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giovedì 31 maggio 2007

LEZIONE DI NUOTO, tragedia onomatopeica in tre atti (con note)

ATTO PRIMO
Spsshhh!
forza forza!

ATTO SECONDO

blbblbllblah
heeh...heeh...heeh...heeh...
spshh hhe spshh hhe (x20 circa)
iiih anf anf anf!
blblblblbb heeeh (x3)
(sottovoce) 'n ce la faccio più.
(ripetere tutto x20 circa)

ATTO TERZO
iiih heeeh...heeeh...heeeh...abllblblblblb eeeh...
(sottovoce) odìo. uf. mamamìa.

FINE

Note: La lettura di questo pezzo teatrale non è affatto semplice. La pièce in questione è, forse più di altre, comprensibile soltanto mediante una recitazione ad alta voce. L'improvvisazione dell'attore protagonista, nonché la sua capacità di immedesimazione, giocano inoltre un ruolo fondamentale per la buona riuscita della rappresentazione. Non avendo qui la possibilità di approfondire l'argomento, per uno studio dell'opera e del suo significato simbolico invitiamo a leggere l'esauriente lavoro di Anna Spando, Lezioni di nuoto a teatro (Editore Bacia, Milano 2006).

giovedì 24 maggio 2007

LO SCRUTATORE

Avete mai incontrato una di quelle persone che, quando vi siedono a fianco su un treno, stanno tutto il viaggio voltati verso di voi a fissare i vostri movimenti? oppure che, quando in vostra compagnia, mentre fate gli affari vostri, rimangono lì accanto e vi osservano, magari mentre scrivete un messaggio al cellulare, al punto che vi viente voglia di alzare la testa da quel che stavate facendo e suggerire all'interessato di interessarsi di qualcos'altro? Io, di tali persone, ne conosco solo un paio, e tale quantità mi basta e avanza. Non che siano cattivi o che, anzi alcuni sanno essere simpatici e, quando serve, buoni amici; tuttavia quando si mettono a scrutarti danno un poco fastidio. Il loro atteggiamento è dovuto, secondo me, ai rimasugli di quella curiosità infantile che - mi sento di dire purtroppo - abbandona la persona comune più o meno dall'adolescenza. Negli esemplari in questione, invece, tale curiosità è rimasta invariata rispetto a quella di quando avevano due anni. Pensate a un piccoletto di tale età: qualsiasi cosa facciate, il piccolo se ne rimane estasiato a guardarvi, spesso con la bocca aperta e un rivolo di bava che scende dal labbro, finché non smettete; a quel punto l'esserino si agita un istante, emette un gridolino soddisfatto, e tenta di imitarvi come può. D'altronde dicono che la mente dei piccoli di quell'età sia come una spugna, che assorba tutto quanto gli succede intorno...

Ma sto perdendo il filo del discorso. Dicevo di quelle persone cosiddette osservatrici, o meglio ancora scrutatrici. Ecco, immaginate quanto un atteggiamento del genere - che risulta fastidioso in treno, per fare un esempio che accade spesso - possa essere a dir poco angosciante nello spogliatoio di una piscina, quando siete ignudi come mamma vi ha fatto, o coperti solo da un costume striminzito. Ebbene, stasera in piscina mi è capitato di avere a che fare con un essere del genere. L'esemplare ha sui trentadue anni, calvo, magro ma con un poco di ciccia sui fianchi, con un pizzetto nero e un paio di occhiali dalla montatura scura, e dalle lenti probabilmente di una diottria più potenti di quanto gli sia stato prescritto, in modo da vedere meglio l'oggetto del suo interesse. Ha il volto un poco deturpato dall'acne giovanile e, da quanto ho capito origliando i discorsi che faceva con un amico, si chiama Ivan. Tale essere ha iniziato ad osservare me e gli altri bagnanti dal momento in cui è uscito dalla doccia al momento in cui è uscito dalla porta. Se ne stava seduto sulla panca e si asciugava una gamba, poi l'altra, poi un orecchio, poi il collo, e nel frattempo ci scrutava, studiava, esaminava. Un signore sui cinquanta, a un certo punto, gli si è piazzato involontariamente davanti nudo e crudo, a modo che Ivan aveva gli occhi giusto giusto all'altezza di quel funghetto sottolio che il signore teneva tra le gambe; questi si asciugava innocentemente i capelli e non si rendeva conto che il personaggio che gli stava davanti gli stava già contando i peli pubici per la seconda volta, a mo' di verifica. Io mi ero messo un po' trafilato in un angolino, in parte a una gamba finta appoggiata al muro. Mi ha fatto prendere un colpo la prima volta che l'ho vista. Tantopiù che appena più in alto, appesa al muro, stava la scritta "Gli oggetti lasciati a lungo nello spogliatoio verranno requisiti dalla Direzione" e mi è venuto il dubbio se il proprietario di tale gamba fosse in piscina a nuotare o se magari la Direzione, per una svista, avesse requisito il resto del corpo del proprietario, una volta che si era un attimo attardato sotto l'asciugacapelli...
Ma sto di nuovo parlando d'altro. Sarà che sono stanco, o sarà che il pensiero di questo calvo essere scrutatore nello spogliatoio mi mette i brividi. Meglio lasciar perdere. Certo che imbastire un discorso tanto complicato per poi non parlare di quello che si voleva è un po' uno spreco, a dire il vero. Ma in fin dei conti, a volte è anche bello parlare di tutto e di niente, iniziare un discorso per finirne un altro, dimenticare di cosa si stava parlando. Rispecchia un po' la vita stessa, a pensarci: fatta di storie che vanno e che vengono, di avventure iniziate qui e finite chissà dove, di lavori che ti portano dove non te l'aspetti, di persone che incontri, ti segnano e se ne vanno... In fin dei conti lo diceva pure Freud, che ogni lapsus che facciamo ha un significato ben preciso... Ma ecco, appunto: di cosa stavamo parlando?

