbe bello invece pensare a ogni uscita con gli amici come se fosse speciale, senza seguire il calendario.
Comunque, l’anno prossimo mi invento pure io qualcosa di eclatante.
La stessa cosa succede, in modo meno profondo, anche per la Pasquetta, il giorno di “uova e salame”, del ritorno alla natura, del picnic nei campi. Quando si è adolescenti non c’è giorno meglio organizzato. Sveglia alle 5.30 per preparare l’attrezzatura: pane, salame, uova sode preparate dalla mamma (che si deve svegliare mezz’ora prima, ovviamente), coperta, tovaglioli di carta, piatti, bicchieri, posate di plastica, e soprattutto bibite, alcoliche e non. Qualcuno porta il pallone, altri il frisbee – che non uscirà mai dallo zaino – un altro avrà la radiolina a pile. La chitarra è un altro elemento fondamentale, e a seconda del tipo di compagnia: a) verrà snobbata completamente e strimpellata in solitudine dal ragazzo che l’ha portata, il quale è ancora alle prese con uno zoppicante giro di do e non suonerà altro per tutto il giorno; oppure b) diventerà il centro portante di tutta la giornata, almeno per una parte consistente della compagnia: il chitarrista è un jukebox umano, ha portato con sé una valigetta con 5 canzonieri da 300 pagine l’uno e non esiste canzone che non sappia suonare. Le ragazze, appena lo scoprono, gli si fanno tutt’intorno e lo obbligano a suonare le loro canzoni preferite fino alle sei di sera. (Da notare come le canzoni preferite delle ragazze non rientrino mai tra quelle che lui ama. Anzi.) Arrivato a sera, il chitarrista ha le dita gonfie come le salamine che gli altri hanno mangiato (lui doveva fare da colonna sonora e non ha toccato cibo), non avrà voce per i successivi tre giorni, e soprattutto ne ha le palle piene di suonare la chitarra; in più, nonostante tutto quel mettersi in mostra non è riuscito a scroccare nemmeno un bacio, da nessuna delle ragazze, manco dalla più brutta, l’amica sfigata dell’amica della sorella della Luisa, che quel giorno non la voleva nessuno e si è aggregata di nascosto.
Insomma, quando si è adolescenti la Pasquetta è un rito. Che sia nel campo dell’amico contadino o nello spiazzo erboso in riva al fiume – e in questo caso, tutto sta nell’arrivarci prima degli altri gruppi, se no bisogna fare a botte – il lunedì di pasqua è il giorno in cui anche chi della natura se ne sbatte tutto l’anno, si sente ambientalista, amante del verde e delle passeggiate all’aria aperta. Per molti, questo giorno è l’unico motivo per fare un picnic. A me, invece, i picnic piacerebbe farli tutte le domeniche, un po’ di qua, un po’ di là, con la chitarra o senza, con o senza ragazze, e se mi viene l’allergia chi se ne frega. Il picnic è bello e basta. Starsene seduti nell’erba, mangiare fragole con panna, e pane e prosciutto, bere succo d’arancia e ingozzarsi di patatine. E magari due tiri a pallone o un paio di canzoni. Cosa c’è di noioso in tutto questo? Perché a volte mi sembra di essere l’unico a cui piacciono le cose semplici? Non lo capirò mai.
Oggi, dunque, sono andato sul fiume Chiese da solo, a raccogliere sassi per il mio acquario. Dal lettore mp3 mi facevano compagnia i Cake, ma solo nell’attraversare il paese; arrivato al fiume ho spento la musica e sono rimasto ad ascoltare il silenzio di un pezzo di natura che mi ha fatto compagnia per tutta l’infanzia e adolescenza, e che non andavo a trovare da almeno dieci anni. È invecchiato pure lui, il nostro Chiese, a quanto pare. Un tempo arrivavi sull’argine e potevi lasciarti scivolare sulla ghiaia fino a giù, poi c'era una sorta di spiaggetta di ghaia e l’acqua, più o meno pulita. Oggi invece se mi fossi lasciato scivolare dall'argine avrei fatto poco più di mezzo metro prima di inciampare in un groviglio di erbaccia, poi sarei ruzzolato giù fino a cadere in una pozza verdastra di acqua melmosa e probabilmente un ratto mutante di 40 kg mi avrebbe divorato senza che nessuno se ne accorgesse. Povero fiume. Sono andato un po’ avanti e ho trovato una specie di spiazzo in cui raccogliere sassi. Un centinaio di metri più in là doveva esserci un bel posto per i picnic, si vedevano molte persone, bambini che giocavano a palla e tutto quanto. Dopo cinque minuti una famiglia se n’è andata, caricando su un furgoncino una griglia, degli sgabelli e un sacco di altra roba. C’erano anche tre bambini, sui sette-dieci anni. Mi hanno fatto pensare a quando avevo quell’età, e venivo al fiume in bicicletta con gli amici. Ho iniziato senza accorgermene a cantare Il ragazzo della via Gluck: me l’aveva insegnata mio padre, la cantavamo insieme quando mi portava con sé a raccogliere lumache. E a partire da questo ricordo è scattato, nella mia mente, uno di quei momenti in cui rivedi una dopo l’altra delle scene della tua vita che tenevi nascoste da sempre, e ora pur di uscire si aggrappano anche alla più flebile associazione di idee, e ti si scaraventano addosso come un fiume in piena. La sensazione è la stessa di quando sogni di essere inseguito da una moltitudine di persone, e di non riuscire a correre: ti senti soffocare, senti tutte le loro voci accavallarsi nella tua testa, e gridano sempre di più, sempre più forte, e a un certo punto non riesci più nemmeno a pensare, puoi solo tapparti le orecchie e cercare di non soffocare...
