giovedì 11 giugno 2009

Diplopazzia

- Hai letto che bella notizia? Finalmente siamo amici di Gheddafi!
- Ma Gheddafi è un dittatore. Perché dovrei essere suo amico?
- Che te frega se è dittatore. Per il petrolio ci fa comodo. Vedi che Berlusconi alla fine ci sa fare?
- Mah. A me questa cosa del petrolio lascia un po' così. Non è meglio puntare su altro, su qualcosa di più pulito e casalingo?
- Beh, il Presidente ha pensato anche a questo. Torneremo al nucleare.
- Ecco, sì, appunto. Qualcosa di meno pericoloso magari?
- E insomma, quante pretese. Chi si accontenta, gode.
- O muore. E il solare?
- Troppo costoso.
- Cinque centrali nucleari costano forse di meno?
- No, ma producono più.
- Certo, più di quanta ce ne serva. E sarà fruibile fra quindici anni. E nel frattempo? E i rifiuti tossici e radioattivi dove li metteremo?
- Pagheremo altri paesi perché ce li smaltiscano. Che ne so.
- Ma allora ci costerà più del petrolio, che razza di investimento è?
- Senti, hai rotto con tutte 'ste domande. Berlusconi fa solo ed esclusivamente gli interessi degli italiani, dovresti saperlo. Lui lo dice sempre.
- Sì sì. Ma con il lodo Alfano e con le intercettazioni che c'entrano gli italiani?
- Basta con ste domande! Discutere con te è inutile. Se non ti piace il suo metodo, allora cambia cittadinanza.
- Eh, quasi quasi.

lunedì 18 maggio 2009

Io sto con gli immigrati.

Sono affascinato dalla Lega Nord. Non lo dico con ironia, lo sono davvero, nel profondo. Davanti alla Lega mi sento come un bambino davanti a un leone, come un biologo che scopre una specie rara, come un poeta di fronte alla sua musa. Affascinato e spaventato.
Stamattina uscivo in bicicletta per un giro di volantini (attivismo politico). Girando l’angolo mi imbatto nella consueta serie di cartelloni elettorali che colora le città in vista delle elezioni: “Tizio Sindaco di tutti”, “Caio per il Paese”, “Votate Sempronio”, e… Toro Seduto. No, non lo dico per fare un nome a caso (in quel caso avrei usato Mevio). No, era proprio lui, Toro Seduto. O forse era Geronimo? Poco importa, chiamiamolo Indiano Incazzato e basta. Eccolo, in mezzo ai volti conosciuti – e meno – degli aspiranti sindaci, Indiano Incazzato, con tanto di piume sulla testa e quell’aria pensierosa, quasi malinconica dell’indiano che ha perso la guerra. E ha ragione ad esser malinconico: è confinato da tempo su un cartellone della Lega, a fianco di uno slogan che vuole essere convincente, ma l’unica cosa di cui ha convinto me è che l’ignoranza non ha limiti. Lo slogan recita così: “Loro hanno subito l’immigrazione. Ora vivono nelle riserve! Pensaci”.
Pensaci? Ebbene ci ho pensato, e a tutti i leghisti dico: ignoranti, dozzinali, stupidi, e di nuovo ignoranti.
Spero che qualche simpatizzante leghista veda questo cartello (e altri simili: c’è la serie, come le figurine) e sia abbastanza intelligente da scuotere la testa. E torni a casa a riflettere sul credo politico che sta abbracciando. Perché questo cartello non è la gaffe di un singolo autore, sarebbe troppo facile pensarla così. Questo slogan è stato studiato a tavolino, pensato, ripensato e corretto prima di essere stampato. È emblema di un pensiero, del tuo pensiero, caro leghista. Sarai laureato, imprenditore, professore, sarai quello che vuoi ma abbracci un pensiero ottuso e limitato. Ne sei fiero?

RB,
fiero di non essere leghista.

venerdì 24 aprile 2009

Sardo Soriga è: recensione.

Premessa.

La prima cosa che ho pensato quando mi è stato proposto di fare la recensione di un libro per RCS è stata una considerazione venale. Se avessi voluto ricevere altri libri da recensire, avrei dovuto scrivere in ogni caso una recensione positiva, che il libro mi fosse piaciuto o meno. E la tentazione in questo senso, lo ammetto, è stata forte. Ci ho anche provato, e ne è la prova il file “Recensione Soriga.odt” che tengo ancora nei Documenti.
Ho iniziato a scrivere quella recensione positiva quando ero ancora a metà libro ed ero convinto di gran parte di quello che scrivevo. Ieri sera ho finito di leggerlo. Ho dovuto cambiare recensione.