p.s. domani andrò a chiedere a una prof se mi vuol fare da relatrice per la tesi. Fatemi un in bocca al lupo...

venerdì 27 aprile 2007

P1 - Pericolo numero 1

Quando faccio una promessa, poi se mi ricordo la mantengo. Quindi eccomi qui a raccontarvi del P1, il mio nuovo, entusiasmante corso di nuoto... Ok, ok, non voglio ingannare nessuno. P1 non è nient'affatto divertente come Stare a Galla: sembra più il programma di allenamento di Ivan Drago versione natante.

Lunedì alla prima lezione sono arrivato nervosissimo, temevo di trovarmi in mezzo a sette-otto agilissimi dorsisti (ricordo ai più sbadati che P1 è il corso di dorso) e già immaginavo che l'istruttore mi avrebbe snobbato, si sarebbe irritato per come blocco il traffico, e magari mi avrebbe fatto fare la fine di Cavallo, in pasto ai piranha. Invece ecco che in piscina ci sono soltanto due persone: un gigantesco ragazzone rotondo e lentigginoso (dappertutto) e una signora che ho già visto da qualche parte in paese ma non ricordo dove, credo alla festa dell'Unità che facevano al parco quand'ero piccolo e mi padre cuoceva salsicce e polenta per i suoi compagni. Comunque, bella sorpresa trovarsi soltanto in tre, e ancor più bella sorpresa scoprire che Fabio l'Istruttore è in gambissima. Mi ha fatto iniziare piano piano, ma alla fine della lezione avevo fatto ben 10 vasche, che per uno che esce da Stare a Galla, in cui non se ne faceva manco una intera, sono tantine. L'ultima vasca l'ho fatta con un po' di crampi alle gambe e ai piedi. Cioè, ero tutto accartocciato: mi tirava tutto, i piedi mi si arrotolavano su se stessi e le dita toccavano il tallone, poi il tallone toccava il ginocchio, e il ginocchio toccava il sedere. Sembravo uno yoyo, cercavo di distendermi ma tornavo ad arrotolarmi su me stesso, era inevitabile. Quando sono uscito dalla vasca avevo le gambe incrociate e c'è voluto Jimi (Direttore) e altri due per allungarmi. Ma era la prima lezione, un po' di crampi ci possono stare.

Giovedì invece, alla seconda lezione, niente crampi. Eravamo di nuovo in tre, ma il ragazzone rotondo e lentigginoso (dappertutto) è stato sostituito da un ragazzotto cilindrico ed ernioso. Abbiamo fatto anche delle immersioni stavolta, e devo dirvelo, non è per montarmi la testa ma in questo continuo ad essere il migliore, anche al P1. Ho fatto mille e una vasche, più o meno, ed ho imparato la doppia esterna, vale a dire la bracciata del dorso ma a due braccia, e me la sono cavata bene. L'unico problema è che non ho gambe, non c'è niente da fare. Quando devo fare una vasca "solo gambe" arrivo a metà e poi parte automaticamente la cimice ribaltata, non vado più avanti, non c'è verso. Mi tocca usare di nascosto le mani a mo' di pinne, da sotto il sedere, per darmi una spintarella anche con quelle.
Un altro esercizio che facciamo è il cagnolino con la testa sotto, e qui c'è da vedermi, vado velocissimo. Solo che non vedo dove vado, e ogni volta che mi volto sul dorso per riprendere fiato mi ritrovo contromano, o peggio ancora con la testa verso in centro della piscina, tipo autocarro posto di traverso in mezzo alla strada. Ma non sono l'unico, anche la signora della festa dell'Unità ha lo stesso problema, per non parlare del secondo ragazzo - quello cilindrico - che ieri a momenti mi ammazza. Il ragazzone rotondo e lentigginoso (dappertutto) invece ha problemi di gambe come me, a metà vasca si blocca e inizia a menare a vuoto; ma lui lo posso capire, c'ha il suo bel peso da tirarsi dietro.
Durante l'ultima vasca ieri mi si è pure accavallato un nervo della spalla. E' stato orribile, ho visto tutta la mia carriera, tutti i miei sforzi per arrivare fin qui buttati al vento. Il mio fisioterapista dice che tra qualche giorno posso tornare a nuotare, ma non sarà mai come prima.
Niente Olimpiadi, ha detto. Va beh, mi rimangono i tornei di briscola.

Un po' mi mancano i compagni di Stare a Galla. Soprattutto mi manca la Paola, anche se la vedo sempre: è là a bordo vasca, ogni tanto mi guarda e ci facciamo le facce.