Sono tornato a casa ascoltando i Kings of Convenience. Per strada sembravo un pazzo: ero assalito dai moscerini, che non so bene per quale motivo avevano deciso di seguirmi, e starnutivo per via dell’allergia in un fazzoletto di carta che chiedeva pietà.
Sarò rimasto fuori per un’ora e mezza, non di più, ma a voler vedere oggi è stata una delle mie migliori pasquette.
La vostra com’è andata?
si trova in
scene di vita quotidiana,
sic et simpliciter
sabato 31 marzo 2007
Mi faccio il fisic du rol (sic)
Oggi sono andato con Andrea a comprare un po’ di muscoli in un negozio di sport. Per quaranta euro scarsi ho portato a casa:
-n.1 set di 2 manubri con dischi, peso fino a 20kg totali;
-n.1 tappetino di spugna per fare gli addominali;
-n.1 coso per potenziare la stretta della mano.
Da lunedì il mio piano di allenamento sarà regolare e intensivo. L’obiettivo è scendere sotto la soglia degli 80kg entro giugno. Fattibilissimo. Dalla settimana prossima farò 3 giorni in piscina (2 di corso e 1 per conto mio), e 3-4 giorni a settimana di pesi, alternando i vari gruppi muscolari da un giorno all’altro, seguendo pressappoco la scheda che avevo in palestra.
Per quanto riguarda l’alimentazione, seguirò le seguenti, semplicissime regole:
- un massimo di 2 dolci a settimana. Non sono considerati dolci gelato alla frutta, merendine ai cereali tipo Fitness o roba simile, miele, marmellata, cioccolata calda; (lista in continuo aggiornamento)
- pesce almeno 3 volte a settimana, carne solo dopo gli allenamenti e in porzioni moderate;
- pizza ogni 2 settimane, non di più.
- formaggio max ogni 3 giorni (la Philadelphia Light e le mozzarelline sono permessi anche tutti i giorni);
- basta con i piatti di pasta versione Bud Spencer. La regola sarà: “Se non riesco a mescolarla senza sporcare la tovaglia vuol dire che è troppa.”
- niente alcool durante i pasti (nota: pizza e birra sono indivisibili, quindi non conta.)
- niente abbuffate a colazione: cornflakes oppure pane e marmellata/miele, e non prima uno e poi l’altro.
- Dopo una colazione moderata, è bene uno spuntino a metà mattina (seconda colazione), preferibilmente una banana o altro frutto; in mancanza di frutta anche le merendine ai cereali possono andar bene;
- basta con la terza colazione al bar;
- a pranzo in università: se al bar con amici, insalatona o caprese (assolutamente vietato qualsiasi tipo di panino); se al distributore, tramezzino senza maionese + (opzionale) merendina ai cereali.
- a merenda (solo se necessaria a prevenire svenimento improvviso): un frutto, o se non ne ho, merendina ai cereali o gelato alla frutta.
Mi sento già più in forma...
-n.1 set di 2 manubri con dischi, peso fino a 20kg totali;
-n.1 tappetino di spugna per fare gli addominali;
-n.1 coso per potenziare la stretta della mano.
Da lunedì il mio piano di allenamento sarà regolare e intensivo. L’obiettivo è scendere sotto la soglia degli 80kg entro giugno. Fattibilissimo. Dalla settimana prossima farò 3 giorni in piscina (2 di corso e 1 per conto mio), e 3-4 giorni a settimana di pesi, alternando i vari gruppi muscolari da un giorno all’altro, seguendo pressappoco la scheda che avevo in palestra.
Per quanto riguarda l’alimentazione, seguirò le seguenti, semplicissime regole:
- un massimo di 2 dolci a settimana. Non sono considerati dolci gelato alla frutta, merendine ai cereali tipo Fitness o roba simile, miele, marmellata, cioccolata calda; (lista in continuo aggiornamento)
- pesce almeno 3 volte a settimana, carne solo dopo gli allenamenti e in porzioni moderate;
- pizza ogni 2 settimane, non di più.
- formaggio max ogni 3 giorni (la Philadelphia Light e le mozzarelline sono permessi anche tutti i giorni);
- basta con i piatti di pasta versione Bud Spencer. La regola sarà: “Se non riesco a mescolarla senza sporcare la tovaglia vuol dire che è troppa.”
- niente alcool durante i pasti (nota: pizza e birra sono indivisibili, quindi non conta.)
- niente abbuffate a colazione: cornflakes oppure pane e marmellata/miele, e non prima uno e poi l’altro.
- Dopo una colazione moderata, è bene uno spuntino a metà mattina (seconda colazione), preferibilmente una banana o altro frutto; in mancanza di frutta anche le merendine ai cereali possono andar bene;
- basta con la terza colazione al bar;
- a pranzo in università: se al bar con amici, insalatona o caprese (assolutamente vietato qualsiasi tipo di panino); se al distributore, tramezzino senza maionese + (opzionale) merendina ai cereali.
- a merenda (solo se necessaria a prevenire svenimento improvviso): un frutto, o se non ne ho, merendina ai cereali o gelato alla frutta.
Mi sento già più in forma...
Verso sera sono andato a trovare mia madre in ospedale (niente di grave, tranquilli) e ho parcheggiato la macchina nel parcheggio coperto dell’Italmark. Sono uscito dall’ospedale alle 20.15, e il parcheggio era chiuso: la mia Bravo è ancora là ad aspettarmi. Domani pomeriggio vado a riprenderla.
si trova in
scene di vita quotidiana,
sic et simpliciter
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