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giovedì 3 luglio 2008

pensaci bene prima di iniziare

Ci sono giorni che la grammatica non è il tuo forte e allora se scrivi qualcosa ti esce pieno di errori di grammatica, quindi a quel punto è meglio che non scrivi e basta. Sono quei giorni che ti sembra quasi che l’italiano non è neanche la tua lingua, e ti viene da chiederti a te stesso se per caso sei rimasto scemo quando sei caduto quel giorno dallo scivolo a sei anni, che ti eri fatto un male tanto che te lo ricordi anche adesso, e pensi che forse se non ci salivi sullo scivolo adesso eri più intelligente e ci avevi la laurea in medicina e la macchina bella in garage.

Ci sono giorni invece, giorni che ad alcune persone capitano anche troppo spesso, in cui l’uso della virgola e dell’inciso - strumenti linguistici poco e mal sfruttati, benché un loro uso appropriato, come fanno notare molti autori, possa fare la differenza tra scritti piacevoli e scritti, per così dire, di scarso valore letterario - ti prende la mano, e ti porta a costruire periodi eccessivamente lunghi e contorti, al punto da dare al lettore contemporaneo, abituato dal cinema e dalla letteratura di massa a un linguaggio semplice e immediato fatto di periodi brevi, l’impressione di aver scordato, a fine frase - o addirittura già a metà, nei casi di lettori particolarmente disattenti o poco allenati - l’inizio della stessa, e quale ne sia l'argomento. In giorni come questi, nonostante la buona volontà dello scrittore - il quale, credendosi quel giorno particolarmente ispirato, vorrebbe approfittare del momento opportuno per lasciarsi alle spalle il blocco che da troppo tempo gli impedisce di scrivere qualcosa di buono - alla pratica della scrittura è lecito, e per certi versi doveroso nei confronti del lettore, preferire una uscita con gli amici.

Poi praticamente altri giorni ti viene naturale scrivere come parli, cioè, usi tutti quegli intercalari tipici di quando parli, come ma sì, cioè, in pratica, diciamo, praticamente, eccetera eccetera. E all’inizio sembra quasi che suoni bene una cosa così, è moderna, diciamo che fa molto bloggher figo, fa molto Jack Frusciante. Sì ma la verità è che, come dire, fa molto bloggher sedicenne pippaiolo. E poi dai, Brizzi non sapeva ancora scrivere quando ha fatto Jack Frusciante, andiamo. Io me ne intendo di letteratura, ti pare. Però la cosa, la tipa, Violenta Placida o come si chiama, lei era una bella gnocca nel film, c’è poco da dire.

Ci sono giorni giusti per scrivere e giorni giusti per pensare, giorni per uscire e giorni per studiare. L’importante è svegliarsi la mattina e capire subito che tipo di giorno sarà, così si evita di fare brutta figura.
Oggi, per esempio, era il giorno giusto per dormire, ma l’ho capito troppo tardi.

giovedì 21 giugno 2007

Il Bravo, il Mediocre e il Cattivo

Come avrete già notato se siete fan accaniti di questo blog, di questi tempi non ho mai niente di particolare da raccontare. Mi limito a metter giù una frase dopo l’altra, fingo di sviluppare un argomento piuttosto che un altro, ma in realtà vendo aria fritta. Che volete, qui non succede mai niente. Non ho una vita interessante, potrei dire, ma è una scusa che regge poco, e non perché non sia vero, ma perché non dovrebbe a conti fatti essere un limite. La differenza tra il bravo scrittore e lo scrittore negato dovrebbe essere proprio questa: il primo sa raccontare un fatto banale come se fosse un evento straordinario; il secondo… beh, meglio leggere la lista della spesa di tua moglie...

Il Bravo Scrittore può stare cinque pagine a descriverti un vecchio sdentato che succhia una minestra di cavoli, cucchiaio dopo cucchiaio, e tu leggi fino alla fine senza annoiarti un istante, anzi arrivi alla fine che ti pare quasi di averla assaggiata, quella minestra di cavoli, ne senti il sapore in bocca: il salato sulla lingua, il dolciamaro sul palato… Se lo scrittore è veramente dotato, capace che mezz'ora dopo ti viene pure il mal di pancia.
Di tali scrittori ne trovi pochi in libreria, figurati in rete. E quando per caso lo trovi, la metà delle volte sei così pigro da dimenticare di segnarti il nome, o di salvarlo nei preferiti, e finisce che quando due mesi dopo così per caso ti ritorna in mente, scopri che il signor Bravo Scrittore ha deciso di non scrivere più per mancanza di lettori (leggi: soddisfazioni).

Il Cattivo Scrittore - che non è necessariamente uno scrittore cattivo - ha un altro genere di dono. Scrittore molto prolisso, si ritiene esperto in ogni stile letterario. Ha un talento universale, che gli consente di spaziare dallo sketch comico al Bildungsroman senza problemi. Può scrivere un racconto dell’orrore con la stessa facilità con cui verseggia d’amore, e pur senza esserci mai stato, può descrivere un paesaggio delle Alpi trentine con tale realismo che ti sembrerà, leggendo, di respirare aria fresca e profumo di muschio.
O almeno, così crede lui.
Il Cattivo Scrittore è, infatti, un personaggio molto sicuro di sé, al punto da non aver bisogno né di consigli né di opinioni. Non si espone mai, e con la scusa che "la profondità del suo lavoro non può essere capita dalla gente comune" non fa leggere mai niente a nessuno. In realtà, teme sempre che qualcuno gli faccia notare l’amara verità: è un cesso. Qualsiasi cosa mette per iscritto risulta più noiosa di un mutuo trentennale. Fallisce persino con i biglietti d’auguri per le feste. Scritti da lui, anche i moduli per le raccomandate e gli assegno bancari assumono una particolare nota tediosa.
Lo stoicismo dei Cattivi Scrittori è comunque encomiabile, sono loro quelli che non si arrendono mai, che continuano a sperare nel successo fino alla tomba. Da gente come loro c'è molto da imparare.

Tra il Bravo e il Cattivo Scrittore viaggia quella comitiva di Mediocri di cui il sottoscritto è membro più o meno fedele e più o meno soddisfatto. Sappiamo di non eccellere e ci sforziamo di imparare, ognuno a modo suo. Ci sosteniamo l'un l'altro più di quanto Bravi o Cattivi facciano, e in questo abbiamo senz'altro qualcosa da insegnare. A volte abbiamo sprazzi di creatività notevoli, che ci fanno credere di potere un giorno uscire dalla mediocrità: ci sentiamo per un attimo speciali, sentiamo di avere qualcosa in più, ci convinciamo che sia finalmente giunto il nostro momento... Ma presto ci accorgiamo che è anche questo un sentimento comune, che capita a tutti, ogni tanto, e torniamo ad essere i soliti mediocri, più o meno fedeli, più o meno soddisfatti.

C'è bisogno anche di noi, in fin dei conti, perché i buoni scrittori possano essere tali.
E beati loro...