Flavio Soriga, L'amore a Londra e in altri luoghi

Non mi piacciono le storie d'amore. Lui ama Lei, Lei ama Lui ma è un amore impossibile perché è sposata con l'Altro, che è un omosessuale represso e di notte droga la moglie, indossa i suoi vestiti e se ne va a ballare mentre Lei dorme. Alla fine Lui incontra l'Altro in discoteca e anziché prenderlo a pugni si innamora: con quel vestito le ricorda troppo l'amata.
No, no, no. Non è roba che fa per me.
L'amore a Londra e in altri luoghi è, pensa un po', una raccolta di racconti d'amore. Il che, in teoria, lo escluderebbe a priori dalla mia ben fornita libreria. Ma è anche un tentativo di prosa poetica (o di poesia in prosa, fate voi), e va quindi considerato da un punto di vista stilistico, credo, ancora più che di contenuto. L'unica cosa che mi ha spinto a procedere nella lettura, infatti, è quel tentativo di rendere il testo uno spartito musicale. Tentativo riuscito qua, fallito là.
La raccolta conta otto racconti, lunghi e corti. Quattro da soli valgono il prezzo del libro, ma solo se lo trovate a metà prezzo. Gli altri aggiungono poco o niente. Fossi stato l'editore, avrei aspettato un altro racconto altrettanto buono e avrei pubblicato una raccolta di sole cento pagine anziché centocinquanta, in formato più ridotto e a prezzo più accessibile. Ma per fortuna e purtroppo non sono un editore.
A parte Aprile, i racconti migliori sono i più brevi, e non può essere altrimenti: Soriga usa uno stile rapsodico difficile da maneggiare senza commettere forzature. La forma breve, in questo senso, rende le cose più facili. Anche per questo apprezzerete il fatto che non avete tra le mani un romanzo. Se una storia vi stanca, saltate alla prossima e se volete un consiglio, fatevi le ossa su quelle più corte, poi passate al primo racconto, l'unico lungo che valga la pena leggere.
Quando leggerete il primo racconto (Aprile) noterete una particolarità: sardo Soriga è. Ma tranquilli, la sintassi sarda fastidiosa non è, né nel ridicolo scade; anzi si fa sentire quel poco che basta e, come l'aglio in una buona pasta alle vongole, serve a dare sapore a un piatto altrimenti povero.

In fin dei conti, non esistono raccolte di racconti perfette. Troverete sempre racconti che vi piaceranno, altri che salterete dopo le prime righe, poco importa. Quello che conta è che, prima o poi, vi imbatterete in un racconto che vi darà qualcosa. Un racconto su venti, forse, dieci pagine su duecento, ma un racconto che da solo, come si dice spesso nelle recensioni, vale il prezzo del libro. Anche in questo senso, Soriga non fa eccezione. Lontana dall'essere una raccolta perfetta, troverete comunque qualcosa di buono.

Tiro le somme. Non consiglio di acquistare questo libro di Soriga ad occhi chiusi. Procuratevelo in biblioteca, leggetevi un paio di storie e poi decidete se vale la pena acquistarlo. Comprare un libro solo per provare a leggerlo non ha senso, per questo ci sono le biblioteche. Ha più senso comprare un libro che avete già letto e vi è piaciuto, sapendo che un giorno potrete rileggerlo, sottolinearne le frasi più belle, prestarlo a un amico o, perché no, aggiungervi una dedica sul frontespizio e regalarlo a qualcuno a cui tenete.

L'amore a Londra e in altri luoghi di Flavio Soriga è pubblicato da Bompiani. Lo trovate in libreria a 15 euro, oppure in biblioteca.

p.s. Ho deciso che la copia che mi è stata inviata per la recensione finirà sullo scaffale delle novità nella biblioteca dove lavoro, disponibile a chiunque lo voglia leggere (e contraddirmi).
p.p.s. Un giorno prenderò questa recensione e la sposterò su un blog dedicato. Per ora, vi saluto da qui.

