giovedì 21 agosto 2008

Mensili per uomini parte 2

Tempo fa scrissi un post a proposito dei giornali per uomini. Ho pensato di aggiungervi una breve postilla.

Oltre ai consigli su come migliorare la vostra vita (che, come dicevamo, fa schifo), i giornali per uomini sono una fonte inesauribile di statistiche, utili da riutilizzare ogni qual volta vi capiti di partecipare a qualche discussione frivola e vogliate fare bella figura. Per esempio, durante una conversazione amichevole con il vostro direttore è simpatico far notare che secondo un recente studio della Oxford University, il 52% dei dirigenti d’azienda soffre di impotenza. Il direttore, se non se la prende a male, potrebbe ribattere che lo stesso studio ha rivelato che il restante 48% lo mette volentieri nel culo ai dipendenti.
Durante una festa in maschera potreste abbordare una tizia chiedendole se fa parte di quel 39% di donne single che ci sta al primo appuntamento. Ma fate attenzione, secondo l'Università di Harvard avete il 90% di possibilità che dietro la maschera ci sia una racchia.
Un sondaggio che ogni uomo dovrebbe tenere bene a mente afferma che l’88% delle donne simula frequentemente l’orgasmo. Di queste, la metà lo fa durante un rapporto sessuale. Delle restanti, il 14%, avendo letto che il sesso fa bruciare calorie, lo fa per dimagrire; il 10% si è talmente abituata a farlo che oramai simula l’orgasmo inconsapevolmente, durante la giornata; il 4% lo fa dal macellaio, per avere uno sconto sul filetto. Il 2% delle intervistate non ha risposto alla domanda e ha simulato un orgasmo per distrarre il nostro corrispondente.*
Risulta singolare l’indagine fatta su quel rimanente 12% di donne che non simula mai l’orgasmo o lo fa raramente: 10% single, 2% suore.
Tra gli altri sondaggi curiosi relativi al sesso segnalo:
Il 100% degli uomini intervistati ha ammesso di avere un pene.
Il 100% delle donne intervistate ha ammesso di volerne uno.
Il 79% degli uomini si dice insoddisfatto delle dimensioni del proprio pene. Il restante 21% è invece scontento delle dimensioni altrui.

Secondo l'Università di Formosa, un lettore su quattro di inparallelo ha smesso di leggere questo post dopo le prime due righe. Resta comunque una buona percentuale di perditempo.

Una lista completa di sondaggi e statistiche sarebbe inutile nonché impossibile da compilare, tanto più su un blog, che per definizione dev’essere conciso e giungere al punto. In ogni caso, consiglio a tutti i lettori di consultare ogni tanto uno di questi mensili alla moda, potrete fare scoperte interessanti.

*la Redazione e i Corrispondenti ringraziano.

kapla

venerdì 15 agosto 2008

discussione letteraria

- L’hai letto Il nome della Rosa di Eco?
- Mm. È mica quello con Sean Connery?
- Beh, sì.
- No, aspetta. Forse mi confondo con Entrapment. Com'era la storia? C'è mica lui che
è immortale?
- Quello è Highlander.
- Ah. Allora no. E' bello?
- Molto.
- C'è anche Catherine Z. Jones?
- Ma no, è un libro...
- No dico, nel film originale.
- Ma non è il film che... è il libro... cioè...
- Cosa?
- ... Niente. No, non c'è Catherine Z. Jones.
- Peccato. E' una gnocca.
- Già.


jk

martedì 12 agosto 2008

google, gogol e il naso (delirio in pausa pranzo)

Il buon Manzoni contava per i Promessi Sposi ben venticinque lettori, e non serve dire che si tratta di un record, se pensiamo che Guareschi arrivava a ventitré e Jim Kapla, incompreso astro nascente della letteratura, ne conta in media sei e mezzo, compresa quella lettrice casuale che cercando su Google foruncoli donne si ritrova sul mio blog e, giustamente, si rende subito conto che posso essere forse un esteta, ma non un estetista, e non risolverò il suo problema di foruncoli; al massimo la farò sorridere, ma è anche vero che una giovane con l’acne non troverebbe nulla di divertente nel leggere una strampalata analisi psicologica della spremitura del brufolo, né tanto meno riderebbe sentendo la storiella di quel tale che, ubriaco dalla sera prima, scambiò il proprio naso per un brufolo gigante e spese dieci minuti a cercare di spremerselo. (I più audaci ora tenteranno la ricerca googliana e verranno premiati con un buon vecchio post.)

