Paragonato a me, Caos era un tipo ordinato, coi calzini suddivisi per colore e tutto quanto. Il fatto è che non trovo più la poltrona. Credo sia sotto quel mucchio di vestiti, lì nell'angolo, ma non ne sono sicuro, e non mi fido a metterci le mani. Potrebbe esserci qualcosa. Potrei sentirmi afferrare la mano, sentire qualcosa mordermi, e ritrovarmi senza due dita, col segno di incisivi poco sopra quel che rimane della prima falange. No, aspetterò che arrivi mia nonna a sistemare la faccenda e ritrovare la mia poltrona - lei è più silenziosa di un ninja, non la senti arrivare, è un'arma letale. Ora che ci penso potrebbe essere alle mie spalle in questo stesso momento, a sbirciare quello che scrivo, e allora saprebbe... saprebbe che non sto studiando. Ma se anche mi voltassi di scatto non vedrei niente, sarebbe già sparita, e troverei solo un biglietto di avvertimento, scritto dalla mano tremante dell'ottuagenaria ninja:
"So cosa hai fatto, non hai scampo.
La tua nonna,
che ti vuole tanto bene
e ti pensa sempre".
Nonna ninja a parte, credetemi, mi rendo conto di essere idiota e di scrivere cazzate. Ma c'è un motivo per cui lo faccio. Imparare a scrivere è la mia aspirazione, e questa è la mia palestra. Alcuni di voi lo sapevano già, e mi chiamano scemo; altri non lo sapevano, ma mi chiamavano scemo lo stesso, ché un motivo si trova sempre. Ecco, ora ne avete uno in più. Fatto sta che nella vita, credo, ognuno ha la propria aspirazione - o quantomeno, dovrebbe averne una - e la propria "strada giusta" da seguire. Non sempre, però, ci si rende conto in tempo di quale sia la nostra. Spesso siamo costretti dalla necessità, dalla società, o dalla mamma, a prendere strade che non ci si addicono. E finiamo senza neanche accorgercene a vivere la vita sbagliata, quella che altri vedevano giusta per noi. Non è una bella sensazione. E' come indossare un maglione che non ci piace, nel quale ci vediamo grassi e sformati, solo perché ce l'ha regalato la zia e la mamma ci dice che stiamo bene. Ce ne andiamo in giro specchiandoci nelle vetrine, aggiustando la postura, muovendoci di continuo - mi gratto il collo, cerco il portafogli, mi rigratto il collo, incrocio le braccia, mi soffio il naso, toh, dei pelucchi sui jeans, mi rigratto il collo - tutto perché la gente, guardandoci, veda solo un corpo in movimento, indefinito. Perché, pur guardandoci, non ci veda. Ma come quel maglione sformato, a volte, quella vita scomoda ci sembra l'unica che abbiamo a disposizione. E cambiare vita di punto in bianco, indossare magari qualcosa di diverso (quella giacca che ci è sempre piaciuta ma non indossiamo mai, perché ci pare troppo, perché non è da noi) no, è troppo dura, sarebbe una rivoluzione troppo difficile da compiere. Così continuiamo per la nostra strada, con la nostra vita scomoda, col nostro maglione sbagliato, come se niente fosse. Finché un giorno non ce la facciamo più, scoppiamo, ci viene la nausea solo a vederlo quel maglione della zia, e allora corriamo all'armadio, lo ribaltiamo sottosopra, in cerca di quella giacca, decisi più che mai ad indossarla e a buttare il maglione nel camino. Cerchiamo la giacca, come dei pazzi, dov'è, dov'è?! Ah, eccola là sul fondo! Puzza un po' di chiuso, ma poco importa. In bagno allora, di corsa, davanti allo specchio, la indossiamo, finalmente! Ma... che succede? Non è possibile, i bottoni... aspetta, se mi piego un po'... ma le maniche... no, son corte!... è troppo piccola, non mi sta più!...
...Eccoci qui. Siamo cresciuti, invecchiati nel nostro odiato maglione, ed ora per quella giacca è troppo tardi. La rimettiamo nell'armadio, (ci dispiace buttarla via, è un po' il simbolo di come vorremmo vestirci) e reindossiamo il nostro vecchio, noioso maglione. E così, dopo una vita passata a compiacere gli altri, i sogni di quand'eravamo ragazzi non ci stanno più.
(A pochi viene in mente, a questo punto, che va beh, costerà qualcosa, ma una giacca nuova la si trova sempre e comunque. Basta cercarla.)
Per conto mio, di maglioni sformati non ne voglio. Mi chiamano sognatore, mi sfottono, dicono: Metti i piedi per terra! A questi rispondo: I piedi per terra tienili tu, che io c'ho l'animo leggero. D'altronde, ci vorrà ben qualcuno che continui a sognare.