martedì 14 aprile 2009

Nuove scoperte farmaco(il)logiche

Si chiama PSD502 e si tratta probabilmente della più grande scoperta nella storia farmaceutica. Uno spray che promette di risolvere uno dei più grandi mali di cui l’umanità abbia mai sofferto: l’eiaculazione precoce.
Il suo funzionamento è stato, però, oggetto di grande confusione. Al contrario di come è stato detto dalla stampa, lo spray non va spruzzato sull’organo maschile, bensì assunto per via orale come un normale profumatore per alito. Sarà la donna a spruzzare l’uomo con il PSD502 all’inizio del rapporto, assicurandosi che lui non se ne accorga. Il maschio cadrà in stato catalettico e vi rimarrà approssimativamente per circa un’ora. La donna avrà così modo di approfittare dello stato di rigor catalepticus dell’uomo e giungere con tutta calma all’orgasmo, fare una doccia, rivestirsi, uscire a fare shopping con la sorella, tornare, svestirsi e iniziare un secondo rapporto sessuale, che per l’uomo sarà ovviamente il primo.
Il farmaco sembra funzionare senza eccessive controindicazioni. Gli unici effetti indesiderati riscontrati sono, nell’uomo, un intorpidimento dell’organo genitale e una lieve sindrome da fuso orario. Alcuni casi hanno presentato anche un arrossamento del conto in banca dovuto all’uso incontrollato della carta di credito. Nella donna sembra sia normale un’euforia protratta e incontrollabile, un aumento del peso di vestiti e un calo del livello di stress. È stato inoltre dimostrato che un uso eccessivo può portare la donna alla dipendenza dal farmaco.


Due carnose Notizie Flesh:
- Entro la settimana uscirà l'atteso nuovo blog (o una nuova sezione di inparallelo?): si parlerà di libri e cinema.
- Domani mi laureo.

sabato 4 aprile 2009

Pubblicità Progresso

Lo sapete che esiste un sistema incredibile per guardare film e leggere libri, riviste e quotidiani in modo gratuito e completamente legale? Sì, avete capito bene, gratis e senza infrangere la legge! Incredibile, lo so. È un sistema che circola da un po' di tempo ormai, ma molti ancora non lo conoscono. Anni fa, quando divenne pubblico, ebbe un successo enorme, fu una cosa rivoluzionaria che segnò un'epoca, almeno quanto la nascita di internet. Grazie a questo espediente potete guardare gratuitamente l'intera filmografia di David Lynch o di Truffaut, per esempio, ascoltare quell'album raro dei Pink Floyd che non trovate in nessun negozio, o leggervi l'ultimo libro di Camilleri, comodamente in poltrona e con tutta la calma che volete. Tutto questo gratuitamente, e nessuno potrà darvi del ladro!
Volete sapere come si chiama questo sistema? Ha un nome lungo e forse difficile da ricordare, segnatevelo magari da qualche parte: si chiama Biblioteca Pubblica.
Provatelo, poi mi farete sapere.

lunedì 23 marzo 2009

Lunga vita al Reo!

Gli scienziati lo confermano: vivremo fino a 110 anni.
A poche ore dalla notizia, le azioni della Tena Lady erano già salite del 27%, quelle del Viagra del 45%. Anche i produttori di dentiere esultano. In Parlamento si inizia a parlare di innalzamento dell’età pensionabile, che voci indiscrete dicono arriverà ad ottant’anni. A Bologna alcuni giovani di sinistra si sono strappati i capelli pubblicamente al pensiero di altri quarant’anni di Berlusconi.

La notizia, insomma, non è passata inosservata. Per quanto mi riguarda, mi basta arrivare ad avere i capelli bianchi senza impazzire. Se per camminare dovrò appoggiarmi ad un bastone, poco male: il Dottor House l’ha reso di moda. Anche la dentiera non è poi così male, soprattutto per uno che scorda facilmente di lavarsi i denti. Prima di dormire la infili in un bicchiere di acqua e Svelto, e puoi stare tranquillo per tutta notte.
Quello che mi preoccupa, invece, è Berlusconi. Nel 2042 avrà folti capelli raccolti in una coda di cavallo e la pelle del viso più liscia che mai.* Il Cavaliere sarà probabilmente candidato alla carica di Imperatore Galattico e ogn notte la sua faccia sorridente, introdotta da un editoriale di Emilio Fede, verrà proiettata nel sonno a tutti gli esseri viventi...
Vogliono farci vivere fino a 110 anni. Spero non vi dispiaccia, signori scienziati, se io mi fermo prima.


*Eminenti storici della letteratura dimostreranno che Berlusconi apparve nel sonno a Scott Fitzgerald e gli ispirò il personaggio di Benjamin Button.

domenica 15 febbraio 2009

Eutanasia di un blog? Col cavolo!

Mi stupisco della resistenza di codesto blog. E’ da più di tre mesi che non pubblico qualcosa e continuo ad avere gli stessi sei lettori di prima. Ma che fate, voi sei, rileggete a ciclo continuo gli stessi post? C’è qualche passaggio che non capite o vi è forse andato in stand-by il nervo ottico?