Leggere Gogol’ mi esalta, me ne vado prima che questo blog diventi il diario di un pazzo.

mercoledì 6 agosto 2008

Foche da Spiaggia: L'alba dei morti viventi

A grande richiesta, Foche da Spiaggia prende il via. Pur essendo un sequel, avrà una forma diversa da Stare a Galla. Post più brevi, innanzitutto, e poi... beh, potrei anche stare qui a spiegarvi cosa ci sarà di diverso e perché, ma non serve a nessuno, basta leggere. Qui sotto, proprio qui sotto, per cominciare...


L'alba dei morti viventi

Era una notte buia e basta.
Quando si va al mare si parte la mattina presto, che così non c’è coda. Lo sanno tutti.”
Appunto. Lo sanno tutti. Così, tu che sei di Brescia provincia, ti svegli alle quattro per passare prima delle sei la barriera di Mestre, che se no arrivano i camion, e scopri che a Milano si sono svegliati alle due per lo stesso motivo, apposta per incontrarsi con te lì così, in quel pezzo di autostrada, fianco a fianco, che se guardi dal finestrino puoi vedere la figlia di dieci anni addormentata sul sedile posteriore, con la bocca semiaperta e un filo di bava che scende dall’angolo, e la moglie addormentata sul sedile di fianco, con la bocca spalancata e un filo di bava che scende dal collo, e il marito col naso schiacciato sul volante, pure lui addormentato, che cerca di tenersi sveglio canticchiando ogni tanto un ritornello, ma non c’è verso, quel filo di bava che scende ce l’ha pure lui. Ogni tanto si volta verso di te, ti guarda stralunato che pare uno zombie anni ’80, e cosa vede? te e la morosa addormentati, tu col naso sul volante, lei con la bava alla bocca... In momenti come questi ti rendi conto che tutto il mondo è paese.
Per riprenderti, metti in folle e ti bevi un caffè caldo dal thermos preparato dalla suocera*. Ti volti dall’altra parte, assonnato: alla tua destra, su una Punto rossa, un tizio sta bevendo caffè caldo da un thermos e ti guarda assonnato…


*licenza poetica.

Prossimamente: Foche da Spiaggia - Venerdì 17

J.K.

giovedì 31 luglio 2008

Il Sequel che non ti aspetti

Ho scoperto di avere il pollice verde. L’ho notato stamattina nel fare colazione: una macchia verdastra che parte dall’attaccatura del dito e arriva su fino all’unghia. Ho provato a toglierla, lavandomi con il detersivo per piatti, ma niente da fare. Ho provato anche con il Vim: niente. La macchia si è come impossessata del mio dito, mi è entrata nella pelle, nella carne. Ce l’ho nel sangue. C’era da aspettarselo: Mamma ha sempre fatto la fiorista, queste cose sono ereditarie. Mi chiedo perché si sia fatto viva solo ora, a ventisei anni suonati. Sarà che proprio oggi, trentuno di luglio, ore dieci all’una, Mamma ha ufficialmente iniziato i lavori per il nuovo negozio in piazza.
Strana la ciclicità della vita. Quello è stato il suo primo negozio, quello da dove ha iniziato. Vendeva fiori secchi, a quei tempi andavano di moda. È stata la prima qui in zona a fare certe acrobazie stilistiche con i fiori finti secchi e veri. Dopo una decina d’anni ha venduto il negozio, ne ha preso un altro. Poi si è spostata di nuovo, a lavorare come dipendente, poi di nuovo, all’ingrosso. Una sorta di meteora. Infine salta fuori che la proprietaria del suo primo negozio ha deciso di vendere. E qui ecco che Mamma, che con un coupe de teatre niente male, da un giorno all’altro mi viene a dire che torna in piazza, al suo vecchio negozio. Mamma due: il ritorno.


Detto questo, domattina – leggi: stanotte – parto per il mare in compagnia di una mezza febbricitante morosa. Non vedo una spiaggia sabbiosa da sei anni circa, ma quest’estate ho finito gli esami, un piccolo premio ci sta. Mica due settimane, che credete: solo tre notti, tempo di arrivare, bagnarci i piedi e scottarci le spalle facendo un castello di sabbia, per il quale abbiamo appositamente comprato secchiello, paletta e rastrello. E mica in Calabria o Sardegna, che credete: si va a Bibione, che se non stai attento pure il Word te lo storpia in Bilione. Ma più di così non chiedo. Quello che conta, in fondo, è la compagnia, e cambiare aria un paio di giorni.
Così, sono passato per salutarvi prima della partenza, ma soprattutto per darvi un appuntamento. La settimana prossima, su questo blog arriva una nuova miniserie a puntate:

Foche da Spiaggia

(Stare a Galla Beach)

Per i fan di Stare a Galla, un appuntamento da non perdere. Per chi non sa di cosa sto parlando, beh, è ora di farsi una (bassa*) cultura.
Non perdetevela!
Kapla

*mi riferisco al fatto che qua e là, rileggendo i post, ho trovato errori grammaticali di ogni sorta. Mi scuso con il lettore, ma le condizioni in cui scrivevo non mi permettevano di fare di meglio. (Uscirà presto una raccolta scaricabile della serie, riveduta e aggiornata, con note dell'autore.)

giovedì 17 luglio 2008

Sulla sottolineatura

Vi siete mai chiesti perché a tutti dia così fastidio sottolineare un libro a penna? Nessuno si fa problemi a usare la matita, o addirittura i pastelli colorati, e la scusa ufficiale è che il pastello o la matita sono meno invadenti, più pacati, non macchiano, e che una matita si può sempre cancellare senza lasciare traccia. Falso, falso, falso! La traccia rimane, lo sapete! Allora mi chiedo, c’è poi questa grande differenza? Perché le povere Bic vengono denigrate e rifiutate? Perché i fantastici pennini Stabilo, tutti colorati, sono visti in malomodo?
Conosco gente che sottolinea solo con la matita per paura di rovinare il libro, ma poi vai a sbirciare tra le pagine e scopri che la loro, più che una semplice pacata sottolineatura, è una sorta di incisione a secco del foglio. Viene quasi da pensare che tali personaggi siano convinti, in cuor loro, che la matita in realtà non sia stata inventata per lasciare una traccia propria, ma per far affiorare lo strato di lapis nascosto sotto la carta.*
Si può quasi ricostruire il processo di disintegrazione al quale sono soggetti matita e libro nel corso dello studio. L’inizio è quasi pulito: il foglio è inciso con precisione, il lapis è usato alla stregua di un bisturi, la punta è ancora sottile, pungente. Poche pagine più avanti la linea si fa già più calcata, si allarga un pochino, si incupisce. Poi si allarga ancora, si allarga, si allarga sempre di più, due, tre millimetri, ormai la traccia è una spatolata di cemento, inizia a oscurare il foglio, a metà libro non si capisce più quale sia la riga tracciata dalla matita e la riga dello stampato, il foglio è ridotto a brandelli, le pagine scricchiolano come pane azzimo, gridano pietà… Ah! Il libro, poveretto, non si richiude nemmeno più, se ne rimane lì, goffo e accartocciato, come un quotidiano letto troppe volte.
Ma chi sottolinea solo a matita, dicevo, lo fa per non rovinare il libro.
E come se non bastasse, chi sottolinea in questo modo raramente usa il righello, e quando lo fa è talmente irruento nel passare la matita che quest’ultimo alla fine di ogni riga perde la pazienza, e per dispetto scivola verso il basso: ne nasce un andirivieni di linee curve, spezzate, arabeschi e ghirigori che già alla prima pagina danno il mal di mare.
Ci sono poi quelli – tra cui il sottoscritto – che per un motivo o per l’altro hanno a disposizione solo un righello da sette centimetri e mezzo, e a metà riga sono costretti a farlo slittare per cercare di continuare la sottolineatura senza spezzare la linea, ché se no è antiestetico. Ma per sottolineare una pagina in questo modo ci vuole il doppio del tempo, quindi è evidente che se avessi avuto un righello più lungo a quest’ora sarei già laureato.
Poi dicono che le misure non contano.