Comunque, dopo essermi quasi deciso per una eutanasia di inparallelo (va molto di moda negli ultimi tempi), ho consultato le più alte personalità del mondo letterario e su loro consiglio, nonché dopo attente riflessioni, ho scelto di resistere e tenere in vita la mia creazione. La forza emotiva di tale decisione è stata tale che senza neanche accorgermene mi sono alzato di scatto con i pugni stretti, le labbra serrate, le sopracciglia corrucciate e le unghie sporche e ho gridato: «No! Inparallelo non morirà! A costo di scrivere di notte, a costo di pubblicare un post ogni tre mesi non abbandonerò i miei fedeli lettori! Giammai!»*
Quindi eccomi qui, se non altro per rassicurare voi sei nullafacenti: potrete continuare a cazzeggiare su inparallelo. Colgo l'occasione per rimandare tutti gli altri al mese prossimo, quando si spera avrò più tempo da dedicare alla mia attività altamente intellettuale di blogger.





* I più attenti si chiederanno come abbia fatto il sottoscritto a gridare con le labbra serrate. Come in altri casi, mi rifugio dietro l’abusata e ormai lisa licenza poetica, amica degli illetterati ancor più che dei poeti.

lunedì 3 novembre 2008

Elogio all'ozio

"Io penso che a questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa."
Bertrand Russell, Elogio dell'ozio
Geniale Russell. Pensare che da tempo ho in programma di scrivere un libro dal titolo simile. Mi viene da pensare: Sarà stato forse il Destino a spingermi stamattina nella sezione sbagliata della biblioteca e a farmi posare l'occhio su tale titolo profetico? Che sia dunque un invito del Fato a prendere finalmente carta e penna e scrivere il capolavoro di una vita? O è forse un invito (e sarebbe ben più esplicito) a disdire le lezioni di oggi, darmi malato sul lavoro, e starmene tutto il giorno in ozio a guardare film e sgranocchiare merendine? Chi lo sa. Il fatto è che il Destino, anche quando ci appare evidente davanti agli occhi, rimane ambiguo quanto lo sguardo di Bruno Vespa.
Messaggio promozionale in differita: a fine agosto (sic!) inparallelo è stato recensito su Liblog, bel sito di recensioni librarie, consigli di stile e editoria varia. Per i curiosi, eccovi il link:
A presto,
K.

mercoledì 15 ottobre 2008

Scambisti

A scuola i miei compagni giocavano al Fantacalcio. Io ero negato, ci ho provato per qualche mese ma perdevo sempre e mi annoiavo. Invece i miei vicini di banco erano più seri e anche durante le lezioni li sentivi bisbigliare sotto i banchi, trattare per questo o quel giocatore, con i loro schemi a portata di mano:
- Oh! Psst! Oh, che dici se ti passo Del Piero per quel difensore nigeriano che hai?
- Ma Del Piero è fuori forma, che me ne faccio?
- Dai, non fare il difficile. C’è di peggio in giro. Poi sei senza attaccanti buoni e lui vedrai che si riprende, fa sempre così, lo sai.
- Vero. Mah, non sono convinto. Ci devo pensare, ti dico giovedì.
- Ottimo.

Ora il Fantacalcio è passato di moda e sembra che scambi del genere si facciano altrove:

- Ehi, psst! Sentite, vi passiamo Orlando alla Rai se ci votate Pecorella alla Corte Costituzionale.
- Ma Pecorella è sotto processo! Ed è pure stato l’avvocato di Berlusconi! C’è conflitto d’interessi...
- Dai, non fate i difficili. C’è di peggio. Poi Orlando alla Rai vi serve, lo sapete.
- Vero. Mah, ci pensiamo su. Vi diremo tra qualche giorno.
- Ottimo.

Forse qualcuno ha giocato troppo al Fantacalcio quand'era giovane...

martedì 16 settembre 2008

Latinismi

– Andiamo via, non mi piace qui.
– Perché?
– Non so, ho un senso di… non so. Troppo spazio, troppo… non so. Mi sa che ho l’horror falqui.
– Scema. Si dice horror evacui. Falqui è una caramella.
– Ah. È buona almeno?
– Bah. A me non piace.
Disgustibus nordest disputandum.
– Di nuovo col latino. Ma chi te l’ha insegnato?
– Ma sì, per sentito dire.
– Figurati. Comunque si dice disgustibus modestis mutandum.
– Ah. Che ignorante! Te si che ci sai fare.
– Eh. Ho studiato, io.