Note:
* In fondo non hanno tutti i torti: i primi quaderni erano tavolette di cera che venivano incise con una punta. Forse tali personaggi non sono degli stolti: hanno solo un gusto un po’ troppo retrò.

giovedì 3 luglio 2008

pensaci bene prima di iniziare

Ci sono giorni che la grammatica non è il tuo forte e allora se scrivi qualcosa ti esce pieno di errori di grammatica, quindi a quel punto è meglio che non scrivi e basta. Sono quei giorni che ti sembra quasi che l’italiano non è neanche la tua lingua, e ti viene da chiederti a te stesso se per caso sei rimasto scemo quando sei caduto quel giorno dallo scivolo a sei anni, che ti eri fatto un male tanto che te lo ricordi anche adesso, e pensi che forse se non ci salivi sullo scivolo adesso eri più intelligente e ci avevi la laurea in medicina e la macchina bella in garage.

Ci sono giorni invece, giorni che ad alcune persone capitano anche troppo spesso, in cui l’uso della virgola e dell’inciso - strumenti linguistici poco e mal sfruttati, benché un loro uso appropriato, come fanno notare molti autori, possa fare la differenza tra scritti piacevoli e scritti, per così dire, di scarso valore letterario - ti prende la mano, e ti porta a costruire periodi eccessivamente lunghi e contorti, al punto da dare al lettore contemporaneo, abituato dal cinema e dalla letteratura di massa a un linguaggio semplice e immediato fatto di periodi brevi, l’impressione di aver scordato, a fine frase - o addirittura già a metà, nei casi di lettori particolarmente disattenti o poco allenati - l’inizio della stessa, e quale ne sia l'argomento. In giorni come questi, nonostante la buona volontà dello scrittore - il quale, credendosi quel giorno particolarmente ispirato, vorrebbe approfittare del momento opportuno per lasciarsi alle spalle il blocco che da troppo tempo gli impedisce di scrivere qualcosa di buono - alla pratica della scrittura è lecito, e per certi versi doveroso nei confronti del lettore, preferire una uscita con gli amici.

Poi praticamente altri giorni ti viene naturale scrivere come parli, cioè, usi tutti quegli intercalari tipici di quando parli, come ma sì, cioè, in pratica, diciamo, praticamente, eccetera eccetera. E all’inizio sembra quasi che suoni bene una cosa così, è moderna, diciamo che fa molto bloggher figo, fa molto Jack Frusciante. Sì ma la verità è che, come dire, fa molto bloggher sedicenne pippaiolo. E poi dai, Brizzi non sapeva ancora scrivere quando ha fatto Jack Frusciante, andiamo. Io me ne intendo di letteratura, ti pare. Però la cosa, la tipa, Violenta Placida o come si chiama, lei era una bella gnocca nel film, c’è poco da dire.

Ci sono giorni giusti per scrivere e giorni giusti per pensare, giorni per uscire e giorni per studiare. L’importante è svegliarsi la mattina e capire subito che tipo di giorno sarà, così si evita di fare brutta figura.
Oggi, per esempio, era il giorno giusto per dormire, ma l’ho capito troppo tardi.

martedì 24 giugno 2008

Stitichezza di penna

Otto mesi... otto mesi per tornare a scrivere! Quasi un parto, insomma. Direte, che ci voleva? Avete ragione, ma non è che mi sia mai sentito costretto a scrivere, mettiamo le cose in chiaro. E se ora lo faccio è solo con lo spirito col quale uno stitico affronta il gabinetto dopo una settimana di astinenza: con quel sentimento misto di gioia e dolore. Che ci volete fare, uno la fa quando ha lo stimolo e basta. Inutile forzare le cose. Forse il mio problema è proprio questo: sono uno stitico di penna. Avessi nello scrivere la stessa regolarità che ho nel... Ecco! Torno dopo mesi e mesi e mi metto a parlare di cacca! Doveva essere un ritorno trionfale, si è trasformato in uno sfogo intestinale. Beh, accontentatevi. E se proprio non vi va giù, tappatavi il naso.
Ma cominciamo, che è ora. Di nuovo direte: beh, ne avrai da raccontare di avventure. E come no, posso quasi elencarle. Anzi, senza quasi: ve le elenco proprio, in modo molto professionale, con rigoroso ordine cronologico sparso e commento inutile dell'autore...

1. dopo un inverno fiacco, in primavera ho seguito un corso di primo soccorso; (noto delle scene di panico tra il pubblico, ma tate tranquilli, non ho lo stomaco per esercitare sulle ambulanze...)
2. ho trovato lavoro nei weekend come cassiere al Grancasa; (espressione stupita: Finalmente lavori anche tu, lazzarone!)
3. mi sono licenziato dopo un mese; (Sento laggiù in fondo qualcuno che commenta "Lo sapevo". Fingo di non sentire.)
4. dopo un paio di settimane ho trovato lavoro full-time in una libreria Giunti; (Colpo di scena!)
5. mi sono licenziato dopo 21 giorni; (Ehm...)
6. ho trovato la morosa più bella del mondo; (sono costretto a scriverlo: tiene due miei libri in ostaggio*.)
7. Ho ricominciato ad andare in palestra; (Il pubblico sorride e si aspetta dei risultati visibili.)
8. sono ingrassato due chili; (il pubblico, si batte la testa: "Sei senza speranze")
9. ho rinviato la tesi; (su questo non ho niente da dichiarare)
10. ho rinviato la tesi per la seconda volta; (su questo non ho niente da dichiarare)
11. dopo anni ho ceduto e mi sono abbonato di nuovo a Men's Health. (Esperimento fuori programmazione: il pubblico fedele visualizzi una copertina a caso di suddetto mensile. Risultato: la copertina ritrae un figone a dorso nudo accanto a un golden retriever; i due corrono su una spiaggia e NON sudano.)
12. uno ad uno, quasi a voler prolungare l'agonia del sottoscritto, i miei pesci mi hanno abbandonato. L'acquario giace al solito posto, l'acqua a mezz'asta, immobile.


Questo è quanto. Ho dimenticato di citare qualcosa, qualcos'altro è stato tralasciato volontariamente. Aggiungo una cosina: se date un'occhiata a destra notate una sorta di vetrina con dei libri. E' un servizio del sito aNobii.com, di cui parlerò prossimamente. Chi è curioso vada a dare un'occhiata.

Come emerso dagli ultimi post (risalenti al 23 a.C. circa), si preannunciano alcune novità formali e contenutistiche all'interno del blog, a cui l'autore sta tuttora lavorando**.


a presto,

robi

*Cecità, di Josè Saramago, e Firmino, di Sam Savage.
**Negli ultimi periodi sintattici il linguaggio dell'Autore si è fatto forbito e ampolloso, nonché estremamente fuori luogo. L'origine di tali atrocità linguistiche risiede nello studio giornaliero del manuale di Storia dell'Arte.

domenica 28 ottobre 2007

A volte ritornano...

Maria. L’ultimo ricordo che avevo di lei era di una bambina di tre, quattro anni, piccoletta, grassottella e bionda, che mi inseguiva lungo il portico di casa con una caccola sul dito. Io scappavo schifato: ho sempre avuto lo stomaco debole per queste cose, e quella caccola era davvero enorme. Alla fine del portico mi nascosi dietro una porta socchiusa, per cercare di sfuggirle. Lei mi vide, si fermò lì davanti e si mise il dito – e la caccola – in bocca. Poi scappò via, lasciandomi lì immobile a sfidare i conati di vomito.
L’ho rivista venerdì, dopo una quindicina d’anni. La prima immagine che mi è venuta alla mente nel riconoscerla è stata di nuovo quella bambina che mi inseguiva con la caccola sul dito. Poi, il flusso di pensiero è andato dove era giusto che andasse: dritto dritto a Pamela Anderson in Baywatch.
Come cambiano le persone nel giro di quindici anni...
E voi, quali sono stati gli incontri in stile Carrà che vi sono rimasti più impressi?
p.s. Notiziola Flesh: Stiamo lavorando per voi al nuovo blog (o forse, ai nuovi blog?) firmati inparallelo... Per il momento la natura di tali creature della notte rimane segreto di stato!
rb

domenica 30 settembre 2007

Anno Nuovo Vita Nuova

Dite quel che volete, ma per quanto mi riguarda il vero inizio dell’anno cade il primo di ottobre, con l’inizio dell’anno accademico. Mica il primo di gennaio, che razza di data è il primo gennaio? Sta dritta nel mezzo delle feste, e se non fosse che hai la testa che ti gira dalla notte prima, manco ti accorgeresti che c’è. Anzi, il più delle volte il primo di gennaio lo passi a letto a riprendere le forze, quindi l’anno l’inizi il due. È un po’ come dire che la giornata inizia a mezzanotte; sarà così per il calendario e per l’orologio, ma andiamo, alla fine la giornata inizia quando ti svegli, non diciamo cavolate.
Domani è il primo di ottobre, e questo per me e per molti significa: anno nuovo, vita nuova.
Anno nuovo, vita nuova, testa nuova. Oggi mi sono tagliato i capelli. Alcuni diranno “finalmente!” (mia nonna), altri scoppieranno a piangere (il coccodrillo della vicina... a proposito, qualcuno l'ha vista ultimamente?), altri ancora si diranno “beh e allora?”. Esatto. Quello che conta veramente è che in fin dei conti chi se ne frega se mi sono tagliato i capelli: la barba rimane.

Anno nuovo, vita nuova, vecchio blog. Ma ancora per poco… ebbene si, chiudo baracca e burattini. Ho trovato altro da fare. Roba grossa, molto grossa. Mi hanno assunto giù in città, al circo, a pulire le cacche degli elefanti…
Ok. Circo a parte, ho intenzione di rinnovare il blog da capo a piedi. Indirizzo nuovo, aspetto ultra accattivante, forse cambierà anche il titolo, chissà (in effetti è già dal secondo post mesi fa che ha perso quel poco senso che aveva, ma infondo mi ci ero già abituato…).
Perché tutto questo trambusto? Bah. Sono incostante, è la mia natura. Mi annoio facilmente, ho bisogno ogni volta di stimoli nuovi, si tratti anche solo cambiare il colore di una parete. (Ecco perché camera mia sta diventando sempre più piccola, a forza di tinteggiare ho delle tramezze di 70cm.)

Anno nuovo, vita nuova, si diceva. Stimoli nuovi? Speriamo proprio...

Alla prossima

p.s. Il perché della frittata pasticciata che ho scritto qui sopra? Bah, non mi andava di lasciare settembre a secco di post. Tutto qui.
p.p.s. Ai Fedelissimi che si fanno arrivare le mail con i miei preziosi post: visti i problemi di visualizzazione (ma forse qualcuno di voi pensava che scrivessi effettivamente in turco) vedrò di sistemare la cosa come posso. Ovvero toglierò il servizio e vi costringerò a visitare inutilmente il blog in cerca di nuovi post, così da far salire le visite...